La truffa delle docce "fantasma": 15 raggirati in tutto il Veneto, ora il processo

Venerdì 24 Settembre 2021 di Nicola Munaro
foto di repertorio

MUSILE - La tattica è stata sempre la stessa, ma ha funzionato. Ivan Bianco, sessantaduenne di Musile, ha disseminato vittime di truffe in tutto il Veneto e in Trentino: quindici i raggirati per un guadagno di circa 35mila euro messo a segno nel 2014. Di quelle truffe, le uniche che al momento gli sono ufficialmente contestate davanti a un giudice, deve rispondere adesso in tribunale a Venezia in un processo che lo vede imputato e la cui prossima udienza è in programma a marzo. 


L'INDAGINE

Ivan Bianco era stato arrestato nel 2016 dai carabinieri di Trento su ordinanza di custodia cautelare del giudice di Venezia con l'accusa di truffa aggravata. Le indagini su Bianco, all'epoca titolare della Nord Italia Service, aveva mosso i primi passi proprio in Trentino perché i suoi futuri clienti se li sceglieva nella fascia pedemontana, tra le province di Trento, Belluno e Treviso. Alle persone contattate dal call center della sua ditta proponeva interventi di ristrutturazione del bagno con la fornitura di sanitari attrezzati per anziani e disabili, come piatti doccia e vasche da bagno con speciali maniglie. Per effettuare i lavori chiedeva, poi, il pagamento di un acconto che arrivava anche a metà del preventivo: 2mila, 3mila, anche 5mila euro. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, una volta incassato il denaro, Bianco non si faceva più trovare. In alcuni casi si sarebbe limitato a smontare il bagno, prima di sparire, lasciando oltretutto la casa della vittima sprovvista delle docce o delle vasche da bagno che prometteva di sostituire.


IL CONTESTO

Ma non ci sarebbero solo le quindici truffe e i 35mila euro incassati, ora perno del processo a Venezia.
Secondo i carabinieri, Bianco sarebbe sospettato di un altro centinaio di truffe non solo nel Veneto e nel Veneziano, ma anche a Belluno e Feltre, con qualche capatina a Ferrara e Udine. L'uomo, secondo le indagini iniziate dai carabinieri di Canal San Bovo, in Trentino, grazie alle denunce di cinque persone che erano state raggirate, avrebbe preso in giro non soltanto la sua clientela - che contattava trovando i numeri sugli elenchi telefonici delle varie zone e di cui appuntava cinicamente particolari fisici, età e punti deboli - ma anche ignari fornitori di materiali da cui si riforniva, salvo poi non pagare e utilizzare gli oggetti per fiere espositive come ad esempio tra i padiglioni della Fiera di Longarone, dove aveva tentato, sostengono gli investigatori, di agganciare altri clienti. E nella sua rete sarebbero finite anche alcune centraliniste sue dipendenti. Versanti, questi, sui quali si indaga ancora.
 

Ultimo aggiornamento: 12:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA