Gestione Covid, Zaia e i tecnici in commissione: «Se pensate ci sia qualcosa di illegale denunciate». Flor rivela i dettagli dello studio sui test rapidi Diretta

Martedì 4 Maggio 2021 di Redazione Web
Gestione Covid in Veneto, Zaia e i tecnici in commissione
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Ore 12, si apre la Quinta commissione Sanità, durante l'audizione il presidente della Regione Veneto Luca Zaia riferisce in merito all'emergenza sanitaria da Coronavirus. La seduta è in diretta streaming dal sito di Palazzo Ferro Fini (SEGUI LA DIRETTA QUI). Zaia ha deciso di parlare in commissione e non durante il Consiglio regionale (che è invece previsto alle 15, sempre di oggi) per avere la possibilità di far intervenire e rispondere alle domande specifici i tecnici che hanno affiancato la Regione in questi mesi di epidemia da Coronavirus.

Seconda ondata, così è esploso il contagio in Veneto: oltre 8.200 vittime in cinque mesi

Insieme al governatore sono presenti il capo del dipartimento di prevenzione della Regione Veneto Francesca Russo il coordinatore delle Terapie intensive Paolo Rosi, la direttrice dello Zooprofilattico Antonia Ricci.  La richiesta, avanzata ieri dalle opposizioni, è quella di istituire una commissione speciale di inchiesta sull'aumento in Veneto dei contagi e dei decessi da Covid-19 nel periodo compreso tra l'ottobre 2020 e il marzo 2021.

 

Quinta commissione Sanità

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LUCA ZAIA


Ha preso la parola Luca Zaia che ha ricostruito l'origine e la storia della pandemia in Veneto.

L'inizio dell'incubo, a febbraio 2020
«Il 21 febbraio, alle 4 del pomeriggio ci avvisano, si riunisce la task force e inizia la fase delle scelte. Quella sera io ho deciso di fare gli oltre tremila tamponi a Vo, nel Padovano. Quelle furono le prime fasi delle decisioni, quando chiusi scuole, chiese, teatri, il Carnevale che era in corso. Ci fu una decina di giorni di dibattito sui media dove si diceva che spettacolarizzavamo un'infezione che venne definita simil influenzale che come era arrivata se ne sarebbe andata. Non avevamo la diagnostica, in quei momenti, abbiamo iniziato con i test molecolari, i tamponi, mai avrei pensato di avere ad oggi 10 milioni di test fatti tra tamponi e rapidi. Come non conoscevo il professor Crisanti, che ho conosciuto solo dopo, non conoscevo neppure gli altri, il Covid ci ha portato la conoscenza di un mondo che prima non conoscevamo. Abbiamo avuto una fase di lockdown vero, eravamo chiusi in casa e a marzo avevamo paura di morire. Siamo arrivati al 31 marzo con 2.400 ricoverati, primo aprile con 346 ricoverati in terapia intensiva. Abbiamo comprato la prima macchina per fare i tamponi su suggerimento del professor Crisanti, e questo è merito suo. Da qui l'evoluzione della diagnostica Covid. Abbiamo investito nelle assunzioni, eravamo senza mascherine e senza dispositivi, Grafica Veneta ce ne regala 15 milioni e sapete cosa è successo? Sono venuti i Nas. Questo perché durante una conferenza stampa li avevo chiamati "dispositivi" ed era un termine improprio. Ci siamo dati da fare a trovare le mascherine! Le spese del Covid superano abbondantemente i 700 milioni di euro oramai. Abbiamo dovuto comprare i respiratori, anche in Svizzera, ed era proibito, ma siamo riusciti ad avere una commessa per 50 respiratori, abbiamo fatot di tutto per salvare la vita ai veneti. Avevamo l'ansia delle case di riposo, la paura di doverle chiudere tutte. Poi sono arrivate le forniture dei dispositivi di protezione e siamo andati a regime con tutto. Le assunzioni? 5.068 dipendenti della sanità sono quelli che abbiamo assunto per il Covid. Il 10% del nostro personale è stato incrementato in questa emergenza. Forse abbiamo avuto una colpa: di esserci preoccupati, ci siamo preoccupati di essere i primi ad avere i pungidito, che arrivava dove finivano i molecolari, non li sostituivano. I primi a parlare di test rapidi, e lo abbiamo fatto perché il mondo intero corre più di noi, quando approvavamo i test rapidi di prima generazione già si parlava di quelli di terza. Siamo stati i primi a sostenere che si potessero comprare i vaccini».

L'estate e l'ondata autunnale in Veneto
«In estate abbiamo avuto la seconda ondata: non ci ha riempito gli ospedali, con una marea di asintomatici - si veda il caso della caserma Serena a Treviso - che si sono negativizzati da asintomatici. L'estate la passiamo gestendo l'infezione, a settembre la curva timidamente inizia a muoversi e si muove sempre di più. Cambia la modalità di classificazione delle Regioni, il Ministero propone il nuovo modo di classificare i territori. Sono nate le zone che hanno scongiurato il lockdown nazionale. Noi abbiamo questa fase, massacrante per il Veneto, che subisce gran parte della mortalità in questo periodo. Nel frattempo però avevamo aumentato le terapie intensive e le sub intensive. Al 31 dicembre arriva il culmine dell'infezione autunnale: il rapporto ricoverati-terapia intensiva in questo periodo varia. Aumentano i ricoverati in area non critica, l'incidenza dei ricoveri pesa di più. Facciamo sequenziare dall'istituto Zooprofilattico il virus e scopriamo il 24 dicembre che da noi è arrivata la variante inglese. E scopriamo di avere 5 mutazioni edl virus presenti nel database nazionale, l'inglese e 2 tipicamente venete. E questa ondata è stata anomala, inspiegabile per certi versi, abbiamo capito che il Nord è colpito dal virus. Si è creato un ciclo di mortalità che ha colpito il Veneto - siamo gli ottavi in Italia - e le altre regioni del Nord. In questa fase abbiamo utilizzato uan marea di tamponi, in primis i molecolari (e ricordo che nessun test è affidabile al 100%), poi i test rapidi. Il massimo di stress per la macchina era di 25mila tamponi al giorno, tutto il resto è stato raggiunto dai test rapidi».

La terza ondata
​«Veniamo fuori con le ossa rotte da questa ondata, con la preoccupazione di non mandare in tilt il sistema sanitario, prendendo in carico tutti i pazienti. Ma ne veniamo fuori dal primo gennaio, quando la curva inizia a scendere. E per un paio di mesi ha continuato a scendere, per poi risalire con la terza ondata che è ancora in corso. Lo studio del professor Crisanti, membro del comitato tecnico scientifico del Veneto, è un valore, lo si mette a disposizione e si discute. Il tampone rapido, il problema non è lo studio di Crisanti o non sono gli studi. Noi non abbiamo aperto le scuole a inizio anno, a gennaio, e procrastiniamo di un mese la riapertura, lo abbiamo deciso con i tecnici, considerando che la scuola è un luogo dove il virus si diffonde ed entra nelle famiglie. Approfittiamo per riaprire le scuole che ci si avvicini di più alla bella stagione. Chi non lo ha fatto ha avuto una terza ondata molto più pesante della nostra. Noi non ne siamo ancora usciti, abbiamo avuto un calo ma ancora dobbiamo tenere alta l'attenzione. Nel frattempo, in tutto questo, prepariamo e investiamo nella campagna vaccinale, abbiamo già vaccinato per oltre un milione e 600mila prime dosi, sicuramente prima dell'estate avremo vaccinato anche i 50enni. I vaccini che ci stanno arrivando, tranne qualche dose in più inaspettata, sono assolutamente tabellari. Noi governatori abbiamo in maso una tabella che ci dà la fornitura di dosi fino alla fine del 2021. Ora vacciniamo di più perché i vaccini arrivano. E i vaccini funzionano: è crolalto l'accesso agli ospedali degli over 80, sta crollando quello degli over 70. Abbiamo preoccupazione per le prossime vaccinazioni perché scesi sotto i 60 anni AstraZeneca non serve più a nessuno». Zaia ha poi parlato delle terapie di cura con i monoclonali: «I dati sono straordinari». 

«Se siete convinti che ci sia qualcosa di illegale andate in Procura e presentate denuncia»
Rivolgendosi poi ai colleghi in commissione: «A me discpiace che in questa disavventura del Covid non ci sia stata una "no fly zone", invece fin dal primo giorno siamo stati criticati per tutto quello che abbiamo fatto. Mi dispiace, perché abbiamo cercato di buttare il cuore oltre l'ostacolo, non c'erano le istruzioni per l'uso. Non vengo qua né a giustificarmi, né a farmi processare, vengo qua a dire come stanno le cose. Siamo tutti pagati, voi quanto me, dai veneti per fare il nostro dovere. Se sarete convinti dopo questa riunione che ci sia qualcosa di illegale, se ci siano responsabilità personali, metteteci la faccia per una volta, andate in Procura e presentate una denuncia. Ascoltate i tecnici. Spero che ne usciremo, mettendo in sicurezza con i vaccini i cittadini con più di 60 anni. Non accetterò mai che qualcuno associ me o i miei collaboratori ai concetti di incuria o mancanza di rispetto per le persone».

La seduta alle 13.24, dopo l'intervento di Zaia, viene sospesa per 10 minuti per la sanificazione dei locali.

MANUELA LANZARIN

Prende la parola l'assessore alla Sanità veneta Manuela Lanzarin, spiegando al situazione nelle Rsa. Sono strutture essenziali nella nostra realtà socio-sanitaria. Esiste una mole di persone e strutture e posti letto sicuramente strategica. Fin da subito sono stati "sorvegliati speciali", tra la decima e l'undicesima legislatura sono venuta 10 volte in Quinta Commissione, per riferire, ho fatto uan decina di incontri con le rappresentanze di categoria di queste strutture condividendo i piani e le strategie, altre 7-8 volte ho incontrato i sindacati proprio per parlare di come stavamo affrontando l'emergenza nelle case di riposo. Abbiamo adottato ordinanze, provvedimenti, circolari interni, indicazioni della Sanità pubblica, abbiamo rimodulato di volta in volta in base ai vari scenari l'approccio che è stato seguito. Siamo passati dai pungidito, ai molecolari, ai tamponi antigenici, fino a quelli di terza generazione, intervallando anche la frequenza, e seguendo le indicazioni del Ministero della Salute e Istituto Superiore della Sanità. La refertazione dei tamponi molecolari non era tempestiva, e isolare le persone positive era fondamentale. Dopodiché è chiaro che siamo stati travolti con queste ondate da qualcosa che non conoscevamo e che muta in continuazione, con un approccio dettato dalla situazione nel momento. In queste strutture, quelle sanitarie e ospedaliere, è stato un passaggio difficile e doloroso per noi, che abbiamo dovuto prendere decisioni difficili: aprire e chiudere le attività non urgenti, di specialistica, con le successive liste di attesa e il recupero. Mettendo sempre al primo posto la salute dei cittadini e il diritto di curarsi, non è mai stato mancato un ricovero, tutti sono stati presi in carico. La Sanità veneta in questo hanno ha fatto più trapianti dell'anno precedente, questo è stato un traguardo, per esempio, che va valorizzato. Cerchiamo di dire anche ciò che è positivo, mettiamo in evidenza questa Sanità che è ancora ai primi posti, e facciamolo per tutti i professionisti che da un anno e mezzo lavorano senza sosta. Poi Lanzarin ha cambiato argomento: Rispondo alle sottolineature rispetto all'agibilità democratica, rispetto alle oltre 200 interrogazioni presentate e le 81 risposte ricevute. Stiamo cercando di rispondere, ma la maggior parte di quelle interrogazioni sono a capo della Prevenzione, della dottoressa Russo, e questo settore è a capo di tutti i tavoli nazionali. Capirete che se la Regione Veneto coordina e siede a capo di tutti questi tavoli, significa che ha competenza, professionalità ed esperienza. Non accetto neppure il discorso che è stato fatto sulle case di riposo, con anziani isolati e familiari che non potevano vederli, dico che non c'è chi vuole aprire o chiudere, chi vuole o non vuole isolare gli anziani, c'è preoccupazione, condivisione con chi gestisce le strutture e c'è anche una questione legislativa. E noi abbiamo riscritto le regole per le riaperture delle Rsa, condizioni di visite eccetera, ci siamo riuniti ieri sera. Quindi i ritardi nelle risposte sono dati dalla mole di lavoro e di tutti i tavoli che stiamo seguendo. Ma con massima trasparenza e democrazia risponderemo a tutti. Tutta questa situazione è fondamentale nel percorso di scrittura delle nuove regole, domani si insedia un tavolo proprio sulle Rsa, parallelamente stiamo lavorando e dovremo poi mettere a fattor comune in questo Consiglio, per riorganizzare. Quindi ben venga la ripartenza della commissione sulle Rsa perché potrà produrre materiale utile per il futuro».

 

LUCIANO FLOR

Prende la parola il dottor Luciano Flor, direttore generale della Sanità veneta. «Vorrei soffermarmi sul termine "epidemia", l'epidemia che ha caratterizzato l'Italia è divisa in tre parti, è indubbio che una di queste sia del Nord, e dall'Emilia Romagna in su ha una mortalità superiore rispetto alle altre. Su questo non c'è nessuna spiegazione. Le tre ondate non sono sincronizzate sul Nord, hanno tempi diversi da regione a regione, ma queste 8 regioni del Nord hanno tempi diversi in cui l'epidemia si accanisce. Fare i confronti fra queste regioni è un esercizio che non ci dice nulla, perché qualcuno non ha ancora spiegato come ami da noi la seconda epidemia è stata così virulenta e non la terza, nessuno ha spiegato i crolli del virus e le ripartenze, e perché questo non accada in tutte le regioni del Nord. Prima di dare sentenze sull'andamento dell'epidemia forse è meglio studiare bene».

Lo studio sui Test Rapidi
Test rapidi, ero direttore generale dell'azienda ospedaliera di Padova, quando mi arrivò una lettera sui tamponi rapidi che non funzionavano. A quel punto la ditta produttrice mi ha chiesto lo studio, ho chiesto a chi aveva fatto lo studio di darmi questo studio, fatte le verifiche accerto che uno studio non c'è, c'è questa lettera che mi è arrivata. Il 10 novembre scrivo alla ditta, dicendo che ho verificato e non c'è lo studio. Avevo ricevuto una lettera, e anche una seconda. Pochi giorni fa invece scopro che c'è uno studio ed è su una piattaforma in attesa di pubblicazione, per essere fatto è stata chiesta l'autorizzazione il 18 novembre, dopo che avevo chiesto se ci fosse stato o meno uno studio, il 13 gennaio il comitato etico ha dato l'autorizzazione allo studio. Fino a stamani questo studio era in pre print, in attesa di pubblicazione, e c'è scritto in grassetto "Non dovrebbe essere usato come guida per la clinica e per la pratica clinica". Da sei mesi stiamo discutendo di uno studio che non può influenzare la pratica clinica».

 

ANTONIA RICCI

Prende la parola Antonia Ricci, direttore dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie. «Sono un medico vetrinario, noi come istituto ci siamo messi a disposizione quando è scoppiata la pandemia, perché eravamo già abituati a gestire le epidemie, come l'Aviaria, ad esempio. Abbiamo cominciato a fare i tamponi, li sapevamo fare, ma immediatamente abbiamo chiesto di poter lavorare sul sequenziamento del virus: per gestire una pandemia il virus va guardato e conosciuto. La prima sequenza depositata in database pubblici, una delle prime in Italia, è del 10 aprile 2020 ed è nostra. Abbiamo voluto condividere le informazioni con gli altri scienziati, quando si tratta di vite umane le informazioni vanno condivise immediatamente. Le sequenze dell'epidemia di Vo sono state depositate il 24 febbraio di quest'anno (lo studio del prof Crisanti), un anno dopo che i campioni sono stati prelevati: per noi questo è inaccettabile dal punto di vista etico, di ciò che è la relazione fra noi scienziati. Questo tesoro non doveva stare in un cassetto per 12 mesi. Abbiamo studiato con attenzione il lavoro della dottoressa Del Vecchio e del professor Crisanti, abbiamo cercato quali novità fossero riportate. Il lavoro ha delle inesattezze anche grossolane, con dati riportati in modo scorretto, io ho fatto una revisione scientifica del lavoro e posso mettervelo a disposizione. La tesi del lavoro dice che i tamponi rapidi, quelli panbio della Abbott hanno una bassa sensibilità dovuta alla presenza di alcune mutazioni nei virus sul gene N che è il target del test antigenico, quindi la tesi è che siccome c'è questa mutazione il test non riconosce questi virus, dà esito negativo e quindi questo tipo di mutazione è aumentato in Veneto in modo importante e ha sostenuto l'andamento della seconda ondata in Veneto. La questione delle mutazioni è sbagliata, lo dico, poiché queste mutazioni ci sono sia nei test positivi e negativi. Non c'è correlazione fra mutazione e uso dei test. Abbiamo visionato tutti i virus con questa mutazione, e abbiamo chiesto quanti di questi fossero stati riconosciuti dal test antigenico: e la maggior parte è stata riconosciuta. La bassa sensibilità, ossia la percentuale dei campioni positivi alla Pcr (i tamponi "classici") che vengono riconsciuti anche dal test antigenico: il primo dato parla del 70%, ma ha un intervallo di confidenza dal 55 all'80%, quindi sarebbe stato necessario fare più analisi. Il tampone dà la positività anche con la carica virale molto bassa, in quella fase lì la persona non è più contagiosa ma il test in Pcr dà positivo perché è estremamente sensibile. Allora se noi confrontiamo il test antigenico con il test in Pcr ci sono discordanze, perché il test antigenico è molto più sensibile, come detto prima. Togliendo il numero di test non positivi si passa al 79%. Poi sui campioni di pazienti asintomatici la sensibilità è del 90%. La cosa che mi interessa far capire è che questi dati sono perfettamente in liena con la letteratura internazionale, non c'è nessuna novità. Ma perché a fronte di tutta questa letteratura scientifica che dice che i test antigenici sta fra il 70 e l'86% il mondo continua a fare test? Perché si riescono a individuare soggetti con alta viralità. Inoltre è molto più rischioso fare il test molecolare e lasciar circolare le persone che potrebbero dare origine ai focolai, mentre con in test antigenico si individuano e isolano immediatamente». «Sulle linee guida internazionali e nazionali, che sono cambiate nel tempo, ma se guadiamo quelle del 30 ottobre 2020 (Ministero della Salute), dicono che è consigliato usare i test antigenici in situazioni dove ci sia una elevata prevalenza nella popolazione e in contesti ad alto rischio, con conferma dei positivi con test molecolare, per individuare e isolare precocemente. Poi con il miglioramento dei test a gennaio sono cambiate anche le linee guida».

 

 

MARIO RASSU

Prende la parola il dottor Mario Rassu, Direttore di Microbiologia di Vicenza. «Siamo partiti da 100 campioni al giorno per arrivare a mille al giorno per aumentare il numero di tamponi molecolari. Quello che vedete voi oggi con i vaccini è quello che viviamo noi da un anno con la mancanza di reagenti per processare i tamponi, esiste una difficoltà mondiale nella processazione dei tamponi, sono preziosi ma c'è un limite invalicabile». Sui test rapidi, gli antigenici, «la ditta dichiara una sensibilità 92 volte su 100, quando c'è un'alta infettività, l'antigene lo trova sempre, questo quando il paziente è infettivo, contagioso, quando l'infettività è molto bassa non lo trova. Ma le due cose non sono in contrapposizione. Nei test antigenici di quarta generazioni di parla di una affidabilità sovrapponibile ai test molecolari». Il vantaggio dei test rapidi, ha spiegato Rassu, hanno il vantaggio di dare subito una risposta e sono uno strumento da usare insieme ai molecolari. Un gruppo spagnolo ha fatto uno screening sul test pan bio scoprendo che trova nel 100 dei casi i pazienti infettivi di età superiore ai 50 anni.

 

FRANCESCA RUSSO

Prende la parola Francesca Russo, capo del dipartimento di prevenzione della Regione Veneto. La strategia di screening del Veneto, ha spiegato, è stata tarata in tutto e per tutto, compresa la frequenza, a seconda del rischio e dell'ambiente di screening. Nel Piano di Sanità Pubblica sono convogliate poi le regole per lo screening, in modo da uniformare i comportamenti. «Fin dall'inizio della pandemia con Azienda Zero è stato istituito un gruppo di lavoro per raccogliere i dati e comunicare il bollettino giornaliero. Inoltre ogni giorno entro le 14 vengono comunicati al Ministero dati e test effettuati». La dottoressa Russo ha poi parlato dei cambiamenti di software per rendere più performanti i sistemi e il passaggio di informazioni. La Russo ha poi parlato del problema di disallineamento dei dati, sempre comunicati ufficialmente. «Molte Regioni sono andate in area rossa perché la loro banca dati in quel momento non era allineata, ve lo assicuro», ha spiegato. «In sintesi, abbiamo individuato tutti i soggetti che da ottobre a novembre non sono stati presi in carico, marcati come asintomatici, questo non incide sull'Rt che calcola solo i sintomatici. Abbiamo fatto molti incontri, ho detto che il nostro obiettivo era recuperare sullo stato clinico di questi soggetti e ho chiesto di chiamarli tutti perché fossero riclassificati. Ogni azienda aveva il compito di chiamare i pazienti e ricaricare i dati. Tutti si sono messi a telefonare e riclassificare i dati: questa operazione è fare in modo che tutti i soggetti potessero essere riclassificati come asintomatici o sintomatici, e questo non era a favore dell'Rt, ma era una volontà di tracciare un reale scenario di rischio». Ma non era solo l'Rt ad essere importante ma anche la capacità della Regione di individuare focolai, dividere sintomatici e asintomatici. 

MARIO SAIA

Parla Mario Saia, coordinatore regionale del Cts. Abbiamo approvato 40 documenti.La partecipazione di Andrea Crisanti è stata di 5 incontri su 11. Non ci sono stati né domeniche.

PAOLO FATTORI

Parla l'Ing. Paolo Fattori, coordinatore del porgetto di Potenziamento straordinario rete ospedaliera e grandi strutture di cura. Il 1° marzo avevamo 498 posti in terapia intensiva, di 48 privati. Ci è stato chiesto di aumentare del 50% il 20 marzo e siamo arrivati a 825 posti entro la fine di marzo. A fine agosto siamo arrivati a 1016 posti in agosto con la riconversione di alcuni posti letto della terapia semintensiva.

PAOLO ROSI

Paolo Rosi, Direttore del dipartimento Suem 118 ha spiegato tutte le caratteristiche che un letto deve avere per essere definito di terapia intensiva.  In Veneto abbiamo mille di questi letti che non sono sempre attivi, ma a seconda delle esigenze. Questi letti di emergenza vengono attivati in poche ore.  Nel pieno dell'emergenza siamo arrivati a 700 letti, mai ai mille previsti per lo scenario catastrofico. 

