I furbetti dell'acqua alta, dopo i 13 cinesi nel mirino altri 50 risarcimenti sospetti

Sabato 18 Settembre 2021 di Nicola Munaro
Danni dall'acqua alta

VENEZIA - Non è finita l'indagine del primo Nucleo Operativo Metropolitano della guardia di finanza di Venezia, diretto dal capitano Antonio Onorato, che ha squarciato il velo dei furbetti dell'Aqua Granda. 
Se ad essere già indagati dalla procura sono 13 tra commercianti e ristoratori cinesi con le accuse di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti (ne parliamo in un articolo a pagina 6 del fascicolo nazionale, ndr) a tremare adesso sono altre cinquanta persone.

I PROFILI
Sono veneziani e stranieri, tutti titolari di negozi di artigianato, chincaglierie, pelletterie e attività di ristorazione che hanno ottenuto rimborsi per i danni della marea a 187 centimetri nella notte del 12 novembre 2019 e per le acque alte dei giorni successivi. Nelle migliaia di rendicontazioni setacciate dalle fiamme gialle, emergono i profili di queste cinquanta persone sulle quali i militari di campo San Polo stanno approfondendo ogni dettaglio.
La domanda è la stessa che ha incastrato i commercianti cinesi: chi ha emesso le fatture usate per compilare la domanda alla struttura commissariale e ottenere così dallo Stato il rimborso per i danni subiti? Le cinquanta sotto osservazione sono tutte attività che hanno avuto ristori tra i 10 e i 20 mila euro, cioè il massimo di quanto previsto per le imprese. 

I RESIDENTI
Il passo successivo è quello in cui i finanzieri - sulla scorta del protocollo firmato con la protezione civile un mese dopo la marea eccezionale del novembre di quasi tre anni fa - andranno a verificare i rimborsi ai cittadini privati per cui la quota massima era di 5mila euro, tutti ottenibili attraverso la presentazione delle fatture dei nuovi acquisti e delle fotografie dei danni subiti. 
È una fase che potrà partire a dicembre, quando sarà conclusa l'analisi delle imprese beneficiarie del risarcimento.

IL METODO
Identico, per privati e imprese, il meccanismo con il quale la guardia di finanza ha analizzato, a cominciare da fine 2020, e analizzerà in futuro i rimborsi. 
Consultando il database della piattaforma commissariale guidata dal sindaco Luigi Brugnaro - su nomina del Governo - i finanzieri analizzeranno ogni singola concessione di contributo statale in ordine di tempo come da erogazione.
Da lì i militari cercheranno di capire chi sia ad aver firmato la fattura per l'acquisto dei nuovi beni e se qualcosa risulterà fuori dai paletti della legalità, le indagini entreranno nel vivo come accaduto per i piccoli imprenditori cinesi scoperti nelle scorse settimane.

ATTENTI AI PRECEDENTI
La finanza lavorerà anche su una sorta di lista di fornitori delle fatture che in passato avevano già mostrato dei problemi con la rendicontazione contabile proprio per evitare che si ricapiti nel caso delle società cartiere, come avvenuto nella prima fase di questa inchiesta.
L'indagine, spiegano dalla guardia di finanza, nasce proprio per il controllo della spesa pubblica.
I tredici commercianti cinesi che avevano ottenuto il rimborso con fatture per operazioni mai avvenute, in totale avevano racimolato circa 230mila euro. Per farlo, in un caso, due piccoli imprenditori avevano usato anche la stessa foto di un negozio di scarpe danneggiato dalla marea.
 

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