Industriali, Dalla Vecchia: «Trasporti, sicurezza, scuola, creare condizioni per lavoro»

Mercoledì 29 Aprile 2020
Laura Dalla Vecchia vicepresidente Confindustria Vicenza (da video Tva)

VICENZA - «Adesso ci lascino lavorare e mettano tutte le persone che hanno la ventura di poter lavorare, di essere messa nelle condizioni di farlo». Lo afferma in una nota Laura Dalla Vecchia, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle relazioni Industriali e presidente della sezione meccaniche metallurgiche. «E non mi riferisco - continua - alle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro: su questo abbiamo siglato, tra parti sociali, un primo protocollo già lo scorso 14 marzo e un secondo aggiornamento il 24 aprile, solo 5 giorni fa, in maniera responsabile e seria. Peraltro, in queste settimane, chi era aperto ha assolutamente dato prova di essere in grado di rispettare queste norme, come comprovato dai dati Spisal che non possono essere smentiti se non da chiacchiere da bar e da fake news».

Per Dalla Vecchia inoltre «la salubrità e la frequenza del trasporto pubblico, che per molte persone è necessario per andare al lavoro, devono essere sistematizzate prima dell'apertura delle fabbriche. Per non contare dei genitori di figli minori: come fanno ad andare a lavorare con le scuole chiuse e l'impossibilità di lasciarli ai nonni che, quando ci sono, magari sono anziani e potrebbero essere a rischio? Abbiamo visto che la Regione, per quanto di sua competenza, ci sta lavorando, tra le maglie dei vari Dpcm. Ma non dovrebbe pensarci anche lo Stato? Si riesce ad avere, tra le varie task force, un coordinamento che metta al centro la vita delle persone e non i singoli aspetti slegati l'uno dall'altro? Aprire le imprese e non le scuole crea una questione importante, perché pare non venga presa in considerazione? Perché non si pensa ad una nuova flessibilità in termini di orario, ad esempio, che aiuterebbe anche il sistema del trasporto e diluirebbe pure il traffico privato sfavorendo, così, gli assembramenti. Ma bisogna iniziare un confronto subito con tutti gli attori coinvolti o si vuole scaricare ancora una volta il peso di questa eterna procrastinazione sulle famiglie, in primis sulle donne, perché sappiamo che alla fine va così».

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