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Processo Pfas, analisi delle acque al centro in Corte d'assise: spiegati gli esami sui fiumi veneti, i dubbi sulla barriera anti inquinanti

Giovedì 17 Febbraio 2022
Attivisti in immagini di repertorio

VICENZA - Sono state ancora una volta le analisi dell'Arpav e la ricerca di sostanze perfluoro alchiliche nelle acque gli argomenti al centro dell'udienza sul caso dell'inquinamento da Pfas tenutasi oggi davanti alla Corte d'Assise di Vicenza. A processo ci sono 15 manager di Miteni spa, Icig e Mitsubishi Corporation, accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Sul banco dei testimoni sono stati sentiti da procura, difesa e parti civili due funzionari dell'agenzia regionale per l'ambiente che hanno spiegato il tipo di analisi fatte sui fiumi veneti dopo aver ricevuto l'avviso da parte della Regione della presenza di sostanze pericolose nelle acque di falda.

L'avvocato Marco Tonellotto, che insieme agli avvocati Angelo Merlin, Vittore d'Acquarone e Giulia Bertaiola, rappresenta le società idriche parti civili Acque del Chiampo, Viacqua, Acque Veronesi e Acquevenete, ha evidenziato come Mitsubishi non abbia mai messo in atto, nel corso degli anni, manovre efficaci per arginare o frenare l'inquinamento. «La barriera posta da Miteni per contenere gli inquinanti non ha mai davvero funzionato» afferma il legale. Nella prossima udienza del prossimo 24 febbraio verrà sentito Alessandro Bizzotto, funzionario Arpav responsabile dei controlli. 

Ultimo aggiornamento: 21:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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