Donne, la corsa quotidiana: la giornata tipo che conta tre ore in più di quella dell'uomo

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Vanna Ugolini

Quante vite deve vivere una donna, tutte insieme, nello stesso giorno? E quanto è difficile mantenere in equilibrio il “work and balance life”, quei due bracci della bilancia che ogni giorno, nella vita di una donna, reggono molti più pesi rispetto a quelli che fanno parte delle giornate di un uomo? Pensiamo alla giornata di una coppia, lui e lei che lavorano, con due figli. Ci sono certamente uomini e donne che provano a smontare questi equilibri e a rimontarli in maniera più equa ma i numeri dell’Istat sono lì a dirci che oltre il 70 per cento del lavoro di cura è carico della parte femminile della coppia. In concreto, una media di tre ore al giorno di tempo in più che la donna dedica alla responsabilità della sua famiglia (perché chiamarlo lavoro se non è retribuito?). In realtà è anche un tempo più lungo perché nel calcolo di questa “responsabilità” va messa anche l’energia necessaria a organizzare le giornate e lo stress e l’ansia che ogni giorno le donne si portano dentro per essere all’altezza dei loro ruoli. È quello che gli psicologi chiamano il “dilemma della doppia presenza”, la necessità di fare ogni giorno delle scelte. Importanti. E in fretta.

A partire dalle 7 del mattino, quando è già ora di pensare alla colazione dei figli e, allo stesso tempo, anche a quale sarà il primo appuntamento di lavoro e, quindi, come essere pronta anche per quello. La sveglia poco dopo suona anche per tutta la famiglia, ma latte e biscotti sono già in tavola e mentre i bambini sono in bagno c’è appena il tempo di vestirsi. Il trucco? Per quello c’è lo specchietto retrovisore dell’auto, nella pausa di un semaforo. Per noi la colazione spesso è un caffè preso in piedi, perché anche nella classifica delle cose più importanti da portare al traguardo, ogni giorno, il proprio benessere scende (troppo) spesso all’ultimo posto. Così mentre il partner ha più tempo per prepararsi ecco che la compagna esce di casa coi figli e li lascia a scuola. Già almeno mezz’ora del proprio tempo è passato per la cura della famiglia. O forse anche di più se ci si è alzati ancora prima e si ha avuto il tempo, la forza e la fantasia di preparare anche qualcosa per la cena. Magari uno sformato di verdure, così nell’attesa, gli ingredienti si amalgamano meglio. È comunque nel momento del lavoro che la mamma lascia il posto alla donna. L’abito è sempre lo stesso ma la concentrazione deve essere ben altra e i pensieri che riguardano la famiglia devono essere tenuti fuori.

Oggi, però, cosa succede se questo schema, duro ma consolidato, si frantuma per lo smart working e la didattica a distanza? Bisogna reinventarsi tutto: spazi, strumenti, tempi e il modo di tener lontano il mondo della famiglia da quello del lavoro, anche se ora convivono a pochi metri, se non centimetri, l’uno dall’altro. È vero che il tempo degli spostamenti si annulla ma la sindrome del ritorno della figura dell’“angelo del focolare” è lì che incombe. Finito il tempo del lavoro torna l’ora di mettersi in corsa per la famiglia. Può essere il ritorno a scuola a prendere i figli, e poi riportarli a casa, occupandosi dei compiti da fare, delle loro relazioni con gli amici. Madre, insegnante, psicologa, tanti ruoli e altro tempo per la cura delle persone che si amano. E se anche in questo caso, le attività saltano causa Covid? Restano i parchi, dove portare i figli. Siamo arrivati verso la fine della giornata, si può pensare di tornare a casa. In attesa che ritorni anche il compagno che, magari, si è fermato a fare la spesa. Per fortuna quello sformato di verdure solo da cuocere. Si scrive famiglia, si legge, ancora troppo spesso, “responsabilità sulle spalle delle donne”.

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GENDER PAY GAP Lui guadagna in media il 20% in più. Per lei 59 giorni di lavoro “gratis” l’anno

Quante giornate ci dovrebbero stare in 24 ore per riuscire a fare tutto? La sfida ogni giorno è riuscire ad allungare il tempo, come un elastico, e camminarci su. Poi arriva quel giorno maledetto, una volta al mese. Ma è il più doloroso di tutti, l’unica sfida che si perde con regolarità e non c’è sconfitta altrettanto umiliante. Lo stipendio. Ecco il cedolino, per chi ancora può contarci. O la somma di tutti gli sforzi fatti in un mese, i guadagni racimolati saltellando di qua o di là. Il risultato è sempre un meno. Il 20 per cento circa. Meno di tutti gli altri colleghi che fanno le stesse cose ma hanno avuto quell’aumento in più, quella promozione in più che la fa differenza. Quel giorno - una volta al mese - ci si sente all’improvviso “sfigate”. Qualcosa di più che una sensazione. Dal 3 novembre alla fine di ogni anno le donne europee lavorano gratis, rispetto agli uomini. Si chiama “equal pay day” e vuole far capire chiaramente quanto ancora sia lunga la strada per una parità di guadagno.
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SMART WORKING Tra bimbi  e videcall, mamme allo stremo. Per tre su dieci la fatica è molto aumentata

Lavoro agile, e così pure la vita. Tutto in discesa e senza più affanni, il paese dei balocchi delle mamme lavoratrici. Ce l’avevano venduto così, lo smart working. Accendi il pc, ti colleghi, fai le videocall, mandi mail, scrivi. Senza dover spostare l’auto. Nessuno aveva raccontato cosa poteva accadere nel mentre: «mamma, i compiti», «mamma, la merenda», «mamma, mi picchia». E noi, davanti al pc, più pazze di prima, a rimpiangere la collega isterica e la guerra per il parcheggio. Durante il lockdown 3 donne su 10 in smart working (lo ha sperimentato il 23%) hanno lavorato di più, secondo un’indagine di “Valore D”. Il lavoro agile si è trasformato in lavoro infinito, con orari dilatati, la fatica raddoppiata, stress insostenibile. Potrebbe essere un’opportunità per inventare un equilibrio tra casa e ufficio che non c’è mai stato? Finora non è andata così, manca una regolamentazione: c’è chi la reclama e chi non vuole troppe regole. La ministra della Pa Dadone avverte: non deve stritolare le donne. Eh, già.
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LA CONDIVISIONE Aiutano nei compiti e fanno la spesa: avanzano  i nuovi papà “tuttofare”

Quante ore al giorno le donne dedicano a casa e figli? Più o meno cinque. E quante in più degli uomini? All’incirca tre. Il gap che condanna le mamme lavoratrici a sfinirsi, restare indietro nel lavoro, faticare a fare carriera e guadagnare di meno. Capita alla maggior parte. Poi ci sono le fortunate, quelle che: mio marito ha fatto la spesa, il mio compagno sta facendo i compiti, lui è nell’altra stanza a stirare. Scusa, puoi ripetere l’ultima parola? Stira? Ma per caso lo paghi? E invece no, esistono e grazie al cielo tra i giovani sono sempre di più, come assicura il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. Gli uomini che condividono, fanno quanto e come lei e non stanno lì a ripetere: bastava, chiedere! Avanza una nuova generazione di equilibristi, collaborano, sono disponibili e hanno imparato a correre dall’ufficio alla scuola. Ancora pochi, ma finalmente si comincia a vedere la fine di questa triste favola. Wonder Woman è stanca. 
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Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA