Le donne più potenti: Gail e le altre, nuovi modelli di leadership

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Flavio Pompetti

Donne e potere. Il binomio per tanto tempo è stato considerato una perfetta contrapposizione, come se sancisse la divisione naturale tra due mondi antitetici e separati dalla barriera del sesso. Oggi i due termini sono molto più vicini tra loro: descrivono sempre più la scalata che le donne stanno conducendo ai vertici del mondo degli affari, della politica e in quello della finanza. Una scalata che la rivista Fortune ha registrato anno dopo anno, con classifiche rigorose che indicano i personaggi femminili emergenti, e quelli che hanno già consolidato una posizione di controllo nelle stanze dei bottoni dell’economia globale. La lista principale stilata da Fortune è l’annuale “Top 100”. Da nove stagioni vede al comando la stessa persona: Angela Merkel, la cancelliera che con una vitalità sorprendente è sopravvissuta a una crisi europea di portata epocale, quella dell’ondata migratoria, e alla sfida impossibile della riunificazione delle due Germanie.

 

 

Il podio

 Con lei nel mondo dividono l’olimpo un’altra tedesca, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, e la francese Christine Lagarde, presidente della Bce. Le cariche alle quali le due donne sono assunte parlano da sole riguardo alla montagna che hanno dovuto scalere per arrivarci. Tuttavia ci sono 14 donne al comando di altrettante banche centrali nel mondo, e gli alti ranghi della politica sono ben affollati dal gentil sesso. La presenza più significativa nella classifica è invece quella della ad della General Motors Mary Barra, la prima e unica donna a dirigere, ormai da un decennio, una casa automobilistica. Nel settore il successo femminile è ancora un fenomeno limitatissimo, e la Barra ha anche il pregio di aver traghettato la vetusta casa di Detroit dalla bancarotta del 2009 all’odierna stabilità. Il terzo posto nella lista, dietro Merkel e Lagarde spetta a Nancy Pelosi, la deputata democratica leader della Camera a Washington, l’unica politica nell’attuale legislatura ad aver dimostrato di saper tener testa alle intemperanze del presidente Trump.

 

L’ultima fotografia

 L’altra classifica stilata da Fortune, e divulgata appena questa settimana, è quella delle donne più influenti nel mondo del business. Il giudizio della rivista è particolarmente interessante quest’anno perché oltre ai tradizionali criteri di scelta – l’importanza dell’azienda su scala globale e il suo stato di salute, l’arco della carriera della candidata e la sua influenza – ne ha visto aggiungere un quinto: la direzione del cambiamento che la dirigente è riuscita a mettere in atto. È per questo che sono emerse figure come quelle di Emma Walmsley, ceo della Glaxo-Smith in Inghilterra, e di Jessica Tan, amministratrice della società di assicurazioni cinese Ping An, entrambe leader nella risposta all’epidemia del Covid. Su scala mondiale è interessante segnalare come in un Paese progressista come la Svezia, una donna, Helena Helmersson, sia visibile nel campo della moda, non tanto nelle posizioni di designer o di responsabile del marketing, ma in quella di amministratrice. E come la galoppante economia cinese sia sostenuta da una seconda donna di rilievo: la ad della Gree Electric Appliances Dong Mingzhu. Un altro colpo al tetto di cristallo è stato inferto negli Usa, dove Jane Fraser debutterà all’inizio del prossimo anno al comando di una grande banca nazionale, la Citi.

 

La storia

Al primo posto della classifica statunitense troviamo infine Julie Sweet, che sta spingendo la rapida trasformazione della società di consulenze aziendali Accenture in un gruppo snello, a dispetto del mezzo milione di dipendenti e dei 44 miliardi di fatturato, e rapidamente indirizzato a sfruttare tutte le potenzialità del passaggio ad un’economia digitale. La signora Sweet dieci anni fa era riuscita a salire al vertice di uno dei più prestigiosi studi legali degli Usa, e tra i passaggi formali per divenire avvocato-partner le fu chiesto di scrivere un rapporto sui pregiudizi che affliggevano l’azienda. Al momento della presentazione qualcuno le chiese se lei stessa si era mai sentita oggetto di discriminazione. Sweet fu talmente sopraffatta dall’emozione di fronte a quella domanda che non riuscì ad articolare una risposta. Uscì dalla stanza piangendo a dirotto, e da quel giorno ha cambiato non solo l’occupazione ma anche lo scopo personale. È la prima promotrice degli Usa della carriera delle donne sul posto di lavoro.

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA