Il monaco vicentino sospeso dal Papa: è fuori dalla comunità di Bose

Mercoledì 27 Maggio 2020
Il monastero di Bose a Magnano

Nei desiderata del fondatore, fratello Lino Breda, avrebbe dovuto ereditare da lui il timone della Comunità piemontese di Bose. Invece il monaco scledense, alle spalle una carriera politica interrotta da assessore, ha seguito pedissequamente la sorte del "capo" Enzo Bianchi: ad entrambi il card. Pietro Parolin, il prelato  vicentino assurto  alla carica di segretario di Stato, ha comunicato l'allontanamento anche fisico dalla comunità di Bose, con decadenza dagli incarichi ricevuti, dopo aver sentito gli ispettori apostolici inviati a verificare la situazione tesa creatasi all'interno del monastero dopo il passaggio di consegne a favore di fratel Luciano Manicardi.

La comunità monastica comprende al suo interno anche religiose  e si descrive così: “Una comunità di monaci e di monache appartenenti a chiese cristiane diverse che cercano Dio nell'obbedienza al Vangelo, nella comunione fraterna e nel celibato. Presente nella compagnia degli uomini si pone al loro servizio”.
Nata nel 1965, quando Enzo Bianchi decise di intraprendere una vita solitaria presso le cascine di Bose, in provincia di Biella, la Comunità monastica è stata canonicamente approvata nel 2000, è formata attualmente da un'ottantina di persone e pratica l’accoglienza “di tutti, ma soprattutto di chi vuole condividere la nostra preghiera e la nostra vita, o di chi cerca un luogo per confrontarsi con dei fratelli sui problemi del mondo e della chiesa”.

Ha delle succursali in altre parti d'Italia, a Ostuni, Assisi, San Gimignano e Civitella San Paolo in provincia di Roma.

Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 16:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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