Avvocato dell'accusa si ritira. Zennaro, il calvario continua

Giovedì 9 Dicembre 2021
Avvocato dell'accusa si ritira. Zennaro, il calvario continua

VENEZIA - Normalmente si parlerebbe di un colpo di scena: un evento ad effetto capace di cogliere di sorpresa le parti in causa. Ma nella vicenda processuale di Marco Zennaro, 47 anni, imprenditore veneziano ostaggio dall'1 aprile in Sudan e accusato di una truffa su una partita di trasformatori che sarebbero stati difettati, i colpi di scena si sono esauriti quasi subito, mutando in triste ritualità. Quella che vede ogni udienza del dibattimento civile con alla sbarra il veneziano venire rinviata di volta in volta per le più svariate ragioni, con l'unico effetto di rendere infinita l'attesa e spostare sempre un po' più in là la parola fine, che in un tribunale fa rima con sentenza.


IL RINVIO

Ieri l'eterno ritorno del rinvio si è palesato ancora. Motivo? L'avvocato dell'accusatore di Marco Zennaro ha rimesso il mandato che gli era stato affidato dal miliziano Abdallah Esa Yousif Ahamed, zio di Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemeti, il generale sudanese a capo delle milizie adesso al governo del Paese dopo il colpo di stato di fine ottobre. È lui ad imputare a Zennaro la fornitura di una partita difettata di trasformatori di energia. La nuova udienza è aggiornata a mercoledì prossimo, 15 dicembre. «È evidente intendimento di fare pressione su Marco per il pagamento del riscatto» ha commentato ieri il padre, Cristiano, riferendosi ai soldi che il miliziano vuole per ritirare l'accusa o quantomeno dare il suo assenso alla continuazione del processo senza la presenza dell'imprenditore quarantasettenne.
Tutti spaccati che aumentano la preoccupazione nella famiglia Zennaro che ora si chiede se, e quando, Marco dovesse venire assolto da ogni accusa, come sarebbe possibile farlo rientrare in sicurezza a Venezia.


L'UDIENZA DI IERI

Che l'appuntamento in aula di ieri venisse rinviato era già nell'aria. Il giudice aveva fissato l'udienza per permettere l'acquisizione e l'inserimento nel fascicolo di un atto noto da tempo: il contratto tra la ZennaroTrafo (la ditta di Marco Zennaro) e la società sudanese Gallabi per l'acquisto, da parte di quest'ultima, dei trasformatori.
A chiederlo erano stati proprio i legali del miliziano nell'intento di replicare con questo documento alla clausola sull'arbitrato presentata da Gallabi e dimostrare, così, che la merce venduta da Zennaro fosse difettata. Ma sono stati proprio i legali del miliziano a rimettere il mandato facendo saltare tutto: si ripartirà - o si dovrebbe ripartire - da questo punto tra una settimana.


LA VICENDA

La vicenda giudiziaria continua a trascinarsi da mesi. In piedi è rimasta l'accusa di uno dei due processi in sede Civile, dopo che i processi penali (sulle stesse contestazioni) sono stati vinti da Zennaro a cui è stata riconosciuta la bontà dei trafsormatori venduti alla Gallabi. La famiglia ha messo sul piatto una garanzia da 800mila euro per lasciare che la causa intentata dalla società di Dubai che accusava la ZennaroTrafo (l'impresa del 47enne veneziano) di non aver spedito delle forniture di trasformatori elettrici già pagati, prosegua anche senza la presenza dell'imputato. A trattenere l'imprenditore in questo momento è la mancata garanzia sulla causa presentata dal miliziano che, per ritirare la denuncia, vuole 975mila euro.
Da quando è stato liberato, ma con il divieto di lasciare il Paese fino alla decisione del giudice, il quarantasettenne vive nell'ambasciata italiana da dove ha ricominciato a lavorare via web per la sua azienda. Il morale però è basso, complici i continui rinvii e un orizzonte che si allontana sempre più complici i continui inghippi. Solo un mese fa si pensava che la sentenza del giudice dovesse arrivare entro Natale ma ora si riducono al lumicino le possibilità che il 25 dicembre Marco sia con la sua famiglia.
Nicola Munaro
 

Ultimo aggiornamento: 17:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA