Miracolo Venezia: dalla salvezza allo spareggio per la serie A

Sabato 22 Maggio 2021 di Marco De Lazzari
Il Venezia, si gioca la salita in serie A con il Cittadella
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VENEZIA - Cronaca di un miracolo sognato e (non del tutto) annunciato. Il Venezia di nuovo ad un passo dalla Serie A, dopo vent'anni di montagne russe e con l'immancabile grana della mancanza di uno stadio adeguato, è senza dubbio la vera favola della Serie B 2020/21 ormai agli sgoccioli. Senza nulla togliere a un Cittadella che, al contrario del Venezia, è ormai una certezza e non più una sorpresa a questi livelli di vertice. Domani al Tombolato (ore 21.15 su Rai2 e Dazn, arbitro Sozza di Seregno) e giovedì al Penzo (21.30) una finalissima alla quale gli arancioneroverde si accostano dopo esser rimasti l'unica compagine imbattuta dei playoff cadetti, avendo eliminato il Chievo nel preliminare e resistito due giorni fa a Lecce, uscendo dal Via del Mare con un 1-1 d'oro zecchino tanto quanto il successo per 1-0 all'andata.

PROGETTO

A prescindere da quale sarà l'epilogo, l'attuale risultato del sodalizio lagunare ha le basi nel ribaltone del febbraio 2020. In quel momento il fino ad allora dietro le quinte Duncan Niederauer (ex Ceo della borsa newyorkese di Wall Street), decise di esonerare il vulcanico Joe Tacopina che dall'ottobre 2015 era stato testa di ponte tra i tuttora assai poco noti finanziatori statunitensi e il Venezia Football Club, rifondato l'estate precedente in Serie D dopo il flop dell'Fbc Unione Venezia del russo Yuri Korablin (terzo fallimento in poco più di dieci anni dopo quelli del 2005 e del 2009). 
La salvezza conquistata all'ultima giornata battendo 3-1 il Perugia, il 31 luglio scorso dopo il lockdown del campionato, ha sancito la definitiva uscita di scena di Tacopina (tuttora alla disperata ricerca di acquisizione del Catania in Serie C) e l'ingresso di Niederauer nella stanza dei bottoni. Prima mossa il benservito al ds Fabio Lupo e al dg Dante Scibilia, con chiavi consegnate alle bandiere Mattia Collauto e Paolo Poggi (fino a quel momento impegnate nel settore giovanile e nei progetti internazionali) con piene responsabilità decisionali sul piano tecnico. Seconda mossa offrire al bravo ed emergente allenatore Alessio Dionisi il prolungamento e adeguamento del contratto che sarebbe scaduto il 30 giugno 2021, proposta rifiutata dal classe '80 toscano desideroso di riportare l'Empoli in Serie A (obiettivo centrato in carrozza).

RISCATTO

A quel punto in casa arancioneroverde si è puntato dritto su gente affamata di riscatto. In primis l'ancora più giovane Paolo Zanetti (38enne vicentino di Valdagno) fatto accomodare in panchina con un biennale, reduce dal bruciante esonero nel gennaio 2020 ad Ascoli da debuttante in Serie B. Oltre a lui dentro giocatori a caccia di rivincita poiché appena retrocessi in C, a partire dal bomber Forte e Di Mariano (dalla Juve Stabia, come Ricci arrivato a gennaio), Taugourdeau (Trapani) e Mazzocchi (Perugia). Retrocesso nella B austriaca era pure lo sconosciuto Svoboda (Wattens), primo di una lunga serie di acquisti stranieri, seguito dal norvegese Johnsen (Ajax), dallo sloveno Crnigoj (nazionale ma fermo da un anno a Lugano), gli islandesi Bjarkason e Karlsson fino ad arrivare al portierone finlandese Mäenpää e altri ancora, tutti con la costante (vera rarità in laguna nel post-Zamparini) di aver firmato contratti di 3-4 anni.

LA GRANA STADIO

In tutta la stagione il Venezia è uscito dalla zona-playoff solo il 16 gennaio, dopo aver perso immeritatamente per 2-0 a Lignano contro il Pordenone. Da lì un crescendo nonostante gli acciacchi dello squalo Forte (15 reti finora), fino a conquistare col 2-2 del 4 maggio a Pisa il matematico pass-playoff con due giornate di anticipo. Zanetti ha così eguagliato l'impresa del Venezia di Pippo Inzaghi che, tre anni a da neopromossi, si fermò di misura in semifinale contro il Palermo. Con Zanetti (la proposta di prolungamento è già sul tavolo, ma le sirene dalla Serie A stanno suonando) il Venezia sta dunque riaggiornando la propria storia. Quantomeno quella calcistica, perché invece sul fronte stadio l'inadeguatezza resta tristemente la regola. Del nuovo stadio oggi nessuna parla più e la parole d'ordine è deroga, quella che il club vuole perseguire per riportare almeno un anno nell'ultracentenario Penzo quella Serie A salutata nel 2001/02.
 

Ultimo aggiornamento: 19:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA