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Immigrati sfruttati. La tratta in Veneto, patto fra Regione e Tribunale per liberare gli schiavi

Giovedì 2 Giugno 2022 di Angela Pederiva
Immigrati sfruttati. La tratta in Veneto, patto fra Regione e Tribunale per liberare gli schiavi
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Nel giro di 9 mesi in Veneto sono state contattate 1.194 persone a rischio di grave sfruttamento sessuale o lavorativo, tanto che per 484 è scattata l'assistenza di prossimità, con 107 prese in carico attraverso programmi di protezione e inclusione sociale. È il bilancio del progetto Navigare registrato da luglio a marzo, dopo che a metà dello scorso anno la Regione ha assunto la gestione della rete antitratta in continuità con la precedente esperienza del programma Nave curato dal Comune di Venezia, diventando oltretutto capofila del numero verde nazionale (800 290290) che raccoglie le richieste di aiuto. Su questo sfondo Palazzo Balbi ha siglato un accordo con il Tribunale lagunare, primo nel suo genere in Italia, che punta a favorire il tempestivo riconoscimento delle vittime e ad accelerare la definizione dei relativi procedimenti giudiziari di protezione internazionale: «È un obbligo morale e un segnale di civiltà fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ambito di competenze, contro un fenomeno inqualificabile», ha commentato il governatore Luca Zaia.


I DATI
Dalle prostitute ridotte in schiavitù, ai braccianti ostaggio dei caporali, anche le cronache venete sono punteggiate di episodi allarmanti. Lo confermano i dati del progetto Navigare, che con un semestre di anticipo ha già raggiunto e superato l'obiettivo numerico che si era prefissato nell'attuare le azioni di accompagnamento in area legale, sociosanitaria e lavorativa. I contatti in strada coinvolgono un 73% di donne e un 26% di transessuali, provenienti soprattutto da Romania, Nigeria e Perù. Sul fronte del caporalato, invece, i maschi (arrivati prevalentemente da Nigeria, Pakistan e Marocco) costituiscono il 53%: «Per la prima volta in circa 20 anni il numero degli uomini presi in carico, prevalentemente dal grave sfruttamento lavorativo, ha superato il numero totale delle donne», ha sottolineato l'operatrice socio-legale Giuseppina Di Bari, presente all'illustrazione dell'intesa insieme a Maria Grazia Benedetti, giudice applicato alla Sezione specializzata in materia di immigrazione, al cui vertice c'è Salvatore Laganà, presidente del Tribunale di Venezia. «Alla fine del 2019 ha spiegato quest'ultimo contavamo quasi 7.000 procedimenti per la richiesta di protezione, a causa delle 5.000 nuove iscrizioni sopraggiunte. In due anni siamo riusciti a ridurre le pendenze a quota 4.800, grazie all'arrivo di 2 nuovi magistrati, a cui se ne aggiungerà ora un terzo, nonché di 5 addetti del processo, in aggiunta ai 29 destinati al resto del Tribunale. Certamente le carenze di organico permangono ancora, ma attraverso il protocollo sottoscritto con la Regione, cercheremo di essere il più rapidi possibile nella definizione delle istanze».


I CANALI
I percorsi di richiesta della protezione (internazionale, sussidiaria e umanitaria) sono canali in cui possono transitare le persone vittime di reclutamento, a cui può accompagnarsi lo sfruttamento. È qui, nel lavoro svolto da magistrati e avvocati all'interno delle 4 Commissioni territoriali di Padova, Treviso, Vicenza e Verona, che interverrà il testo appena firmato. «Se dal fascicolo emergerà la presenza dei cosiddetti indici di tratta ha chiarito Laganà l'udienza verrà sospesa e rifissata. Nel frattempo il Tribunale potrà acquisire tutta la documentazione, pure quella secretata, in modo da coinvolgere gli operatori e i mediatori del progetto Navigare, per l'avvio delle attività di assistenza alle vittime, su cui spesso gravano minacce di ritorsioni sulle loro famiglie e rituali magici per vincolarle al silenzio, tanto che non è facile rompere il muro di omertà». A loro sarà offerta una via di fuga dalla schiavitù: una casa, un lavoro, l'assistenza sanitaria e legale. «Un modello che merita di essere esportato in tutta Italia», ha osservato Stefano Pes, rappresentante italiano dell'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo.

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