Boccia: «Serve più credito le Pmi sono senza cassa» Dal governo Cigs per tutti

Giovedì 5 Marzo 2020

IL FOCUS
ROMA Confindustria scende in campo per scongiurare il baratro e sollecitare una risposta «immediata» e massiccia contro l'effetto coronavirus. È «il momento per l'economia italiana ed europea di un whatever it takes della politica economica», ha detto ieri Vincenzo Boccia al governo snocciolando una serie di proposte di interventi necessari per sostenere le imprese. Due le priorità. Agire sullo sblocco delle infrastrutture in chiave italiana ed europea finanziandole con eurobond. Ma anche agire sul credito necessario alle imprese potenziando il Fondo di garanzia e utilizzando la dote degli immobili aziendali. Una chiamata a raccolta anche per le banche, peraltro già pronte, dice l'Abi, a fare la loro parte. Del resto, non c'è tempo da perdere.
A poco più di 10 giorni dall'inizio dell'emergenza italiana partita da Codogno c'è una domanda che più di tutte assilla il mondo delle imprese, sia la parte congelata nella zona rossa sia quel pezzo di economia, in particolare turismo e servizi, immobilizzata dal virus: quanti giorni si può resistere a fatturato zero o poco più? Quanto ossigeno consente la liquidità in cassa? Bastano 15 giorni di stop produttivo calcola la società ARisk per lasciare a secco le pmi. Una sorta di stress test studiato dalla start-up fondata e presieduta da Giuseppe Vegas, l'ex presidente della Consob, capace di misurare il rischio di credito e operativo che non risparmia nemmeno le aziende più grandi. Nel dettaglio, secondo l'algoritmo creato da ARisk applicato a 245 Pmi del lodigiano, in 15 giorni le aziende con fatturato da 1 a 5 milioni hanno bruciato in media 103.000 euro di cassa, mentre quelle tra 5 e 10 milioni di giro d'affari hanno bruciato finanza per 300.000 euro e quelle tra 10 e 15 milioni hanno visto andare in fumo 450.000 euro. Risultato? La deadline per le big sale a 44 giorni (con 1,3 milioni di casa assorbita), rispetto ai 50 giorni di soglia cruciale per le imprese medie (con 1,1 milioni andati in fumo).
Numeri impressionanti, che fanno ben comprendere gli effetti che può avere uno stop ai flussi di liquidità anche per le imprese fuori dalla zona rossa, ma colpite ugualmente da cali del fatturato tra il 90 e il 100%: agenzie di viaggio, alberghi, cinema, teatri, ma anche imprese dell'export che stanno accusando il colpo. «Calcoli di questo tipo dovrebbero essere alla base delle risposte del governo per far fronte all'emergenza economica», ha commentato Vegas. Servono «misure per far riprendere la produzione a regime nella seconda parte dell'anno su base continuativa»: incentivi fiscali alla produzione e fondi rotativi per supportare il flusso di cassa e il circolante delle imprese. «Non basta uno stop alle incombenze fiscali più vicine». Intanto il premier Giuseppe Conte è pronto a «chiedere all'Ue tutta la flessibilità necessaria». E il governo prepara il suo secondo decreto. All'interno ci saranno indennizzi per le imprese che hanno avuto un crollo di ricavi di almeno il 25% (nella zona rossa) e estensione della Cig per tutte le imprese, anche quelle con meno di sei dipendenti. Ecco perché Confindustria chiedere all'esecutivo un «chiaro indirizzo nell'allocazione delle risorse». Per gli industriali intervenuti ieri all'incontro con governo e sindacati con tanto di documento è «indispensabile un'ampia convergenza» tra «forze politiche, governo, istituzioni territoriali e parti sociali». Bisogna agire subito compensando il calo della domanda privata con investimenti pubblici in settori come le infrastrutture, spiega Boccia.
AGIRE SUBITO
Agire «in chiave straordinaria» e farlo anche subito. Di qui la necessità di un piano triennale, anche per realizzare le opere già programmate, con la nomina di commissari straordinari e una task force interdisciplinare. Un programma da inserire in «uno altrettanto ambizioso a livello europeo» da 3 mila miliardi di investimenti in 10 anni, «finanziabili con eurobond». Aprire il rubinetto del credito alle imprese significa invece potenziare il fondo di garanzia nell'importo e nel raggio di azione, ma Confindustria chiede anche dilazioni fino a dieci anni dei debiti tributari per le imprese in difficoltà. E ancora «la possibilità di surrogare gli attuali mutui o contratti di leasing con nuove linee di credito garantite da immobili aziendali e con una prospettiva trentennale» sempre con il supporto del Fondi di garanzia, ma anche favorire l'investimento dei fondi pensione in capitale e debito delle Pmi. Per il resto, all'Italia serve un programma di semplificazioni per attrarre investimenti, tra fisco, ambiente ed energia; incentivi all'occupazione giovanile; e stimoli agli investimenti privati, anche con incentivi fiscali. Solo così l'Italia «dimostrerà la sua capacità di reazione», osserva Boccia.
Roberta Amoruso
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