I lavoratori dell'Arena: «Fondazione in crisi profonda, sciopero per l'Aida di giovedì 15»

Lunedì 12 Luglio 2021 di Redazione Web
I lavoratori dell'Arena: «Fondazione in crisi profonda, sciopero per l'Aida di giovedì 15»

VERONA - «Dietro all’immagine perfetta che la Dirigenza e il Presidente di Fondazione Arena vogliono veicolare eleggendo il Festival lirico a simbolo di una ripartenza economica della città - scrivono le Rsu e altre 4 sigle sindacali del teatro -  la situazione reale della Fondazione e dei suoi lavoratori è invece drammatica: lo sciopero unitario proclamato dieci giorni fa per tutta la giornata del 15 luglio, compresa la rappresentazione di “Aida”, è la conseguenza inevitabile dell’atteggiamento di chiusura rispetto alle richieste di risoluzione di gravissimi problemi e criticità che riguardano il futuro e la sopravvivenza stessa della Fondazione Arena.

Fin dalla presentazione del progetto di questo Festival, dal numero di serate pari ad un Festival tradizionale, ma con capienza ridotta a circa un terzo per le restrizioni Covid, abbiamo richiesto insistentemente, ma invano, totale trasparenza sui conti e garanzie reali ed esigibili sulla sostenibilità economica della stagione estiva e sulla sua compatibilità con una programmazione e un’occupazione piena a 12 mesi: scelte avventate e temerarie sul numero di spettacoli e sugli investimenti tecnologici potrebbero essere in questo momento fatali, se invece che essere frutto di valutazioni responsabili a tutela della Fondazione rispondessero ad interessi esterni. È giunto il momento che queste garanzie arrivino e i lavoratori, dopo i sacrifici che sono stati loro imposti negli ultimi anni, sono pronti a tutte le forme di lotta per salvaguardare il proprio posto di lavoro.

Un atteggiamento di totale chiusura della Direzione non ha permesso la trattativa prevista dalla legge sulla Nuova Dotazione Organica. Le poche comunicazioni consegnate, lacunose e volutamente non ufficiali, prefigurano un pesante depauperamento delle maestranze artistiche e tecniche direttamente impiegate nella produzione, che sono il vero valore che contraddistingue una Fondazione lirica, a favore di un ulteriore aumento delle figure dirigenziali e di un rafforzamento della struttura amministrativa, con manifeste intenzioni di stabilizzare figure reclutate al di fuori dei meccanismi di selezione pubblica. Questa impostazione non corrisponde al modello di Fondazione lirico-sinfonica e noi la rigettiamo in toto: i lavoratori lottano per una immediata riapertura della discussione sulla dotazione organica che parta dal rafforzamento di orchestra, coro e tecnici, settori ormai ridotti ai minimi termini, ma indispensabili alla produzione dei nostri spettacoli e da un vero progetto di ripristino del corpo di ballo e di valorizzazione degli spettacoli di balletto come da Statuto e mandato istituzionale».

 «Gravi criticità - continuano i sindacati - riguardano anche la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori: dopo numerose segnalazioni rimaste inascoltate, abbiamo aperto un percorso di verifica dei protocolli e degli obblighi di screening anti-Covid con gli enti preposti per finalità di tutela. A tematiche generali che interessano tutti i lavoratori, si aggiunge nel settore del coro una situazione particolare di estremo disagio, causato dalle scelte aziendali e che mette a repentaglio la salute degli artisti, cui la Direzione non ha voluto porre alcun rimedio, nonostante tutti i nostri tentativi di risoluzione. Grave opacità ha caratterizzato la gestione della vertenza sulla violazione del diritto di chiamata dei lavoratori aggiunti, molti dei quali sono stati lasciati a casa, sebbene per le norme contrattuali avessero diritto all’assunzione per il Festival, per addotte problematiche tecnico-legali sulle quali non siamo riusciti ad aver chiarezza, nonostante le nostre numerose richieste. Alcuni lavoratori sono stati obbligati a sottoscrivere una coercizione contrattuale di rinuncia ai diritti pregressi per poter lavorare, mentre chi non ha accettato non è stato contrattualizzato. Ciò oltretutto sta causando un nuovo aumento della vertenzialità, già elevatissima.

I lavoratori di Fondazione sono direttamente coinvolti in queste criticità e sono pronti a lottare per salvare il proprio posto di lavoro e il proprio futuro e ogni settore è pronto a fermarsi per assoluta chiusura, totale sordità e grave opacità che la Dirigenza di Fondazione Arena ormai tiene da mesi. La proclamazione dello sciopero generale per la giornata del 15 luglio è avvenuta con due settimane di anticipo. Due settimane che avrebbero potuto essere sufficienti a dare garanzie sulla sostenibilità economica, ad assicurare totale copertura economica su eventuali rischi di bilancio che sarebbero fatali, ad escludere l’utilizzo futuro degli ammortizzatori sociali a correttiva di un festival impostato in maniera avventata. Due settimane in cui si sarebbe potuta riaprire la discussione sulla Dotazione Organica, finalmente con criteri di totale trasparenza e con finalità di rilancio e valorizzazione, in cui si sarebbero potute affrontare tutte le tematiche di salute e sicurezza dei lavoratori, in cui si sarebbe potuto tornare a discutere di come risolvere le problematiche dei lavoratori aggiunti, affrontando una vertenzialità che rischia di trascinare la Fondazione in una situazione insostenibile. Eppure ad oggi nessuna apertura e nessuna garanzia è arrivata da parte di chi ha il dovere di dare risposte e di tutelare una Fondazione lirico-sinfonica che svolge un alto compito istituzionale sul territorio per 12 mesi l’anno e realizza, grazie alla qualità delle sue maestranze, un Festival lirico che rende Verona famosa in tutto il mondo. Le parti sindacali si sono responsabilmente presentate alla convocazione di stamattina con la Direzione di Fondazione Arena, ma per l’ennesima volta si sono trovate ad ascoltare inutili ripetizioni di promesse e vaghe intenzioni senza alcun elemento concludente rispetto a tutte le questioni dirimenti le vertenze in atto. Se queste sono le risposte è a tutti chiaro che lo sciopero è l’esito inevitabile ma non il solo».

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