ROBERTO TONIOLO

Il dg di Azienda Zero ha spiegato tutti gli accordi e le gare fatte da Azienda per reperire il materiale necesserio: in totale sono stati spesi 148 milioni, di cui 111 di tamponi. Poi ha illustrato i costi dei tamponi dagli 8/9 euro dei primi antigenici ei 4 euro di quelli di ultima generazione. Infine ha sottolienato come Azienda 0 non abbia mai fatto una denuncia al professor Crisanti, ma solo una relazione sulla propria attività inviata poi alla procura della Repubblica di Venezia.

FRANCESCO BENAZZI

Francesco Benazzi, direttore dell'Ulss 2 Marca Trevigiana ha difeso l'ospedale di Montebelluna e della gestione in generale del Covid a Treviso, elencando ricoveri e decessi nella Marca.

ARTURO LORENZONI

Arturo Lorenzoni (Gruppo misto): ringrazio per le delucidazioni, ma mi dispiace quanto detto dal presidente Zaia di "andare in procura se avete le palle", io le palle le ho! E mi dispiace sentire Zaia dire noi e voi, qui c'è solo il Veneto. Siamo tra le regioni grandi con l'incidenza di positivi più alta in Italia e noi vogliamo solo capire perché. Il confronto serve per capire cosa sia accaduto nella seconda ondata per aver avuto un tasso così alto. L'istituto superiore di sanità prevede il test antigenico ma con successiva conferma del molecolare. La stessa delibera giunta regionale di ottobre 2020 prevede che non si possano utlizzare solo i test rapidi, invece il Veneto li ha utilizzati anche in contesto ospedaliera. Uno studio (quello del prof. Crisanti ndr.), anch'io ne faccio, servono anche 2 anni prima che venga pubblicato in una rivista. Al presidente Zaia voglio chiere quale supporto scientifico c'era sotto l'acquisto dei tamponi rapidi? Quali evidenze scientifiche hanno portato Zaia a dire che i test "fai da te" sarebbero stati il futuro? E' possibile avere evidenza di questi dati? Da padovano chiedo le ragioni per il riferimento di microbiologia è stato portato da Treviso a Padova?

ANNA MARIA BIGON

Anna Maria Bigon (Pd): Non volevamo questo incontro in commissione, la sede appropriata era il consiglio regionale per capire le ragioni politiche e non tecniche. Abbiamo ascoltato per 4 ore e mezza i tecnici che non volevamo ascoltare e tutte le nostre domande in questi mesi meriterebbero altri tempi e modalità. Il prof. Crisanti nella prima parte della pandemia ha dato un contributo importante e avrebbe meritato un altro trattamento. Andava difeso come ora sta facendo con i suoi tecnici. Dal 23 novembre 2020 il Veneto aveva il 12% in più di mortalità rispetto il resto d'Italia, poi il 33% a inizio dicembre, poi il 99%, al 21 dicembre il 174% in più. E il Veneto rimaneva in zona gialla. Già il 26 ottobre sulla stampa si parlava di saturazione terapia intensiva e lei dichiarava che il 95% dei veneti erano asintomatici. I conti non tornano. Il 22 novembre l'Anaao (sindacato medici) accusava che i posti letto non erano cresciuti, ma la riconversione dei letti aveva tolto letti ad altri malati. Si parlava di mille letto possibili, ma i posti veri erano 700. Il 17 dicembre Flor dichiarava che c'erano 50 posti liberi, il direttore del Suem dichiarava che il personale andava tolto da altri reparti. 

ALBERTO VILLANOVA

Alberto Villanova (capogruppo Zaia Presidente): Il professor Crisanti ha l'obbligo deontologico di fornire il suo studio sui tamponi. Perchè non lo fa? Io penso che la minoranza abbia letto lo "studio" di Crisanti: i rapidi per lui non vanno usati come test di massa, perchè Crisanti allora va in Sardegna e dichiara di aver acquistato 2 milioni di test rapidi? Se leggete la tabella di questo studio vedete che su 1141 test rapidi, 1121 concordano con quelli molecolari. Quindi parliamo di una discordanza su 20 test! Alvete alimentato sfiducia nella popolazione per un campione del 2% discordanti. O chiedete scusa per questo colossale granchio o andate in procura a denunciare che il 2% dei test è discordante.

ROBERTO BET

Roberto Bet (Zaia presidente): Stimo ranucci e guardo Report ma hanno sbagliato. Meglio Bruno Vespa che ha pubblicato la lettera della dottoressa Russo a Nature per retificare l'articolo di Crisanti sul suo apporto a Vo Euganeo.

FRANCESCA ZOTTIS

Francesca Zottis (Pd): mi dispiace per voi, ma siamo stati eletti anche noi e vi tocca ascoltarci. Il 23 ottobre 2020 il ministero raccomandava di utilizzare i molecolari. A gennaio il ministro Salute valida i tamponi rapidi. Allora questa è una scelta politica di usarli e non solo tecnica. Il covid ci ha insegnato quanto sia importante l'aspetto della prevenzione, investire in ricerca e prevenzione deve essere il punto di forza della Regione Veneto. Non difendiamo Crisanti, ma chiediamo delucidazioni su atti ministeriali.

ELENA OSTANEL

Elena Ostanel (Il Veneto che vogliamo): non sono un politico e rappresento una civica. Non abbiamo convocato qui Zaia per rivedere un articolo di Crisanti, rappresento una minoranza e i mio compito e vigilare e monitorare. Nessuno di noi ha mai usato la pandemia in maniera strumentale. Abbiamo posto delle domande. Non accetto che mi si dica: "Andate in procura". Sono qui per rappresentare le 4mila persone che mi hanno eletto e vogliono saperne di più senza andare in procura. Per questo le chiedo di dare centralità al consiglio regionale e partecipare perchè forse non saremo arrivati a questo punto. Sono stata la prima a sollevare il tema dei tamponi rapidi il 9 dicembre, perchè avevo letto i primi articoli e studi sulla loro attendibilità. Il 15 dicembre ho chiesto se c'erano certificati su questi tamponi da parte delle aziende produttrici. Poi il 12 gennaio ho visto la diffida di Anaao sull'uso dei tamponi rapidi negli ospedali. Vorrei sapere se avessimo usato i molecolari se i risultati sarebbero stati diversi anche per rispetto di chi ha avuto dei lutti? Perchè non sono state seguire le linee guida nazionali soprattutto per ospedali e rsa? Perchè la Regione Veneto non ha approfondito con uno studio la validità dei tamponi? A me non interessa Crisanti o meno ma questo...  Sentire a Report quel fuori onda secondo cui lo studio andava nascosto per evitare cause da parte delle anziende è inquietante.

STEFANO VALDEGAMBERI

Stefano Valdegamberi (Gruppo misto): su Report è stata fatta passare la Regione Veneto come una regione senza attenzione per il covid... gettato fango sul Veneto, poi abbiamo sentito il nuovo Galileo Crisanti, malato di protagonismo... Zaia è stata in prima linea fin da primo giorno, non avrei voluto essere al suo posto, quando qualsiasi cosa fai sbagli. Report ha avuto suggeritori molto di parte per creare il caso, è un'offesa al sistema sanitario veneto di cui invece dobbiamo essere orgogliosi perchè siamo leader in commissioni e comitato. Interroghiamoci invece su chi ha creato questo fango... Gli attori che sembravano intervistati per caso erano tutti del Pd, una grande fiction diffamatoria. 

SILVIA RIZZOTTO 

Silvia Rizzotto (Zaia Presidente): Zaia non lascia adito a dubbi con iu suoi dati, neppure a chi ha tentato di usare la tv pubblica per la propria notorietà. Resta la delusione perchè persone elette dai cittadini anzichè migliorare il Veneto hanno anteposto la propria visibilità. 

 

Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 09:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA