Zlatan, sconti e processi lenti: una condanna nel 2020 era stata sospesa e un dibattimento era in corso

L’uomo avrebbe assassinato l’ex moglie con il cadavere della compagna in auto

Giovedì 9 Giugno 2022 di Valeria Di Corrado
Zlatan, sconti e processi lenti: una condanna nel 2020 era stata sospesa e un dibattimento era in corso
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È ancora più inquietante e folle il piano che mercoledì mattina ha portato Zlatan Vasiljevic a uccidere, a distanza di poche ore, le sue due ex e poi a togliersi la vita con la stessa pistola usata per sparare contro di loro. Dalle testimonianze raccolte finora e dalla visione delle telecamere di sorveglianza, gli investigatori della Squadra mobile (coordinati dal Questore di Vicenza Paolo Sartori) ritengono plausibile che il 41enne bosniaco abbia ucciso con un colpo alla nuca Gabriela Serrano, la donna di 36 anni venezuelana con la quale aveva una relazione fino a un paio di mesi fa, poi - dopo aver spostato il cadavere sul sedile posteriore - sia andato a cercare l’ex moglie Lidia Miljkovic. La 42enne di origini serbe - dalla quale si era recentemente separato legalmente - stava per iniziare il suo turno di lavoro da domestica in una villa a Schio, un comune del vicentino dove abitava con i genitori e i figli di 13 e 16 anni avuti da Zlatan. L’ex marito le ha sparato 6-7 proiettili con una semiautomatica che deteneva illegalmente. Lidia proprio quella mattina avrebbe dovuto firmare il rogito con il nuovo compagno per l’acquisto di una casa. «Vorrei che giudici e assistenti venissero al funerale e guardassero bene quella bara», si è sfogato l’uomo, Daniel Mondello.

Scampata un'altra morte 

A quel punto, il 41enne si è dato alla fuga mettendosi alla guida senza patente (sequestrata per abuso di alcol) della macchina del marito della Serrano, con il corpo della donna presumibilmente all’interno del veicolo. Braccato dalla polizia, ha lanciato due granate sull’autostrada Venezia-Milano: una è finita nel fossato dello spartitraffico e un’altra invece è rotolata a un paio di metri da un’auto che percorreva la carreggiata. Il bilancio dei morti avrebbe potuto contare un’altra vittima: la bomba infatti è esplosa distruggendo una fiancata e i vetri del parabrezza. Alla fine Zlatan si è accostato in una piazzola di sosta lungo la Tangenziale Ovest della città, parallela alla A4, e si ucciso con la stessa arma (una 7,65 con matricola abrasa) che aveva usato per sparare alle sue ex donne. Quando gli artificieri sono entrati nella vettura Vasiljevic aveva ancora in pugno la pistola con un colpo in canna e nel marsupio una seconda pistola. Sono stati trovati anche 4 caricatori. Le granate sembra fossero dei residui del conflitto nell’ex Jugoslavia. D’altronde Zlatlan tornava spesso in Bosnia per andare a trovare la madre.

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«Zlatan era depresso»

Probabilmente a fargli perdere il senno è stata la recente rottura con Gabriela, che ha fatto riaffiorare in lui la rabbia per il fallimento mai digerito del matrimonio con Lidia. È un terribile gioco di specchi quello vissuto dalle vittime, legate a doppio filo non solo nella morte (per mano dello stesso killer), ma anche per le violenze patite dai rispettivi mariti. La Serrano aveva ottenuto un ordine di protezione dal coniuge e forse si era messa con Zlatan pensando fosse diverso. Ma la Miljkovic l’aveva denunciato per maltrattamenti iniziati già nel 2012: un primo procedimento giudiziario era ancora in fase dibattimentale davanti al tribunale di Vicenza; mentre un secondo - che aveva portato al suo arresto il 26 marzo 2019 - si era concluso in primo grado con una condanna a un anno e 10 mesi di reclusione, perché era caduta l’accusa di stupro. Pena ridimensionata nel 2020 in appello a un anno e mezzo, che i giudici avevano deciso di sospendere. Dopo essere stato in carcere e poi ai domiciliari, Zatlan era tornato libero; nonostante avesse già minacciato di morte l’ex moglie nel maggio 2018 con una pistola scacciacani (poi sequestrata) e nel febbraio 2019 con un coltello da cucina, e nonostante il gip che lo aveva fatto arrestare scriveva che «le tendenze controllanti e prevaricatorie dimostrate dall’indagato potrebbero subire un’escalation in termini di gravità e condurre a tragiche conseguenze».
«L’ho sentito al telefono il giorno prima di questa tragedia - racconta l’avvocato Alessandra Neri - era depresso e demotivato. L’avevo esortato a trovarsi un lavoro per mantenere i figli che non vedeva da tempo, magari come cameriere. Mi ha risposto che non lo avrebbero mai preso perché aveva 41 anni, era sovrappeso ed era brutto».

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Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 15:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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