Visottica e l'occhialeria, il conte Montalban: «Forza lavoro in Cina, ma la testa è in Veneto»

Martedì 3 Agosto 2021 di Vittorio Pierobon
Rinaldo Montalban di Visottica
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TREVISO/VENEZIA - Nome e cognome non passano inosservati. Rinaldo Montalban, come il paladino, cugino dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Solo coincidenza? Non proprio. L'albero genealogico, come ricostruisce Nadia Lucchetta assieme alla contessa Raffaella Lizambri Montalban, si perde nei secoli. A ritroso fino al 1300 con l'arrivo della famiglia a Conegliano. Per i secoli precedenti bisogna farsi aiutare dall'Ariosto, da Torquato Tasso e dagli altri cantori del periodo carolingio. L'attuale Rinaldo Montalban, 66 anni portati in modo giovanile, non cavalca il fido Baiardo e non impugna la lancia, maneggia piccolissime viti per occhiali. È il presidente della Visottica Comotec, leader mondiale della componentistica per occhiali con il 40% delle quote di mercato. I numeri aiutano a capire meglio: un fatturato di 70 milioni pre Covid, oltre 1200 dipendenti, 5 stabilimenti produttivi, un miliardo di pezzi prodotti ogni anno. Pezzetti piccolissimi, realizzati con costosi macchinari costruiti ad hoc, con l'utilizzo di materiali d'avanguardia. Senza le viti, le cerniere, le aste, i naselli, i dadi, i braccioli, sfornati dagli stabilimenti di Susegana, dal mega impianto in Cina e da altri tre siti produttivi, i grandi marchi dell'occhialeria italiana, francese e dell'estremo Oriente si fermerebbero. 

LE VITI E L'IDEA

Un altro caso di miracolo industriale del Nordest, ma con una differenza sostanziale. I grandi brand - da Benetton a Luxottica, da Rana a Diesel - sono nati partendo da zero, spesso da situazioni di povertà, grazie allo spirito di sacrificio e alle grandi intuizioni, mentre Visottica è partita già da una situazione di grande stabilità economica, o meglio ricchezza, quella della famiglia dei conti Montalban. «L'idea è stata di mio padre Osalco - racconta il conte Rinaldo - uomo di grande carisma, concreto, che amava godersi la vita, potendo contare sul solido patrimonio della famiglia. La sua storia è cambiata, quando è precipitato con l'aereo militare che pilotava. Si è salvato, però ha lasciato l'aviazione attiva ed è andato a dirigere l'aeroporto Nicelli al Lido di Venezia. La famiglia si è trasferita dal palazzo di Conegliano in una villa sull'isola veneziana, dove sono nato anch'io. Le viti per occhiali sono arrivate per caso. Papà viaggiava molto in auto, gli piaceva guidare. Andava spesso in Belgio perché, forte di una laurea in Scienze politiche, sperava di intraprendere la carriera diplomatica. Passando per la Svizzera acquistava viti per conto di amici che avevano una fabbrichetta di occhiali. Da ex pilota, aveva un po' il pallino per la meccanica e ha deciso di provare a realizzare lui queste viti».

LE ORIGINI

Il racconto sarebbe lungo e divertente. Come sempre gli inizi di una grande impresa sono ricchi di aneddoti, colpi di fortuna e felici intuizioni. Osalco ha capito che gli svizzeri non avrebbero mai venduto i torni calibrati per le viti ad un possibile concorrente. Ha aggirato l'ostacolo comprando macchinari dismessi dalle fabbriche di orologi: se andavano bene per far funzionare i complessi congegni, potevano essere convertiti per i meno sofisticati meccanismi dell'occhialeria dell'epoca. È nata così nel 1947 la Panottica. I laboratori erano collocati nell'antica loggia di Palazzo Montalban vecchio a Conegliano. I dipendenti erano cinque. Si producevano soprattutto cerniere utilizzando un brevetto della Dolomit di Cibiana di Cadore. Osalco ha fatto centro. In breve i dipendenti diventano 35 e viene aperto il primo stabilimento a Susegana.

 

DAL BASSO

«Poi sono arrivato io - racconta Rinaldo Montalban sogghignando al ricordo - Erano gli anni Ottanta, ero fresco di laurea in Economia e commercio. Papà mi ha detto, tieni le chiavi, l'azienda è tua. Io passo a fine anno a riscuotere la mia quota. Papà era così. Se mi passa l'espressione, era un figo, amava la bella vita. In azienda non ho trovato collaborazione, il direttore e i capi mi guardavano con diffidenza, temevano che volessi togliere il loro potere. Erano abituati con mio padre che in fabbrica si vedeva poco. Io ho deciso di partire dal basso: sono diventato amico degli operai, mi sono fatto spiegare tutto del loro lavoro. Ho promosso capo reparto i più bravi, dopo due anni ho licenziato il direttore. Ormai sapevo fare meglio di lui».

IL FAR EAST

La crescita di Visottica è stata esponenziale, Rinaldo ha portato una ventata di modernità e ha avuto il coraggio di fare investimenti. Prima ha aperto uno stabilimento a Udine per la produzione delle aste, poi ha fatto il grande salto in Cina. «È stato un passaggio inevitabile. L'occhialeria ha subito una fortissima delocalizzazione. La maggior parte dei nostri clienti, producevano in Oriente. Era impensabile restare competitivi mantenendo la produzione della componentistica in Italia. Il primo passo è stato l'apertura di un ufficio commerciale ad Hong Kong. Poi siamo entrati in Cina. Però ho sempre voluto mantenere il know how in Italia». La conquista del Far East («Ma agli inizi sembrava Far West, la Cina era ancora molto arretrata») è stata decisiva per lo sviluppo di Visottica. Dapprima, nel distretto di Guangdong con l'unità produttiva Optical Technology Manufactury, poi con l'acquisizione dell'Ottica Far East e infine, nel 2010, il grande colpo dell'acquisizione della Comotec, che ha portato Visottica a diventare il primo gruppo mondiale nella componentistica per occhiali.

LA CRISI DEL 2008

«È stato un colpo da la va o la spacca - semplifica Montalban con il suo raccontare un po' dissacrante - Eravamo usciti malconci dalla crisi del 2008, ma per fortuna altri stavano peggio di noi. Ho fatto un'offerta ultimativa: accettare o fallire. Mi sono ritrovato con un colosso con 1700 dipendenti. Ho creato una piccola task force di fedelissimi, con in primis l'ingegner Daniele Angeli, un dirigente con cui sono sempre in sintonia, e abbiamo cambiato tutto, liquidando la dirigenza cino-francese. Nei posti chiave ho messo solo italiani. In un anno e mezzo il fatturato è aumentato del 20%». Una marcia che è proseguita negli anni successivi. Nel 2017 è stato inaugurato a Dongguan un modernissimo stabilimento con un migliaio di addetti che serve prevalentemente il mercato asiatico. Inoltre è proseguita la politica delle acquisizioni: la Ookii, società specializzata nella produzione di articoli tecnici, la Matrix, leader nella produzione di componento Mim (un particolare stampaggio che unisce plastica e metalli), e recentemente la Eurodecori, eccellenza bellunese specializzata nelle lavorazioni in zama (una lega a base di zinco). 

IL CERCHIO SI CHIUDE

«Adesso il cerchio è chiuso - spiega Montalban - Visottica Cometic è in grado di fornire una gamma completa di prodotti per il mercato dell'occhialeria e nel contempo diversificare l'offerta rivolgendosi a settori quali moda, bigiotteria e oggettistica». La forza lavoro è sbilanciata in Cina, ma la testa resta saldamente in Italia, su questo il presidente non transige. «Susegana e gli altri stabilimenti italiani sono la nostra garanzia per il futuro. Qui noi progettiamo, creiamo i brevetti e costruiamo le macchine. Le decisioni strategiche partono da qui. E anche in Cina nei posti chiave ci sono italiani. Visottica Comotec è un'eccellenza italiana che esporta in tutto il mondo e produce anche in Cina. Ma tutto parte da Susegana. Io sarò sempre riconoscente verso i miei collaboratori, i miei operai, che mi hanno sempre supportato, accettando anche sacrifici nei momenti difficili. Siamo diventati grandi anche grazie a loro». Un solo rammarico: deve assumere personale, ma fa fatica a trovare italiani disponibili. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA