Rischio Pfas, analisi sui prodotti dei supermercati

Sabato 23 Ottobre 2021 di Alda Vanzan
Le mamme No Pfas

VICENZA - Acqua. Uova. Animali. Verdura e frutta. Ma anche prodotti che arrivano da altre regioni e che si trovano sugli scaffali dei supermercati. È la nuova indagine che la Regione del Veneto sta avviando sulla contaminazione da Pfas, le sostanze perfluoalchiliche che hanno contaminato una vasta area di territori tra le province di Vicenza, Padova, Verona. La novità è che saranno analizzati non solo i prodotti dell'area inquinata, ma anche quelli di uso quotidiano in vendita nel resto della regione.
«Un primo monitoraggio - spiega la dottoressa Francesca Russo, direttore della Prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione del Veneto - era stato attuato a partire dal 2017 e ha aveva riguardato la popolazione e l'acqua dei pozzi». Due anni fa, il 15 ottobre 2019, la giunta di Palazzo Balbi ha deciso di attuare due nuovi campionamenti: uno per controllare la merce alimentare, non necessariamente prodotta in Veneto, in vendita nei supermercati e nei negozi di tutta la regione; un altro per una sorveglianza mirata nelle aree rossa e arancione contaminate dai Pfas. E, a differenza del precedente campionamento, sono state aggiunte 12 nuove sostanze inquinanti, che in precedenza non erano state cercate. Tutta questa operazione prevede il coinvolgimento dell'Istituto superiore di sanità, dell'Istituto Zooprofilattico, dell'Arpav e delle Ulss interessate territorialmente.


I TEMPI

Ma a che punto è questa nuova fase di monitoraggio? «Siamo partiti con l'analizzare le acque di abbeveraggio, poi le uova e, entro l'anno, passeremo ai controlli degli allevamenti animali. Dall'inizio del 2022 toccherà ai supermercati. Per quanto riguarda i vegetali procederemo a seconda della stagionalità», dice la direttrice della Prevenzione. Il ritardo è innegabile, ma è anche vero che alla delibera dell'ottobre 2019 è seguita poco dopo la pandemia. «Negli ultimi mesi - dice la dottoressa Russo - abbiamo ripreso le riunione settimanali con Iss, Izsve e gli altri enti coinvolti, anche se non alla velocità che vorremmo, purtroppo siamo ancora alle prese con l'emergenza sanitaria del coronavirus».


LA PROTESTA

Ieri, intanto, le Mamme No Pfas e Greenpeace hanno pubblicato i rapporti di prova ottenuti dalla Regione e relativi ai monitoraggi effettuati sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche negli alimenti di origine vegetale e animale coltivati in zona rossa. «Tale documentazione era già disponibile, su richiesta, dallo scorso 20 settembre - recita una nota -. È paradossale che ancora una volta siano Greenpeace e le Mamme No Pfas a condurre un'operazione di trasparenza e accessibilità alle informazioni mentre la Regione continua a trincerarsi dietro un silenzio assordante. Il presidente Zaia, che si è sempre dichiarato attento alla questione, non interviene e di fatto continua ad avallare il comportamento opaco e omissivo della Regione». Nella nota viene sottolineato che Greenpeace e le Mamme No Pfas erano venuti in possesso dei risultati del monitoraggio dopo una lunga battaglia legale e un ricorso al Tar: «Dall'analisi di questi dati sono emersi numerosi aspetti poco chiari legati, tra l'altro, all'assenza di alcuni alimenti tra le matrici analizzate. A ciò si aggiunge la consegna parziale dei risultati da parte della Regione Veneto: a fronte di 1248 alimenti analizzati, sono stati forniti solo gli esiti delle indagini effettuate su 908 campioni, con pochi dati riferiti al pescato. Per ottenere le informazioni mancanti le Mamme No Pfas e Greenpeace invieranno nei prossimi giorni alla Regione Veneto una nuova istanza di accesso agli atti».

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