In stazione con il machete in valigia
pregavano rivolti verso la Mecca

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In stazione col machete in valigia pregava la Mecca: condannato
VENEZIA - È stato condannato per direttissima a un anno e otto mesi il 23enne turco che era stato bloccato a Venezia dalla Polizia davanti alla stazione con una mannaia e un sampietrino nello zaino mentre pregava con gesti enfatici.   Non era solo: stavano infatti pregando alle 4,30 di domenica mattina nei pressi della stazione ferroviaria a Venezia, quando una guardia giurata si è accorta del gruppetto di stranieri e, insospettita, ha chiamato la Polizia.

Tre uomini e tre donne inginocchiati verso la Mecca, che, appena si sono accorti del vigilante, sono fuggiti. Ma fuggire sulla laguna non è proprio facilissimo e, così, le volanti e gli uomini della Digos che si sono messe alla caccia, hanno rintracciato i primi due componenti del gruppo: O. A., 49 anni, nato in Germania, in possesso di un documento di identità turco e di un permesso di soggiorno tedesco intestato però a un'altra persona, e A. K. del 1992, con passaporto turco, attualmente residente in Slovenia per motivi di studio. Gli agenti hanno capito che poteva trattarsi di personaggi pericolosi non appena hanno perquisito O. e gli hanno trovato nella borsa un machete e delle pietre, una particolarmente grossa. «La pietra - ha provato a giustificarsi - non so come sia finita qui. Il machete mi serviva per celebrare la festività islamica del sacrificio».

LA DOCUMENTAZIONE
Di questi tempi e con le forze di polizia in piena allerta sono state immediatamente avviate le ricerche delle altre quattro persone che si erano allontanate e, a questo punto sono intervenuti lo Scip e il Servizio centrale antiterrorismo, che hanno preso contatti con la Polizia tedesca e con quella slovena. Dalla Germania, le autorità hanno inviato tutta la documentazione che riguardava O., corredata da foto. Ma proprio guardando le immagini, gli investigatori si sono accorti che la persona fermata era diversa da quella indicata dai tedeschi. E comunque che l'uomo bloccato era sconosciuto alle varie banche dati. Quindi, è stato arrestato per false attestazioni a pubblico ufficiale sull'identità personale e denunciato per il possesso del machete.
Il secondo fermato ha provato anche lui a raccontare una storia. Ha detto che non conosceva i concittadini, ma che li aveva sentiti parlare in turco, e allora si era avvicinato ed era stato invitato a pregare con loro. Aveva aderito per non offenderli. Nei suoi confronti è scattato un provvedimento di fermo ed è stata avanzata richiesta di riammissione in Slovenia.
Rimanevano, però, da rintracciare ancora gli altri quattro. E' stata allertata la Polfer e, nel pomeriggio di ieri, il resto del gruppo è stato bloccato. Gli agenti hanno individuato tre donne e un uomo di nazionalità turca che sembravano corrispondere alla descrizione fatta dalla guardia giurata di Venezia. Il gruppo era entrato in Italia dall'aeroporto di Fiumicino il 29 luglio scorso, avevano biglietti di treno interail e, hanno raccontato alla Digos di Milano che li ha interrogati, di avere come destinazione finale Barcellona. «Siamo turisti - hanno detto - abbiamo incontrato O. per caso ieri, a Venezia, e ci ha chiesto di unirci al gruppo per pregare insieme». Ci siamo subito allontanati da lui quando c'è stato l'intervento della guardia giurata. I quattro sono stati controllati con esito negativo, e si sta verificando l'autenticità dei documenti. Qualora tutto fosse in regola verranno rilasciati. Le indagini, comunque, continuano per capire fino a che punto ci fossero collegamenti tra ognuno di loro e cosa avessero intenzione di fare in Italia.

