Gli affari della Santa Sede, indaga anche la Procura di Roma

Sabato 5 Ottobre 2019
L'INCHIESTA
ROMA Anche la procura di Roma apre un faro sullo scandalo finanziario che ha portato all'acquisto del palazzo, gravato da ipoteche, da 200 milioni di euro nel cuore di Londra finanziato con i soldi dello Ior. Da San Pietro è stata richiesta la collaborazione agli investigatori capitolini. Gli inquirenti d'Oltretevere, infatti, hanno bisogno del supporto dei colleghi italiani per fare una serie di indagini sul territorio nazionale che altrimenti non potrebbero fare. Per questo motivo dal Vaticano sono partite una serie di rogatorie per verificare (presunte) attività di riciclaggio in territorio italiano. Il lavoro è adesso nelle mani del pm Alberto Pioletti che, con il supporto della finanza, ha dato il via a tutta una serie di acquisizioni documentali in diverse banche di Roma.
Intanto in Vaticano l'inchiesta sull'immobile di pregio a Londra tramite società locali, sollevato lo scorso giugno dalle denunce dello Ior e del Revisore generale dei bilanci vaticani va avanti. I magistrati sono allo studio sulle carte e i materiali informatici acquisiti nella Sezione «Affari generali» della Segreteria di Stato e all'Aif, con ispezioni autorizzate, oltre che dal Papa, dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.
LE OFFERTE
Nel mirino degli inquirenti ci sarebbe anche l'utilizzo di fondi dell'Obolo di San Pietro, proveniente dalle offerte per la carità del Papa e il governo della Chiesa, gestito da quell'Ufficio Amministrativo collocato proprio nella Prima Sezione della Segreteria di Stato, e il cui storico dirigente, monsignore Alberto Perlasca, è stato spostato dal Papa lo scorso 26 luglio a promotore di Giustizia sostituto al Tribunale della Segnatura Apostolica. Ma clamore ha suscitato soprattutto la sospensione immediata e divieto di entrare in Vaticano da mercoledì per cinque dirigenti: due funzionari della Segreteria di Stato, Vincenzo Mauriello, dell'Ufficio Protocollo, e Fabrizio Tirabassi, dell'Ufficio Amministrativo, l'addetta Caterina Sansone, e due note personalità come mons. Mauro Carlino, da poco capo dell'Ufficio Informazione e Documentazione, e il direttore dell'Aif Tommaso Di Ruzza, genero dell'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, chiamato cinque anni fa a dirigere l'anti-riciclaggio in Vaticano.
Giuseppe Scarpa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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