Adriano Tessarollo compie 75 anni, il vescovo di Chioggia si ritira dall'incarico

Venerdì 23 Aprile 2021 di Roberto Perini
Il vescovo Adriano Tessarollo

CHIOGGIA - Il vescovo Adriano Tessarollo si accinge al ritiro per raggiunti limiti d'età. Il 2 maggio compirà 75 anni, limite previsto dal Diritto canonico. La notizia è apparsa, tramite una sua lettera, sul settimanale diocesano Nuova scintilla. Originario di Tezze sul Brenta, fu ordinato il 7 giugno 2009.

POSIZIONI SCOMODE
Uomo alla mano, lontano dalla politica, molto presente su Facebook e stimato, si è sovente esposto in prima persona, anche assumendo posizioni scomode. L'ultimo suo intervento choc sul social risale al 18 marzo scorso. Non si è fatto scrupolo di confermare pubblicamente che, al calare del buio, il tratto di Fondamenta Vena vicino a Ponte Zitelle rimaneva in balìa dei teppisti. Premesso che tutti sanno e non osano parlare, ha riferito d'essere stato insultato ed additato come pedofilo da alcuni teppisti e che il giorno precedente gli stessi balordi avevano strappato la Bibbia di mano ad un malcapitato sacerdote di passaggio. Per l'occasione, ha denunciato la scarsa vigilanza, conseguente alla carenza di personale che affligge ormai i comandi locali delle forze dell'ordine. Nel 2018, quando in seguito alla morte di una giovane donna, trovata esanime nel locale servizi, divenne palese che nell'affollatissimo centro per migranti di Conetta accadevano cose inaccettabili, attirandosi anche critiche pesanti, non esitò a stigmatizzare il presunto business dell'immigrazione irregolare, fonte di disagio, discordia sociale e sfiducia politica. Le sue dichiarazioni furono riprese da tutti i principali media. L'imminente uscita di scena di monsignor Tessarollo potrebbe anche non risolversi col naturale avvicendamento fra prelati.

PROSPETTIVE
Potrebbe infatti comportare perfino la soppressione della Diocesi clodiense, istituita nel XII secolo. L'azzeramento potrebbe concretizzarsi in forza al Concordato del 1929. Gli accordi prevedono, infatti, la ristrutturazione delle diocesi nell'ambito dei confini provinciali. «Si tratta di una possibilità da non sottovalutare affatto, in questo particolare momento- segnala lo storico Luciano Bellemo - Non deve tranquillizzare il fatto che la direttiva stabilita dai Patti lateranensi sia rimasta sinora disattesa». Lo studioso spiega quindi che, invece di procedere all'elezione di un nuovo Capo della Diocesi, il Vaticano potrebbe nominare un vescovo ausiliare incaricato di coordinare le attività delle parrocchie e degli altri istituti locali per conto del Patriarca di Venezia. Qualora ciò dovesse avverarsi, una parte del Polesine, attualmente sotto Chioggia, passerebbe probabilmente alla diocesi di Adria e Rovigo. Verrebbe così cessare un glorioso istituto, citato formalmente per la prima volta nel 1179. Risalente, però, di fatto al 1110. Fu proprio in quell'anno che il vescovo di Malamocco Enrico Grancarolo traslò la propria sede a Chioggia, costretto a farlo dalla decadenza dell'antica città lagunare, caduta ormai in rovina a causa di una disastrosa serie di fenomeni naturali; un maremoto, secondo la tradizione. Il trasferimento fu confermato dal 34º doge della Repubblica di Venezia Ordelaffo Falier. «Nel 1958 aggiunge lo storico - l'arcivescovo di Verona Giovanni Urbani, divenuto Patriarca di Venezia e Cardinale, prese in considerazione l'ipotesi adeguandosi a quanto impartito da una Commissione concistoriale. Non se ne sarebbe fatto nulla per intercessione del cardinale Giuseppe Siri, convinto da un memoriale redatto dall'allora vescovo Giovanni Battista Piasentini, in sinergia col sacerdote studioso monsignor Agostino Bonivento ed alcuni laici. Qualche decina d'anni dopo fu addirittura il patriarca Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, a preservare la sede vescovile autonoma di Chioggia».
 

Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 09:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA