Venezia, al Tronchetto tornano gli "intromettitori" abusivi che dirottano i turisti sui motoscafi

Lunedì 27 Settembre 2021 di Maurizio Dianese
Gli intromettitori abusivi al Tronchetto
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VENEZIA - Come prima. Peggio di prima. E per capirlo basta andare al Tronchetto, la cartina di tornasole di come sarà il turismo prossimo venturo. Turismo mordi e fuggi, non organizzato, fatto di coppie, di famiglie, di gruppetti di amici. Niente più turismo organizzato, quello fatto di grupponi di cinquanta e passa stranieri che seguono fedelmente l'ombrellino della guida. Adesso si torna indietro e lì, nell'Isola Nuovissima, c'è qualcuno che ha capito prima di tutti come sarebbe ricominciata. E se il Comune in due ani non ha trovato il modo di ripensare all'accoglienza dei turisti, Trabujo invece si è attrezzato recuperando dal passato il vecchio sistema della chiamata. A suo tempo gli intromettitori si mettevano in fila sul ponte della Libertà e si chiamavano, cioè si attribuivano, le macchine, prima che girassero per il Tronchetto. Da quel momento il malcapitato turista diventava di proprietà di quell'intromettitore e ce n'era uno, il famoso Lorenzo Ambrosi soprannominato non a caso magnamacchine, capace di lavorare in una giornata decine di auto straniere. Ma questa ormai è storia perchè negli ultimi vent'anni piano piano ha piede il turismo organizzato e così si è lasciato perdere la battuta dei singoli e si è passati ad occuparsi dei pullman che portavano ogni anno 5 milioni di turisti al Tronchetto. Questo fino ad oggi.


IL PRESENTE

Ma adesso, due anni dopo la chiusura totale di Venezia, il turismo organizzato fa fatica a ripartire e invece sono iniziate ad arrivare prima a decine, poi a centinaia, adesso a migliaia, le famigliole, le coppie, i gruppetti di amici. E Loris Trabujo ha reinventato il vecchio sistema della battuta singola. E così gli intromettitori sono tornati dentro il garage multipiano a dare una mano ai turisti che devono parcheggiare, altri si sono piazzati davanti al people mover, altri all'arrivo dei FlixBus, sotto il people mover. Risultato? I lancioni di Loris Trabujo lavorano alla grande e fanno il pieno ogni giorno. Del resto lui ha capito che basta avere pazienza e intercettare un turista, convincerlo a salire sul barcone e poi aspettarne un altro e un altro ancora, fino a raggiungere quelle 100-200 unità che permettono di far partire la barca piena. Pensare che Loris Trabujo, qualche antico guaio per una storica e familiare amicizia con l'ergastolano Gilberto Boatto detto Lolli, il capo della banda dei cosiddetti mestrini ai quali Felice Maniero a metà degli anni 80 aveva affidato il Tronchetto, era partito sfavorito meno di cinque anni fa quando si era installato al Tronchetto nella parte che era stata lasciata libera da tutti perchè non buttava più niente e cioè l'uscita secondaria del parcheggio multipiano. Da lì scendevano solo quattro gatti ogni tanto, appena appena sufficienti a riempire un lancione due volte al giorno. 


LA STRATEGIA

Poi però lì dove aveva aperto l'ufficio, ai piedi del people mover, erano arrivati i FlixBus e lui aveva cominciato a lavorare. Non certo come Otello Novello detto il Cocco cinese, anche lui con qualche guaio per via di amicizie dei vecchi tempi che lo hanno portato anche ad una imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa, che invece con i suoi quasi venti lancioni ha sempre lavorato moltissimo al Tronchetto. 
Ma mentre Trabujo appena ci sono stati i primi spiragli, ha capito come sarebbe andata e si è piazzato di nuovo al Tronchetto puntando a lavorare i turisti ad uno ad uno, il Cocco cinese è rimasto al palo. E lui è quello che soffre più di tutti dal momento che si era specializzato, grazie ad una figlia del Dragone trapiantata a Venezia e sposata con un veneziano, i cinesi, gli unici che non arrivano, né da soli né in gruppo. Come se non bastasse, il cosiddetto riordino messo in atto dal Comune lo ha ulteriormente sfavorito dal momento che anche gli autobus non arrivano più quasi davanti al pontile Actv, dove sono piazzate anche le barche di Cocco cinese, ma vicinissimo alla postazione di Trabujo. Il vecchio punto di arrivo dei bus, tra l'altro, è anche il posto dove stanno finendo di costruire la caserma dei carabinieri che dunque si troverà lontano quanto basta per non poter seguire nulla di quello che succede al Tronchetto. 
Tutto questo ma il Comune quando parlava di ri-ordino del Tronchetto, che cosa intendeva? - porta a dire che sono cambiati gli equilibri anche imprenditoriali del Tronchetto e Trabujo rischia di diventare il nuovo imperatore dell'Isola Nuovissima, forte della sua intuizione che il turismo che avrebbe ripreso per primo fiato sarebbe stato quello a giornata, quello che arriva, parcheggia al Tronchetto, si fa portare fino in Riva degli Schiavoni, si fa il selfie in piazza San Marco, va a mangiare pollo di cartone da qualche parte, ingoia una coca e torna indietro in giornata. Certo anche lui deve fare i conti con Punta Sabbioni, il terminal che sta crescendo a vista d'occhio, fuori da ogni controllo, e che rischia di mettere in difficoltà il Tronchetto, e il ritorno del Cocco cinese e di tutti gli altri che finora hanno (non) lavorato con i pullman. 


L'EREDITÀ

Ma il Cocco ormai vuol passare la mano, tant'è che è da febbraio di due anni fa che non mette più piede al Tronchetto. Che, dunque, resterà orfano di questa figura immobile e serafica, defilata rispetto al gruppo degli intromettitori che lavorava per lui, eterno sigaro in bocca, sguardo attento e bocca sempre chiusa. Al suo posto la figlia e il genero. Sono loro oggi a gestire la Canal Grande srl fondata nel 1985 - e la Travel Venice srl nel 1994 - le due aziende storiche di Novello che contano quasi venti lancioni. Si tratta di due aziende che fino a poco prima della pandemia macinavano paccate di soldi e, secondo la Guardia di finanza, dimenticavano pure di pagare tutte le tasse. Tant'è che alla Canal Grande tra il 2011 e il 2015 la Finanza contestava verbali per un totale di 2 milioni 203 mila euro di maggior imposta accertata, mentre alla Travel Service solo 618 mila euro. Finora però l'Agenzia delle entrate è riuscita ad incassare ben poco perchè la Commissione tributaria finora ha sempre deciso che avevano ragione gli avvocati di Otello Novello a dire che non si trattava di imposta evasa, ma di errata interpretazione delle norme. Le aziende dei trasporti infatti non sono soggette ad Iva e invece la Guardia di finanza sosteneva che le due aziende di Novello come tutte le altre, del resto - non si limitavano ad effettuare trasporto di turisti, ma organizzavano anche escursioni e gite e quindi avrebbero dovuto pagare l'Iva. Ma se da sempre i turisti, curiosi come gazze, chiedono insistentemente di vedere non solo San Marco, ma anche Murano e Burano, ci vuole pure qualcuno che li porti, no? Questione di lana caprina, si dirà, se non fosse che ci sono di mezzo milioni e milioni di euro di imposte non incassate. Ma la buona notizia è che al Tronchetto la situazione è cristallizzata ed è difficile che ci siano ancora guerre per bande come negli anni 90 anche perchè leggenda vuole che recentemente ci sia stato un incontro cordiale tra il Cocco cinese e Gilberto Boatto detto Lolli. Del resto al Tronchetto di nuovo inizia ad esserci lavoro per tutti e quindi è inutile pestarsi i piedi e, semmai, l'unica gara che si continuerà a fare è su chi paga meno tasse. Ma è anche vero che la difesa di intromettitori e capitani, di mozzi e marinai è sempre la stessa e cioè che a Venezia si lavora in nero, con i turisti. E anche in questo e non solo visto che in questi ambienti circola la voce che un amministratore comunale sia diventato socio occulto di una compagnia privata di navigazione - il Tronchetto semplicemente ha fatto e continuerà a far scuola a Venezia.

 

 

Ultimo aggiornamento: 10:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA