Ammortizzatori, percorso in salita resta il nodo dei costi per i piccoli

Sabato 23 Ottobre 2021

LA RIFORMA
ROMA I contatti con i rappresentanti delle varie categorie coinvolte sono praticamente quotidiani, al di là delle riunioni plenarie formali di cui l'ultima traccia risale a oltre due mesi fa, il 9 agosto per la precisione. In questi giorni tra il ministero del Lavoro e le organizzazioni che rappresentano le piccole e medie aziende, soprattutto del commercio e del turismo, c'è un via vai di simulazioni, calcoli, ipotesi da esplorare. Il problema da risolvere è enorme: come costruire un nuovo sistema di ammortizzatori sociali universale, che fornisca cioè anche in periodi normali tutele a tutti i lavoratori, senza un aggravio dei costi per le imprese. Quantomeno nel periodo di transizione, prima che la riforma entri a pieno regime. Un problema diventato ancora più complicato, date le risorse a disposizione.
In principio infatti si era parlato di circa 10 miliardi, poi ridimensionati a 6/7. La cifra inserita nel documento programmatico di bilancio (Dpb) ferma l'asticella a 1,5 miliardi che raddoppiano con il residuo del cashback, insomma tre miliardi in tutto. E a questo punto la domanda è: saranno sufficienti ad accompagnare a regime un sistema così ambizioso come quello che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha più volte dichiarato di voler instaurare? Le perplessità sono tante. I timori anche. Gli scenari sono molteplici. E dipendono anche dalla ripresa economica. La certezza una: con un sistema di tipo mutualistico-assicurativo a regime tutti dovranno pagare qualcosa. Un principio che coinvolge soprattutto le micro-imprese con meno di 5 dipendenti che non hanno mai pagato nulla. Ma anche i centri commerciali e della grande distribuzione coperti finora soltanto dalla cig straordinaria.
LE SIMULAZIONI
Ovviamente il costo cambia a seconda dell'intensità dell'estensione delle tutele. Tanto per capirci, la grande industria ha a disposizione come cassa integrazione ordinaria 52 settimane nel biennio. Sarà così per tutti, anche i piccoli negozianti? Stesso discorso per i massimali di reddito. In base ad alcune simulazioni in corso che prendono in considerazione varie aliquote crescenti (comprese tra lo 0,4 e l'1,5%), l'aggravio di costi per le micro-aziende e per le imprese tra i sei e i quindici dipendenti (che nei settori commercio e turismo coinvolgono poco meno di due milioni e mezzo di lavoratori) arriverebbe fino a 70 euro all'anno a persona. L'aggravio salirebbe tra i 140 e 180 euro all'anno a lavoratore per le imprese dei due settori che occupano dai 16 fino a 50 dipendenti (per un totale di 525.000 lavoratori). «Noi siamo per le tutele estese a tutti, ma non crediamo che oggi ci sia l'esigenza di un intervento di questa intensità. Non possiamo permetterci un tale aggravio di costi» dice Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti.
LA TRATTATIVA
La trattativa continua e si allarga anche ad altri tipi di contributi: come l'aliquota ex Cuaf (Cassa unica assegni familiari) di cui i datori di lavori chiedono un taglio. Intanto anche i sindacati sono in attesa di una convocazione. Dice Ivana Veronese, segretario confederale Uil: «La cifra stanziata per la riforma degli ammortizzatori sociali è bassa. Stiamo aspettando di essere convocati, anche sulle politiche attive che certo non si esauriscono con il programma Gol. Tra l'altro siamo abbastanza preoccupati per quello che succederà dopo il 31 ottobre, quando cadrà il divieto di licenziamento per tutti. Bene la proroga della Cig Covid, ma basterà a tamponare le uscite?». Secondo un monitoraggio della Uil da gennaio a luglio 2021 le cessazioni dei rapporti di lavoro sono aumentate di 58.000 unità (+2%) rispetto allo stesso periodo del 2020.
Giusy Franzese
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