Green pass, l'imprenditore Zanardo: «Ora è giusto tenere duro Solo rispettando le leggi può ripartire l'economia»

Sabato 16 Ottobre 2021 di Angela Pederiva
Green pass, l'imprenditore Zanadro

«Ora è giusto tenere duro Solo rispettando le leggi può ripartire l'economia»
Il veneziano Damaso Zanardo è un imprenditore che opera nei settori della logistica, dei trasporti, dell'intermodalità e dell'immobiliare. In particolare la sua Zanardo Servizi Logistici, che compie 60 anni, conta 78 addetti diretti e un centinaio di indiretti. «Noi ci siamo adeguati fin dall'inizio alle norme e continuiamo a rispettarle: solo così può ripartire l'economia», afferma l'industriale. 


Come avete affrontato l'obbligo del Green pass?
«Ci siamo organizzati per tempo, rispettando le sensibilità che hanno avuto i nostri dipendenti rispetto al dilemma vaccino: Lo faccio o non lo faccio?. Una domanda che, lo confesso, mi ero posto anch'io». 


Perché?
«Inizialmente non volevo vaccinarmi, ci ho pensato a lungo. A motivarmi è stato mio figlio, che è un volontario della Croce Rossa e ad aprile si è immunizzato per poter svolgere l'attività. Mi ha detto: Papà, non puoi ostinarti a non farti vaccinare, perché hai una responsabilità nei riguardi della tua famiglia, delle tue imprese e dei tuoi dipendenti, di fronte a una malattia che dimostra di poter uccidere. A convincermi è stata la saggezza di un ragazzo di 20 anni e ho adottato la stessa logica in azienda. Ho ascoltato il parere di tutti, evitando però che l'opinione di alcuni mettesse in subbuglio la posizione dell'80%. Ho cercato di tenere il timone, anche se chiederei un mare un po' meno mosso... ».


Alla fine com'è andata la fatidica prova del 15 ottobre?
«Gran parte del personale amministrativo e tecnico si è vaccinata, per cui non ci sono stati problemi. Più delicata è invece la situazione del personale viaggiante, che per il 40% è straniero, per cui con l'arrivo del Green pass mi è successo di perdere 8 autisti: si licenziano, vanno a farsi assumere all'estero e tornano a circolare in Italia. Fra quelli che sono rimasti, diversi non sono vaccinati ma volevano continuare a lavorare, pertanto si è posto il problema del test. Parliamo di persone che già stanno in coda nel traffico e che ora devono pure incolonnarsi al centro tampone. Oggi ne ho visti tornare indietro due senza il certificato, perché c'era troppa gente e rischiavano di perdere la giornata. Il nostro ufficio personale è impazzito per trovare loro due posti, l'uno a Verona e l'altro a Vicenza. Con una categoria particolare, com'è quella degli autisti, sarebbero necessari dei tendoni lungo le autostrade in cui fermarsi a fare il test, in modo da non abbandonare il posto di lavoro e da rispettare i tempi di consegna. Per quanto la cosa sia beffarda, come imprenditore sarei anche disposto a sostenere economicamente l'operazione».


A proposito di tempi, come sono andate le verifiche all'ingresso in azienda?
«Nessun intoppo. In tutte le unità operative c'è un responsabile che controlla il personale. Come ha già fatto Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, ringrazio anch'io questi lavoratori. Tutti insieme ci stiamo facendo carico, oltre che di un'esigenza sanitaria, anche della ripresa economica. So che con l'obbligo di Green pass l'Italia è una mosca bianca nel mondo, ma ormai che abbiamo fatto 90, possiamo e dobbiamo fare 100».


Giusto tenere duro, quindi?
«Sì. La mia sensazione è che, raggiunto il livello di vaccinazione indicato dagli esperti, la situazione si assesterà anche nelle restrizioni. In questo senso dobbiamo solo fare l'ultimo salto». 


Come giudica la protesta dei portuali a Trieste?
«Ho rispetto per tutti, ma la trovo assurda. Non può essere che una minoranza condizioni la maggioranza. Al tempo stesso, però, da imprenditore della logistica chiedo che lo Stato non sia sordo di fronte alle necessità del nostro settore, perché questo è un Paese che si muove su gomma. Purtroppo invece la figura del camionista è demonizzata. Si parla di bisonti della strada, quando invece i Tir dispongono di sistemi di sicurezza che le auto si sognano, per non dire poi che un autista guadagna mediamente 2.600 euro per 14 mensilità e può cominciare già ventenne a mettersi via un gruzzolo. Senza la logistica, la merce non si muove. Pensiamoci, perché c'è una campagna natalizia da portare avanti».

Ultimo aggiornamento: 15:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA