Venezia, Basilica di San Marco devastata dall'acqua alta: la pavimentazione è tutta da rifare

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Nicola Munaro
La pavimentazione della Basilica di San Marco 
distrutta dall'acqua alta
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VENEZIA - Il pavone era stato solo la prima avvisaglia. I pezzi di quel mosaico pavimentale mangiati dall’Aqua Granda del 12 novembre, il campanello d’allarme suonato nelle stanze della Procuratoria di San Marco per dire quanto, gli uomini chiamati per statuto a difendere la Basilica, si sarebbero trovati di fronte durante i futuri sopralluoghi. Quelli dei giorni scorsi che hanno portato a un risultato pesante come una sentenza di condanna: il 60 per cento della pavimentazione in marmo della Basilica di San Marco è da rifare, dopo i due mesi passati a mollo nell’acqua salsa delle maree che da inizio novembre e fino a Natale hanno attanagliato il cuore della città storica.
 

LAVORI IMMANI
«L’acqua non se n’è mai andata e fatta eccezione per l’altare maggiore, tutta la pavimentazione è stata sommersa - ammette Carlo Alberto Tesserin, Primo Procuratore di San Marco - Quasi il 60% sarà da sostituire e ci vorranno anni per completare i lavori».

Un pavimento di oltre duemila metri quadri a diverse altezze, costruito in tasselli di centinaia di tipi di marmo incollati uno a uno sul massetto, a sua volta mangiato dal sale che ha così sollevato le tessere marmoree che lo compongono. «In questi giorni - continua Tesserin - stiamo facendo una serie di verifiche da portare poi alla Sovrintendenza per il via libera ai lavori. Ancora una volta San Marco sarà laboratorio nell’emergenza causata dalla salsedine, responsabile della corrosione del massetto». In pratica è quello che succede anche per i mosaici sulle pareti e sulla volta, con il sale che si fa largo tra le tessere e le fa saltare. E poco serve, per il momento, il lavaggio con l’acqua dolce per snidare il salso. «Era stato detto fin da subito: i danni sarebbero aumentati con il passare del tempo e sarebbero stati immani - fa presente il Primo Procuratore - Ora siamo a fare i conti con la pavimentazione. Sia chiaro, è una situazione che si trascina da tempo ma l’acqua alta degli, ultimi due mesi è stata la botta definitiva, in grado di far saltare il banco».

LA CRIPTA
Basta riannodare i fili con le immagini di quella notte da incubo per riportare alla memoria l’acqua che entrava nella cripta e avvolgeva le tombe dei patriarchi, fin quasi a coprirle. 
«La cripta è un capitolo a parte, non ancora aperto. Siamo in contatto con il Politecnico di Torino per alcuni sopralluoghi con i quali capire l’entità dei danni alla pavimentazione - sospira Tesserin - Intanto la priorità è rimettere a posto le vetrate rotte dalla forza della marea e farle uguali a prima, con il parere della Soprintendenza. Poi si potrà partire ad analizzare le criticità e le eredità dell’acqua alta. Intanto abbiamo i sacchi di sabbia sempre pronti».

 

 

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Ultimo aggiornamento: 11:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA