Hong Kong, il braccio violento dei manifestanti brutalità nell'aeroporto `

Giovedì 15 Agosto 2019
LE PROTESTE
SHANGHAI Chi sono i black block di Hong Kong e perché sono così violenti? Nelle ultime ore questo interrogativo è rimbalzato dall'ex colonia britannica alla Cina continentale e all'estero, dopo che l'altra notte l'aeroporto internazionale (che da ieri ha ripreso faticosamente a funzionare) è stato teatro di scene che in Cina non si vedevano dai tempi della Rivoluzione culturale (1966-1976), quando le guardie rosse catturavano, pestavano e uccidevano i nemici di classe.
Nello scalo di uno dei principali hub della finanza due uomini - sospettati dai manifestanti di essere agenti in borghese - sono state fermati, picchiati a sangue, e lasciati - le mani e i piedi legati - per un paio d'ore in balia di centinaia di dimostranti, prima che le ambulanze riuscissero a trarli in salvo. Ieri uno dei due malcapitati è stato identificato come Xu Jinyang mentre l'altro è Fu Guohao, un giornalista del Global Times, tabloid di Pechino noto per i suoi editoriali al vetriolo contro la protesta di Hong Kong. Il governo cinese ha reagito esprimendo «la più forte condanna di queste azioni di tipo terroristico». Mentre nelle ultime settimane la censura aveva trasmesso col contagocce le informazioni da Hong Kong, ieri la macchina della propaganda ha amplificato al massimo la notizia del brutale pestaggio: i telegiornali e i siti internet dei media ufficiali e di quelli commerciali hanno mandato in onda a ripetizione il video della folla che si accanisce contro Fu, acclamato sul web come un eroe nazionale da migliaia di cinesi. Il Quotidiano del popolo ha elogiato la sua «virilità», mentre centinaia di migliaia di utenti chiedevano al governo di Pechino di usare la mano pesante contro i dimostranti. Ma in questa crisi che si fa sempre più drammatica la leadership cinese dovrà maneggiare con cura il nazionalismo, che può andare facilmente fuori controllo: se la situazione a Hong Kong dovesse degenerare ulteriormente, il Partito potrebbe esserne giudicato responsabile. Intanto Cathay Pacific è finita nel mirino dell'ente cinese che sovrintende al traffico aereo, dopo che dipendenti della compagnia di Hong Kong avevano partecipato o espresso simpatia per la protesta. Ora Pechino - dopo aver ottenuto il licenziamento di due lavoratori e la sospensione di un pilota - ha proibito a Cathay di far volare sul suo spazio aereo aeroplani con personale anti-Cina.
IL TENTATIVO
Uno dei tanti gruppi di questa rivolta senza leader che secondo Pechino altro non è che un tentativo di «rivoluzione colorata pilotata dagli Stati Uniti» intanto ha chiesto scusa con un comunicato online: «Dopo mesi di resistenza a oltranza, siamo spaventati, arrabbiati ed esausti. Alcuni di noi si sono innervositi e hanno reagito in maniera sproporzionata la scorsa notte. Per questo siamo addolorati, sconsolati e intendiamo porgere le nostre scuse più sincere». I giovani che da oltre due mesi protestano contro il progetto di legge sull'estradizione in Cina di sospetti criminali e chiedono per Hong Kong una piena democrazia potrebbero aver messo a segno un clamoroso autogol. Quanto le violenze delle ultime ore avranno danneggiato il movimento lo si potrà iniziare a capire domenica prossima, quando è stata indetta una manifestazione «pacifica» alla quale si attendono 2 milioni di persone, ma che potrebbe essere molto meno numerosa. I filmati dei quasi linciaggi dell'altra notte (oltre al blocco per due giorni di uno dei più affollati scali aeroportuali del mondo) hanno causato un profondo shock in una parte della società, che potrebbe voltare le spalle a una protesta ormai percepita come estremista. Ad animarla è una fetta particolare della società di Hong Kong. Una ricerca appena pubblicata condotta da quattro università locali ha rivelato che il movimento è composto da ragazzi (54%) e ragazze (46%), che sono soprattutto studenti universitari di classe media, e che hanno in comune l'odio per la polizia, vista come rappresentante un potere - quello di un governo legato a Pechino - che non riconoscono. Una porzione chiaramente circoscritta della società, che le autorità di Hong Kong e Pechino dovrebbero provare in qualche modo a riconquistare.
Michelangelo Cocco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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