Bufera sulle nomine per Veronafiere: ci sono solo uomini

Bordate del Pd: "Sessimo da Medioevo, vergogna"

Martedì 24 Maggio 2022 di Alda Vanzan
Federico Sboarina

VERONA - Il sindaco meloniano Federico Sboarina sessista? Gli imprenditori veronesi tutti maschilisti? La polemica riguarda le nomine di Veronafiere: 7 componenti in consiglio di amministrazione, 7 uomini. Le bordate arrivano principalmente dal Partito Democratico: «Sboarina si vergogni», «Sessismo da Medioevo», «Sfregio istituzionale e sessista».
A Veronafiere spiegano che è regolare nominare un Cda composto da esponenti dello stesso sesso. Primo, perché la società non è quotata in Borsa e quindi non è obbligata a rispettare quote di genere. Secondo, perché è vero che i soci pubblici sono in maggioranza, ma, senza patti parasociali, non hanno il controllo della spa e quindi non hanno obblighi da rispettare. Si dirà: ma nessuna donna a Verona si è fatta avanti per entrare in Fiera? Il Comune un avviso per raccogliere le candidature l'aveva pubblicato, ma poi, quando i soci hanno presentato il listone unitario, l'ha ritirato. E nel listone i soci hanno messo solo uomini. Corretto? In Viale del lavoro dicono di sì.


L'ASSETTO SOCIETARIO
I soci di Veronafiere spa sono 11: Comune di Verona (39,4%), Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (27%), Camera di commercio di Verona (14,3%), Banco Bpm (7%), Cattolica Assicurazione (6%), Agenzia Veneta per l'Innovazione nel settore primario (5,3%), Provincia di Verona (1,4%), Intesa San Paolo (1,3%), Banca Veronese Credito Cooperativo di Concamarise (0,6%), Immobiliare Magazzini (0,18%), Regione Veneto (0,11%). Lo scorso febbraio l'assemblea dei soci ha modificato lo statuto e il Cda è passato da 5 a 7 membri. Due di questi, tra cui il presidente, spettano al Comune. Il 17 maggio le nomine: il Comune propone Federico Bricolo per la presidenza e conferma Matteo Gelmetti vice. Il primo è in quota Lega, il secondo Fratelli d'Italia. Gli altri 5 sono Romano Artoni, Maurizio Danese (l'ex presidente), Alberto Segafredo, Alex Vantini, Mario Veronese. Tutti maschi. Le opposizioni in Comune protestano. Il Comitato Pari Opportunità dell'Ordine dei commercialisti sottolinea: «Un pericoloso passo indietro nel rispetto e nella promozione delle pari opportunità».
Ieri il fuoco di fila Pd. Il capogruppo in Regione Veneto Giacomo Possamai: «Un modo di fare politica da archiviare al più presto». Il parlamentare ed ex ministro Francesco Boccia: «Le nomine di Sboarina sono un atto di arroganza». La deputata Alessia Rotta: «La Fiera non può essere il banchetto spartitorio della destra». La senatrice Valeria Fedeli: «Destra retriva e discriminatoria». La senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio: «Sessismo da Medioevo». La deputata ex ministro Beatrice Lorenzin: «Una vergogna». Il senatore veronese Vincenzo D'Arienzo: «È il frutto della visione proprietaria degli enti partecipati da parte del sindaco Sboarina».


LA REPLICA
«Bagarre politica solo per far dimenticare tutte le volte che il Pd ha scolorito le quote rosa ha detto il sindaco Sboarina -. Basta vedere che, senza i riflettori delle campagne elettorali, il partito ha indicato solo maschi per le nomine delle partecipate comunali. Anche in consiglio comunale, ancora uomini per il vicepresidente e il capogruppo. Non avevano donne all'altezza? La parità di genere è buona solo quando serve a fare polemica, non quando va applicata. Per Veronafiere la regola è che, non essendo a controllo pubblico, le quote rosa non sono un obbligo, la composizione del cda è libera come per qualsiasi Spa. La lista unitaria di tutti i soci, compresi quelli privati, è stata composta pensando all'interesse aziendale, non ai consensi elettorali di qualche lobby». Evidentemente l'interesse aziendale dei soci, tutti, non contemplava donne.
 

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 14:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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