Omicidio a Verona, ancora nessuna traccia della mamma. Il giallo del cellulare sempre attivo

Le ultime notizie sulle ricerche della donna. Disposta l'autopsia sui corpi delle bambine.

Mercoledì 27 Ottobre 2021
Omicidio a Verona, ancora nessuna traccia della mamma. Il giallo del cellulare ancora attivo

VERONA - Omicidio nella casa accoglienza Mamma e Bambino, ancora nessuna traccia della madre che ha ucciso ucciso le due figliolette di 11 e 3 anni, Sabadi e Sandani, ieri, martedì 26 ottobre 2021. La donna cingalese di 34 anni è scomparsa nel nulla, le due bambine sono state trovate nei loro letti, molto probabilmente soffocate dalla donna che poi sarebbe fuggita dalla finestra. Il magistrato ha disposto l'autopsia per capire le cause esatte della morte delle bambine. La Casa famiglia Mamma e Bambino è gestita dai Servizi sociali del Comune di Verona e la donna assieme alle due figlie era ospitata da gennaio di quest'anno in seguito a un provvedimento del Tribunale dei Minori di Venezia. 

Il cellulare attivo e le ricerche della mamma

Ma c'è un giallo nell'intera vicenda, quello del cellulare della donna, che risulta essere ancora attivo. Le ricerche si stanno concentrando sulle ultime chiamate effettuate e sulla geolocalizzazione. Nel frattempo sono in arrivo dalla Lombardia altre Unità cinofile. Alle ricerche prendono parte i Vigili del fuoco con i sommozzatori, la Polizia, volontari della Protezione civile che già da ieri avevano cominciato a scandagliare l'Adige che scorre nelle vicinanze della casa dove si è consumato il delitto.

Nelle acque del fiume si stanno immergendo i sommozzatori dei vigili del fuoco, per la prima volta oggi, dopo che ieri le perlustrazioni avevano riguardato soltanto la superficie e l'asta del corso d'acqua. 

L'autopsia

È ancora in corso l'autopsia sulle piccole figlie della donna, disposta dalla sostituto procuratore di Verona, Maria Federica Ormanni. A differenza di quanto era trapelato ieri, non vi sono elementi su una presunta tossicodipendenza dell'ex marito della donna. Alla magistratura non risultano inoltre atti violenti da parte dell'uomo, che ieri ha lanciato sui social un appello per il ritrovamento della donna, con il numero di telefono della Questura per eventuali segnalazioni.

 

Il delitto e l'allarme alle 9 di mattina

A scoprire l'orrore, nella mattina di amrtedì 26 ottobre, è stata una delle educatrici della casa d'accoglienza. Le bambine erano ancora nel loro lettino in pigiama, senza alcun segno di violenza ma prive di vita. La mamma e le due figlie non si erano infatti ancora viste e le piccole dovevano andare a scuola. Subito è scattato l'allarme alla Questura di Verona ed al 118. Mentre partivano le ricerche della madre con l'impiego anche di 5 cani molecolari addestrati a trovare le tracce di persone, droni, e quasi 150 persone tra volontari, vigili del fuoco con sommozzatori e l'elicottero, forze dell'ordine e Protezione civile impegnati a scandagliare una zona ancora di campagna, con in mezzo l'Adige ed anche un canale di irrigazione, case abbandonate e terreni agricoli. Intanto, iniziavano le indagini della Squadra Mobile scaligera. Gli uomini della Questura hanno subito rintracciato il padre delle bambine, che risiede sempre nella zona di Porto San Pancrazio. L'uomo è stato sentito dagli inquirenti ma anche lui non avrebbe saputo spiegare cosa possa essere accaduto.

Il movente, nessuna spiegazione e nessun segnale

Perché la moglie avrebbe dovuto uccidere le sue bambine? La donna era stata accolta nel servizio di assistenza a vittime di violenze famigliari - proprio per i comportamenti del marito - nel 2020 dai servizi sociali del Comune di Verona e, dopo essere stata ospitata con le due figlie in una comunità in centro a Verona, da gennaio era stata inserita nel progetto della casa di accoglienza Porto delle donne, una struttura dotata di piccoli appartamentini (una o due camere ed una cucina) per donne e figli. Le stesse operatrici della casa d'accoglienza sono state sentite dalla Procura ma anche loro non hanno saputo spiegare cosa sia accaduto. L'educatrice del turno di notte ha riferito di non aver sentito alcun rumore o grido, ed infatti nell'appartamentino e nella stanza della bambine era tutto in ordine, senza alcun segno di violenze. Questo fa pensare ad un avvelenamento, ma nell'alloggio non sarebbe stata trovata alcuna sostanza pericolosa, o ad un soffocamento. E questa sembra la pista più probabile al momento più probabile. Gli inquirenti hanno sentito anche le assistenti sociali che seguivano la donna e le figlie, le quali hanno detto di non aver colto alcun segnale di depressione o di malessere della donna. Le due bambine andavano regolarmente a scuola e lei, non lavorando, aiutava nelle faccende della casa d'accoglienza.

Ultimo aggiornamento: 16:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA