Vaccinazioni dei trentenni a rilento, il sociologo Crepet: «Senso di onnipotenza per colpa dei social»

Domenica 16 Gennaio 2022 di Nicola Munaro
Paolo Crepet
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VENEZIA -  A guardarla disegnata in un grafico  si vede un'onda con due picchi. Il più importante è verso destra, ma valori simili si replicano anche all'opposta estremità. Nel mezzo la linea cala, proprio come un movimento ondulatorio. Ma quella racchiusa nel grafico è la percentuale età per età dei vaccinati. Risultato? Che i ventenni sono i più vaccinati tra gli under 50 e assomigliano tanto - in fatto di numeri - ai loro nonni, superando, e bene, età per cui il vaccino non è d'obbligo ma consigliato con forza vista la piena attività della vita lavorativa.

I RAGAZZI DEL 2OO1
Se i ventenni hanno aderito in massa alla vaccinazione, tra loro sono i classe 2000 (dal momento che i dati sono raccolti considerando quanti compiranno gli anni nel 2022 appena iniziato) ad avere percentuali bulgare con il 90% dei ventunenni residenti nel territorio dell'Ulss 3 vaccinati contro il coronavirus. Per trovare un dato simile bisogna arrivare fino ai sessantottenni, età da cui la curva risale.
In mezzo è un calo continuo, fino ad arrivare al picco negativo dei trentaseienni (i nati nel 1986) con l'83,1% che risulta vaccinato. La curva, che tra gli under 50 ha il suo picco nei ventunenni, cala con il crescere dell'età e tra i 30 e i 50 anni non supera mai la soglia dell'86% della popolazione immunizzata. Il dato, quindi, offre un'istantanea incontrovertibile: i più giovani hanno risposto meglio alla campagna vaccinale rispetto ai loro genitori, zii o fratelli più grandi.

IL SOCIOLOGO
«È la generazione dei millennials che sono cresciuti e sono entrati nel mondo della tecnologia digitale. Loro - commenta il sociologo padovano Paolo Crepet - hanno avuto la sventura di credere troppo nella formazione digitale attraverso le chat e i social e più facilmente si fanno influenzare. Oltretutto proprio questa è una fascia d'età che ha conosciuto il massimo privilegio pre-pandemia che ci ha fatto pensare che non avremmo avuto più problemi e che anche quelli economici come la crisi del 2008, li avremmo superati».

Per Crepet si tratta di una «generazione cresciuta di nuovo con un falso positivo nel senso che è falso nei confronti di una società in cui sono tanti diritti e nessun dovere» e, di conseguenza, «non si vaccinano per un senso di onnipotenza ereditato dagli anni prima della pandemia. Il coronavirus è stato qualcosa di rapido, tremendo. Non è mai successo che il mondo si sia dovuto fermare improvvisamente».

Una situazione che ha causato una reazione: «Scatta in loro, quindi, un elemento di rabbia, protervia, negazione che possa esistere qualcosa in grado di colpirli. Chi non si vaccina non aveva prima possibilità di farsi notare e di protestare. Una generazione che coincide con la fascia d'età di quelli che pensano che uno vale uno e non fanno alcuna differenza nel merito».
Di contro, i più ventenni, cioè i post-millennials, hanno, per Crepet, «capito che vaccinarsi è l'unico modo per andare a scuola, hanno capito che la Dad non serve a nulla ed è stata una sconfitta: la loro convinzione nell'aderire alla campagna vaccinale è legata alla possibilità di normalità della vita che loro volevano e che le autorità hanno negato. Hanno capito che per uscire da questa situazione ci si deve vaccinare. Loro - aggiunge - sono meno condizionati dai social, da cui hanno preso le distanze e hanno capito sulla loro pelle quanto sia bello e giusto fare una vita sociale e non stare chiusi in casa mandandosi messaggini».

GLI ADOLESCENTI
Sono i dodicenni (i classe 2010 quindi) l'unica fascia d'età con la percentuale di vaccinati sotto la metà (è immunizzato il 38,2 per cento) dato che poi sale al 67% nei tredicenni e quasi raddoppia nei quattordicenni: 75,5% dei nati nel 2008 sottoposti all'iniezione contro il virus. La linea poi sale fino ai classe 2001 per poi scendere.

GLI ANZIANI
È nella fascia più vecchia della popolazione che si trova il più alto numero di persone che hanno detto sì alla vaccinazione.
Sono gli ottantaduenni (classe 1940) i più vaccinati con il 94,8 per cento.
 

Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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