IL MAGAZZINIERE
Altra storia, invece, è quella che riguarda un pachistano di 26 anni, residente a Vaprio D'Adda, nel milanese. Verrà espulso tra oggi e domani su provvedimento del ministro dell'Interno Angelino Alfano. I carabinieri del Ros e il pool antiterrorismo della procura lombarda ritengono che si tratti di un «aspirante combattente», che aveva già prestato giuramento di sottomissione al califfo e che intendeva anche colpire una rivendita di alcolici con armi ed esplosivi che era sicuro di potersi procurare. Ancora una volta, è stato il monitoraggio su Internet a dimostrare la possibile pericolosità del giovane che, sposato con una connazionale, era arrivato in Italia nel 2003 con i familiari, aveva frequentato le scuole italiane e aveva un lavoro fisso. «Il pachistano - ha spiegato Alfano - aveva più volte affermato la sua appartenenza ideologica a Isis ed era considerato un personaggio pericoloso. Il nostro lavoro parte dal presupposto che la prevenzione rivesta una grande importanza nel contrasto al terrorismo. Proseguiamo su questa strada spesso nell'ombra perché non sapremo mai, per esempio, se, tra gli espulsi finora, si nascondeva un potenziale terrorista a un passo dalla sua azione».
 
 
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Lunedì 1 Agosto 2016, 07:59






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5 di 60 commenti presenti
2016-08-02 18:46:06
Pregavano? Santo machete, santo machete, santo machete.:-)
2016-08-02 15:18:20
Ma li scontera' o godra' dell'indulto?La scusa e' che gli serviva per macellazione rituale...quindi anchemacellazione clandestina.Se lo beccano che la pratica, allora scontera'?
2016-08-02 06:47:53
Condannato per direttissima a 1 anno e otto mesi vuol dire che stara' in galera ? O lo scarcerano subito e magari gli rendono anche il machete (o meglio una mannaia da macellaio a vedere le foto) . Ma se lo scarcerano lo mettono direttamente sul primo aereo o domenica prossima lo troviamo in una chiesa "a pregare"?
2016-08-02 06:39:16
Cosa c'entra quella mannaia da cucina con un machete?
2016-08-02 01:57:44
Sembra che l'eroe del giorno sia una ignota Guardia Giurata che come e' noto non e' manco un pubblico ufficiale, ma un incaricato di pubblico servizio (boh?), ma c'e' qualcuno che a Brussel pensa a lui, scandagliando la rete ho trovato un articolo interessante di un parlamentare europeo di quelli che evidentemente odiano l'italia. segue copia incolla:"Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione Articolo 130 del regolamento Aldo Patriciello (PPE) 1-4-2015. Oggetto: Porto d'armi delle guardie giurate in Italia. Il numero elevato di denunce degli addetti ai lavori che lamentano la scarsa preparazione e formazione del personale (in alcuni casi il diritto alla detenzione e' stato concesso dopo solo una giornata di addestramento al poligono e con verifiche approssimative dell'integrità psicofisica) e' preoccupante. La licenza consente alla guardia di portare con sé l'arma anche al di fuori del turno di servizio, in ragione del "rischio di rappresaglia" da parte dei criminali (rischio infondato per vigilanti privati che non reprimono reati). Si registrano inoltre numerosi fatti di cronaca nera e il "rapporto sulla criminalità in Italia" condotto nel 2012 dal Ministero dell'Interno ha evidenziato come, su 175 delitti passionali, circa 30 siano stati opera di guardie giurate (o ex guardie giurate) con armi di servizio (il 35 % degli omicidi mafiosi, che sono stati 84 nello stesso periodo). Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede alla Commissione un parere sulla fondatezza del diritto al porto d'armi per i vigilanti privati. Stop copia incolla. Se poi scrivo che questa e la repubblica delle banane qualcuno si offende? Non voglio entrare in merito ai problemi della bistrattata categoria delle Guardie Giurate, ma come ha fatto notare qualcun altro, in un momento cosi' delicato per la sicurezza, dov'erano gli oltre 300.000 tra poliziotti carabinieri finanzieri e FF.OO. varie con tanto di esercito di rinforzo? Mi viene in mente il famoso aforisma popolare che recita: "Chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non sa insegnare, dirige. Chi non sa dirigere, fa il politico. Chi non sa nemmeno fare il politico, lo elegge".