Chiesa in bilico, il vescovo ferma anche le campane

Martedì 4 Maggio 2021
Chiesa in bilico, il vescovo ferma anche le campane

L'INTERVENTO
Dopo trecento anni, le campane non suonano più a Valle di Cadore. Le vibrazioni erano rischiose e il momento è delicato: ora che sono iniziate le rilevazioni elettriche e sismiche sull'ultimo spuntone di montagna a cui è aggrappata la chiesa di San Martino, in bilico sullo strapiombo che sprofonda nella gola del Boite, per precauzione il vescovo Renato Marangoni ha deciso di silenziare anche il campanile. Dunque tutti fermi con il fiato sospeso, in attesa che arrivino i risultati dell'intervento condotto dall'Università di Parma e dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste, mirato ad accertare se e come sia possibile un ancoraggio dell'edificio settecentesco alla roccia che da qualche parte potrebbe auspicabilmente esserci: «La situazione è al limite, ma sembra che ci sia una speroncino e vogliamo verificare questa ipotesi», confida il geofisico Roberto Francese.
LA MOBILITAZIONE
In questi ottanta giorni di chiusura forzata, la storia della pieve ha fatto il suo piccolo giro nel mondo, moltiplicando le riprese aeree che documentano l'affaccio sul precipizio e determinando la mobilitazione istituzionale che lavora al salvataggio in emergenza. Ecco allora che la Soprintendenza per le belle arti e la Diocesi di Belluno-Feltre hanno organizzato il trasferimento delle suppellettili e delle opere, fra cui la pala di Francesco da Milano e diverse tele della scuola vecelliana; la Regione si è impegnata a ripristinare il sistema di monitoraggio del versante flagellato da Vaia; la Provincia ha promesso di monitorare i movimenti della frana che minaccia anche le case e la strada; il Comune si sta occupando della verifica statica dell'edificio, eretto sulle rovine di un castello di origine romana, che dal diciannovesimo secolo deve fare i conti con continui e rilevanti fenomeni di crollo nei calcari e nelle dolomie di cui è composto il sottosuolo.
LE MISURE
È fino a là sotto che devono arrivare le misure geofisiche coordinate dal professor Francese. «Dobbiamo capire spiega se c'è qualcosa di rigido in profondità, cioè una roccia compatta a cui la chiesa possa ancorarsi. Per accertare se il substrato roccioso esiste e quanto duro è, useremo due tecniche. La prima è la propagazione delle correnti elettriche, che ci daranno una mappa volumetrica di resistività (l'attitudine di un materiale ad opporre resistenza al passaggio delle cariche, ndr.): più la roccia è resistiva, più è compatta. La seconda è invece una metodica simile a quella usata in ambito petrolifero e ci restituirà una mappa volumetrica di velocità: più la roccia è veloce, più è dura».
Giovedì e venerdì è stato svolto un test di trasmissione delle correnti elettriche e delle onde elastiche, per studiare il posizionamento dei rilevatori, che dovrebbero raccogliere i dati in tempipiuttosto brevi. «Le misure sono istantanee sottolinea il docente universitario nel senso che in un paio di giorni avremo il quadro elettrico e sismico della situazione e, nel giro di un'altra decina, ci faremo un'idea del volume. In base a quello si potrà dire se è pensabile, o meno, un ancoraggio alla roccia. Purtroppo il substrato geologico poggia su materiali sciolti, che innescano la fratturazione verticale. È come se tagliassimo il versante con un coltello e ottenessimo tante fette, che si staccano e scivolano giù».
LA FIDUCIA
La sindaca Marianna Hofer rimane comunque fiduciosa. «Forse potrebbe essere necessario posizionare una sirena su una casa utilizzata per le vacanze premette ma al momento viene escluso un pericolo attuale e concreto sull'abitato. Quanto alla chiesa, ho buone sensazioni, perché vedo che c'è collaborazione da parte di tutti. Per esempio già entro la prossima settimana dovrebbe essere ripristinato il sistema di monitoraggio sull'edificio e sulla palizzata. Certo, monsignor Marangoni ha dovuto chiedere che non vengano più suonate le campane, per evitare vibrazioni e interferenze durante i rilievi. Ma sentiamo il vescovo tanto vicino: spesso al sabato e alla domenica è lui a celebrare le messe nella sala del cinema e i fedeli sono molto più numerosi...».
Angela Pederiva
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