Annega nel lago di Caldonazzo il papà di 5 figli piccoli: si tuffa di prima mattina e non riemerge

L'uomo annegato, in costume da bagno, sarebbe un sessantenne, non si esclude che sia stato sopraffatto da un malore in acqua. Lo hanno visto affiorare a una decina di metri dalla riva della spiaggia di San Cristoforo

Giovedì 25 Agosto 2022 di Redazione Web
Tragedia nelle fredde acque del lago di Caldonazzo

SAN CRISTOFORO (Trento) - Tragedia al lago di Caldonazzo: è stato rinvenuto questa mattina, 25 agosto, un cadavere all’altezza della spiaggia libera di San Cristoforo.  A dare l’allarme alcuni passanti  che erano nella zona e lo hanno avvistato. Si tratterebbe di un uomo di 58 anni, di origine tunisina, residente a Pergine Valsugana, probabile il malore. Il corpo è stato individuato da alcuni bagnanti, dei campeggiatori, a una decina di metri dalla riva, nei pressi dell'area in cui sono in corso le operazioni di recupero e disinnesco di alcuni ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale. Dalle prime ricostruzioni, l'uomo, che indossava un costume da bagno, si sarebbe tuffato nel lago di prima mattina. Sono in corso gli accertamenti sull'identità dell'uomo da parte dei carabinieri di Borgo Valsugana.

È stato poi identificato, in serata, dai carabinieri di Borgo Valsugana, il corpo senza vita rinvenuto nel lago di Caldonazzo. Si tratta, come riporta il sito del quotidiano L'Adige, del 58enne di origine tunisina, Jamel Abidi, residente a Pergine Valsugana. La tragedia della sua morte coinvolge pesantemente la sua famiglia, infatti il 58enne lascia la moglie e cinque figli piccoli.

L'identificazione è stata possibile grazie al recupero dei vestiti dell'uomo, che era solito nuotare nelle acque del lago poco dopo l'alba. La causa del decesso potrebbe essere dovuta a un malore. 

La tragedia si è verificata proprio lungo la riva dove stavano iniziando le operazioni di recupero e disinnesco di ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale, rinvenuti nelle acque del lago, in località San Cristoforo. Gli ordigni, tre proiettili da mortaio e una bomba a mano, vanno portati a riva dai militari del comando raggruppamento subacquei e incursori "Teseo Tesei" della Marina militare, mentre gli artificieri del Genio guastatori dell'esercito si occupano della disattivazione degli esplosivi.

Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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