La signora della Pedemontana: «Alle ragazze dico: siate convinte del vostro valore»

Domenica 26 Settembre 2021 di Alda Vanzan
La signora della pedemontana: «Ecco come ho fatto strada»

Il padre la pensava insegnante, lei ha voluto laurearsi in ingegneria. Il compromesso: lavorare nel pubblico. È la prima e unica donna Direttore di Area in Regione. «Alle ragazze dico: siate convinte del vostro valore».

VERONA - Come per i reali di Inghilterra, il titolo abbisogna di più righe. Nel suo caso è: Direttore Area Infrastrutture Trasporti, Lavori Pubblici e Demanio della Regione del Veneto. In realtà basterebbero tre parole: Signora della Pedemontana. Sessant'anni, origini toscane, cresciuta e residente a Verona, divorziata, due figli, tre nipoti e un quarto in arrivo, ingegnere contro i desiderata del padre che l'avrebbe voluta maestra, Elisabetta Pellegrini è la prima e al momento l'unica donna in Regione del Veneto a ricoprire l'incarico di Direttore di Area. Rispettata (dai maschi), temuta (anche dai comitati locali), ammirata (dalle donne), Elisabetta Pellegrini ha quello che per la pubblica amministrazione può considerarsi una rarità: risponde a chiunque le scriva.


Com'è che è diventata ingegnere?
«Ero portata per le materie scientifiche, il che, ai miei tempi, era un po' strano per una ragazza. Penso sia stato merito dell'insegnante che avevo alle medie se ho amato la matematica e l'ho trovata subito facile, semplice. La famiglia mi avrebbe voluto insegnante, il compromesso con mio padre è stato lavorare nella pubblica amministrazione. L'Edilizia privata nel Comune di Villafranca, la Provincia di Verona, l'incarico in Regione il 1° febbraio 2017 per seguire la Pedemontana. È la più grande opera in costruzione in Italia per importo, 2 miliardi 258 milioni di euro, collegherà Montecchio Maggiore a Treviso Nord».


Se ne parla da tre lustri, sarà mai finita?
«In tutto sono 94 chilometri e mezzo più altri 68 di viabilità complementare. Da Malo a Montebelluna è già percorribile, il cronoprogramma prevede il completamento del tratto dall'intersezione dell'A4 fino a Castelgomberto per la fine del 2021, l'attacco con l'A27 per marzo 2022, il completamento, tutta la galleria di Malo, per agosto. Ancora un anno e sarà finita».


Quando lei arriva in Regione la Pedemontana era in una fase di stallo, poi tutto si risolve con il terzo atto aggiuntivo che ha cambiato i carichi di rischio e di investimento. C'erano alternative?
«Con il terzo atto convenzionale, firmato il 29 maggio 2017, il concessionario ha rinunciato, a fatica e con grandi trattative, a oltre 9 miliardi di euro rispetto a quanto era stato stabilito nel precedente contratto sottoscritto ed è stata chiarita la distribuzione dei rischi: a Spv il rischio di costruzione e di disponibilità, alla Regione il rischio di domanda ma con la possibilità di gestire i pedaggi. Faccio presente che il Mef ha pubblicato sul suo sito, come esempio per gli enti, una bozza di convenzione esattamente come la nostra. Alternative? Se avessi dovuto impostare un contratto di concessione ex novo di quel genere ci avrei pensato molto. Ma nella situazione in cui ci trovavamo nel 2017 - stiamo parlando di un project financing che prevedeva stime di traffico elevate con obbligo di ripiano delle entrate da parte della Regione nel caso in cui il concessionario non avesse raggiunto con l'introito da pedaggi un certo tetto, oltre agli scavi già effettuati pressoché su tutto il tracciato e gli espropriati non pagati - l'ho vista come alternativa più conveniente, non era più possibile tornare indietro, sciogliere il contratto e non fare la strada, eravamo ad uno stato irreversibile. Era come se fossimo stati su una barca al largo: il Terzo atto convenzionale ci ha portato verso la riva, altrimenti saremmo affondati».


C'è stato un momento in cui ha avuto paura?
«Sono stata preoccupata fino a quando non siamo riusciti ad avere il closing finanziario. Sono stata da JP Morgan a rappresentare l'interesse pubblico ai possibili investitori privati e a far comprendere quanto la Regione ci credeva e quando, a novembre 2017, c'è stato il via libera con la sottoscrizione del bond, ho tirato un grande respiro di sollevo. Ma la massima liberazione è stata poter saldare gli espropriati, circa 5mila cittadini per 300 milioni di euro».
Gli oppositori dicono che l'unico a guadagnarci è il privato e che i pedaggi saranno cari.
«Il contratto attuale rispetto al precedente è nettamente a favore della Regione, così come riconosciuto da Anac e Corte dei conti. La concessione poi ha una durata di 39 anni e nessuno può sapere cosa succederà in un arco di tempo così lungo. Un'altra pandemia? Un'altra crisi finanziaria? Oppure un boom dei trasporti e della logistica? Questo è certamente un fattore di incertezza. Oggi possiamo fare solamente delle previsioni e le stime effettuate da due differenti studi ci dicono che a regime la Pedemontana si ripaga. I pedaggi? Tra le autostrade non ancora ammortizzate, quindi aperte di recente, sono tra i più bassi e comunque la leva tariffaria è in mano alla Regione, che potrà sempre gestirla».


Cosa pensa dei comitati locali?
«Sono importanti perché permettono di mantenere alta la guardia. Ma l'accanimento non lo comprendo: ci sono dei momenti in cui indietro non si torna, ragionare di alternative fa perdere tempo e fuorvia l'opinione pubblica».


Conosceva il presidente Zaia prima di arrivare a Venezia?
«No. L'ho trovato molto diretto, schietto, compatibile con il mio modo di lavorare. Sono una donna del fare. Mi piace sfatare il concetto che nell'ente pubblico non si fa».


La donna della Pedemontana. Le spiace essere chiamata così?
«No. In realtà nessuno mi chiama ingegnere. Finché sei giovane ti chiamano signorina, poi passi a signora e se va bene ti presenti come ingegnere e ti chiamano architetto».


È la prima e l'unica donna Direttore di Area in Regione Veneto. Perché le donne faticano a ricoprire incarichi di un certo livello?
«La responsabilità secondo me è generale, della società, anche delle donne, della cultura che abbiamo. Un esempio? Mi è capitato di essere chiamata da presidi per parlare ai ragazzi dell'ultimo anno in vista della scelta della facoltà universitaria e ho riscontrato che la scuola non dà alle ragazze la pari opportunità, rispetto ai maschi, di valutare l'arco completo delle possibilità di studio, le cosiddette facoltà Steam dove ancora siamo in pochissime. Per questo ringrazio l'insegnante di matematica che ho avuto alle medie. E anche mia nonna materna Èlia».


Perché?
«Nonna Èlia, del 1913, aveva la patente C, portava i jeans e ci diceva sempre: ragazze, la cosa più importante è l'indipendenza. E non considerate le storie di Walt Disney, quelle col principe azzurro: sono fatte per fregare noi donne».


Lei che consiglio dà alle ragazze?
«Essere convinte del proprio valore: abbiamo sempre questa remora nel chiedere, vogliamo prima dimostrare. I colleghi maschi, invece, prima chiedono e poi si vedrà».


Passi avanti o passi indietro per le donne?
«Abbiamo fatto un po' di passi avanti nella consapevolezza, ma non nei risultati. Le quote rosa a fatica, molto lentamente, ci danno qualche ausilio. I femminicidi denotano che bisogna lavorare ancora molto sui nostri bambini maschi. Non credo che l'inasprimento delle pene sia risolutivo, credo più nell'educazione».


Se dovesse fare un secondo lavoro?
«La fiorista, mi piace coltivare fiori».


Pandemia, favorevole al vaccino?
«Il vaccino è necessario. Non vaccinarsi è sintomo di egoismo nei confronti di chi non può vaccinarsi e degli altri malati che avrebbero necessità assoluta di accedere alle strutture sanitarie».


Il posto dove sta meglio?
«Nella mia Verona, mi piace guardare la città dall'alto della mia terrazza».


Un capo di abbigliamento che non indosserebbe mai?
«Tutto quello che è volgare».


Il regalo più costoso ricevuto e da chi?
«Quelli che mi sono fatta io».

Ultimo aggiornamento: 16:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA