Aia, cassa integrazione per l'influenza aviaria: 6000 dipendenti coinvolti

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Massimo Rossignati
Maria Pia Mazzasette della Flai Cgil di Verona

VERONA - Crisi occupazionale per l'esplodere dell'influenza aviaria all'Aia di Verona. Da oggi, venerdì 14 gennaio, il colosso dell'alimentare del Gruppo Veronese con stabilimenti a Verona, Zevio e Nogarole Rocca ha aperto lo stato di cassa integrazione, attivabile fino al 31 marzo, nello stabilimento di Zevio, dopo l'avvio della cassa integrazione il 6 dicembre scorso nelle sedi produttive di San Martino Buon Albergo (la capofila Aia) e Nogarole Rocca. Coinvolti circa 6 mila dipendenti, ma i più colpiti sono i lavoratori a tempo determinato, circa 1000, per i quali non vale la cassa integrazione.

«Per questo oggi abbiamo chiesto un tavolo in Regione Veneto per cercare di attivare dei sostegni per questi lavoratori - spiega Maria Pia Mazzasette, segretario della Federazione lavoratori dell'industria agricola della Cgil di Verona -. Il problema è legato alla mancanza di materia prima, soprattutto di care di tacchino con l'aviaria che ha colpito proprio il territorio del Veronese, dove si trova anche la maggior parte degli allevamenti di tacchini».

Aia, infatti, ha sospeso la produzione di prodotti a base di carne di tacchino fino al 31 gennaio, dopo che è stata bloccata fino a quella data dal Ministero l'accasamento, cioè la messa in allevamento, di nuovi tacchini. Prima, lo stop era fino al 31 dicembre, ma il proseguire dell'epidemia aviaria ha portato le istituzioni ad allungare il blocco fino a fine gennaio, con la speranza che questo, dopo l'eliminazione di milioni di capi di tacchini negli allevamenti infettati, serva a fermare l'epidemia di aviaria.

«In realtà - chiarisce Mazzasette - all'Aia a dicembre si è sempre lavorato, magari usando le ferie per quei turni di macellazione legati alla carne di tacchino. Ma da gennaio la situazione è diventata più pesante con l'azienda che non riesce a trovare materia prima e quindi è costretta a fermare la produzione. Oggi, si lavora su un turno solo, rispetto ai due soliti in Aia, e questo per i circa 5000 a tempo indeterminato significa cassa integrazione per metà stipendio, che vuol dire tra l'altro l'80% sulla metà e non il 100%. Ma soprattutto, significa starsene a casa senza reddito per chi i 1000 a tempo determinato».

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