L’antico Egitto riprende vita a Vicenza

Statua della dea serpente Meretseger Nuovo Regno, XIX-XX Dinastia (1292 1076 a.C.) Deir el-Medina Calcare Cat. 956, Torino, Museo Egizio Credito fotografico: Museo Egizio, Torino
Contenuto a cura di Piemme SpA Brand Lab in collaborazione con MARSILIO ARTE

L’Egitto eterno dei faraoni, ma soprattutto di scribi, disegnatori, operai, artisti e artigiani si racconta in una mostra unica allestita dal prossimo 22 dicembre alla Basilica Palladiana di Vicenza, patrimonio dell’UNESCO.

Curata dal direttore del Museo Egizio, Christian Greco, dalla professoressa associata di Egittologia al Politecnico di Milano, Corinna Rossi, e da Cédric Gobeil e Paolo Marini, egittologi e curatori dell’Egizio, “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” permetterà di entrare in contatto con la realtà di Tebe e di Deir el-Medina, villaggio del 1500 a.C. in cui, grazie alla maestria di scribi, disegnatori e artigiani, germogliava la magia delle decorazioni delle tombe della Valle e Re e delle Regine.
 

L’unicum di Deir el-Medina

Villaggio nascosto, Deir el-Medina era casa delle maestranze preposte alla creazione delle tombe dei grandi faraoni. Un luogo isolato, che permetteva di tenere al sicuro le informazioni e i segreti delle monumentali e sfarzose dimore che ospitavano i faraoni nel loro viaggio verso l’aldilà. Una realtà capace, attraverso i suoi reperti, di regalare uno spaccato di vita dell’epoca, tra contabilità, progetti, archivi, ricevute, testi sacri, ma anche lettere personali, passioni, amori, sogni e paure, che oggi permettono di compiere vero e proprio viaggio nell’Egitto del Nuovo Regno.

Molti degli oltre 180 reperti originali – di cui 160 in prestito dall’Egizio per la mostra e 20 provenienti dal Louvre di Parigi, hanno accompagnato la quotidianità degli abitanti di Deir el-Medina: tra capolavori della statuaria, sarcofagi, bassorilievi, papiri, stele dipinte, trovano spazio rarissimi strumenti musicali e un immenso patrimonio di scritti privati e pubblici, che mettono in luce l’elevato livello di alfabetizzazione della popolazione del villaggio. Fotografie di una vita che a Deir el-Medina deve essere stata unica nel suo genere.

 

Lo spazio fisico delle tombe tra cielo e terra

Questo elevato tasso di alfabetizzazione si sviluppò tra gli artigiani qualificati, che avevano necessità di capire i geroglifici e permise, dopo aver copiato per lunghi periodi le opere altrui, dalla fine del XIV secolo a.C. di “personalizzare” le tombe dei faraoni con scene più elaborate. Ma a Deir el-Medina non era raro che anche chi era preposto a un lavoro più fisico, fosse alfabetizzato. Un requisito fondamentale per aprirsi la strada verso una carriera e un ceto sociale migliori, che permettevano di assicurarsi una tomba apprezzabile per la propria famiglia.

Come rivela Corinna Rossi nel suo saggio “Lo spazio fisico delle tombe tra cielo e terra”, la tomba nell’antico Egitto era chiamata per djet, la casa per l’eternità, costruita da chi ne aveva facoltà con materiali destinati a durare, a dispetto delle case dei viventi, solo temporanee e fabbricate utilizzando materiali deperibili. Perché la tomba doveva tramandare la memoria ed essere luogo di contatto tra vita terrena e aldilà.
 

Una mostra unica

In mostra nella Basilica Palladiana trovano spazio capolavori unici, tra cui il sarcofago antropoide di Khonsuirdis e il celebre corredo della regina Nefertari, che torna in Italia dopo anni all’estero, esposti insieme agli altri preziosi oggetti lungo un percorso che si articola in due ampie sezioni dedicate alla vita terrena e all’aldilà, modulate su quattro temi portanti: Deir el-Medina e l’occidente di Tebe; il momento della morte nella visione degli Egizi; lo splendore della vita nella quotidianità di Deir el-Medina; la vita dopo la morte

Un viaggio unico reso ancora più immersivo da installazioni multimediali e riproduzioni in 3D, per entrare in contatto con le persone che lavorarono nelle necropoli dei faraoni e imparare a conoscere gli elementi e l’iconografia che permettevano di rendere la tomba la casa per l’eternità, che accoglieva il defunto nel suo viaggio verso la rinascita. Tra le curiosità la storia in 3D del sarcofago dello scriba Butehamon, che restituisce al visitatore quasi una biografia dell’oggetto a partire dalla sua costruzione e l’installazione multimediale che svela i segreti del Papiro della tomba del faraone Ramesse IV.

La mostra chiude il ciclo “Grandi Mostre in Basilica” ed è ideata e promossa dal Comune di Vicenza di concerto con il Museo Egizio di Torino, con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza.

La promozione e l’organizzazione sono curate da Marsilio Arte, che ne pubblica il catalogo. Tra i partner dell’esposizione Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia – Vicenza, Fondazione Giuseppe Roi, AGSM AIM, Confindustria Vicenza, LD72, Beltrame Group ed Euphidra.
 

Info e prenotazioni

Dal 22 dicembre, la mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” è visitabile tutti i giorni dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Aperture straordinarie, con orario 10-18, i lunedì del 26 dicembre, 2 gennaio, 10 aprile, 24 aprile e 1 maggio. Per info è possibile contattare il numero +39 0444326418, inviare una mail a info@mostreinbasilica.it e visitare il sito internet www.mostreinbasilica.it.

Prenotazioni (obbligatorie per i gruppi, visite guidate anche in lingua inglese) al call center +39 0444 32 64 18 e attraverso la mail biglietteria@mostreinbasilica.it (lun.-ven- 10-13 / 15-18). Biglietti acquistabili tutti i giorni dalle 9 alle 17.30 anche presso l’ufficio IAT di Piazza Matteotti, 12 Tel. +39 0444 320854, iat@comune.vicenza.it, oppure attraverso il circuito Ticketlandia www.ticketlandia.com/m/i-creatori-dell-eterno-egitto-en.

Il biglietto della mostra consente l’ingresso a tariffa agevolata al Museo Egizio di Torino, al Museo del Gioiello di Vicenza e alle Gallerie d’Italia di Vicenza. Canali Social: Facebook: @mostreinbasilicapalladiana @cittadivicenza @museicivicivicenza @marsilioarte; Instagram: @mostreinbasilica @comunedivicenza @museivicenza @marsilioarte. Hashtag per condividere l’esperienza: #egittoeterno #egittovicenza #mostreinbasilica #cittadivicenza #marsilioarte.