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«Era uno spacciatore, ma non per colpa sua»: il tribunale gli riconosce lo status di rifugiato

Martedì 15 Marzo 2022 di Angela Pederiva
L'arresto di uno spacciatore
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VENEZIA - Pareva una vita irrimediabilmente perduta: la droga, un accoltellamento, il carcere. Ma grazie al progetto N.A.Ve. (Network Antitratta per il Veneto), di cui è capofila il Comune di Venezia, un giovane tunisino avrà ora una seconda possibilità. Infatti il Tribunale ordinario lagunare lo ha riconosciuto vittima del racket «di minorenni o di neomaggiorenni che vengono impiegati in attività criminali» e per questo gli ha concesso lo status di rifugiato.


L'ARRIVO

Svelata nei giorni scorsi da Melting Pot, attraverso il decreto della Sezione specializzata in materia di immigrazione che ne riassume le tappe, la vicenda comincia nel 2015 in Tunisia, dove il ragazzo viene avvicinato da un connazionale che è «consapevole delle difficoltà economiche» in cui versa la sua famiglia e che gli propone ripetutamente «di partire per l'Europa con la promessa di un buon lavoro alle sue dipendenze». È l'uomo ad organizzargli il viaggio e ad anticiparne la spesa, con l'impegno di essere ripagato attraverso il suo futuro stipendio in Italia. All'arrivo, il 19enne dichiara di essere minorenne e scappa dal centro in cui viene accolto, per raggiungere il conoscente a Padova, dove scopre di essere destinato alla vendita di stupefacenti nella zona di Mestre. Così già nel 2016 scatta l'arresto per spaccio, a cui segue la prima condanna a 9 mesi e 1.400 euro.


LE MINACCE

Durante la detenzione emergono «forti indicatori di tratta finalizzata all'impiego nelle economie illegali», perciò il magrebino viene segnalato per l'adesione al programma di protezione speciale, che però abbandona «in ragione delle forti pressioni subite» dallo sfruttatore «attraverso Facebook», nonché «delle minacce dirette contemporaneamente alla madre residente in Tunisia da parte di uomini» legati alla banda. La donna patisce in silenzio quelle intimidazioni, come metterà poi a verbale suo figlio: «È un brutto quartiere e la polizia non ci viene. Io ho paura di loro qui, figuriamoci mia madre, non ha il coraggio di fare la denuncia». Il che secondo i giudici confermerà «l'incapacità delle autorità statali di fornire adeguata protezione alle vittime di trafficking» e dimostrerà la fondatezza del timore del ragazzo «di essere esposto al re-trafficking».


LE SOSTANZE

Ma prima di arrivare a queste valutazioni, continua la caduta agli inferi. Il giovane viene reinserito nel circuito delle sostanze, «diventandone egli stesso consumatore, venendosi a trovare in tal modo in un contesto di forte marginalità sociale». Accoltella una persona all'addome nel corso di una lite e per questo viene nuovamente arrestato nel 2018, riportando una seconda condanna a 3 anni e 4 mesi. Nel corso della reclusione, tuttavia, il tunisino «matura la decisione di intraprendere un percorso di fuoriuscita definitiva dalla rete di sfruttamento». Ma nel 2021 la sua domanda di protezione internazionale viene rigettata dalla sezione di Padova della Commissione territoriale per il riconoscimento: vengono ritenuti sussistenti soltanto i presupposti per il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale.


LA CAPARBIETÀ

È a questo punto che intervengono le relazioni del progetto NA.Ve., l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza e la sentenza della Corte d'Appello. Dagli atti risulta che il precedente per spaccio «è modesto» e che le lesioni sono state commesse mentre il ragazzo «era sotto l'effetto di sostanze». Argomentano i giudici: «Il quadro che emerge dai provvedimenti dell'autorità giudiziaria è, quindi, quello di un minore allo sbando, indotto a delinquere per necessità, in un contesto di degrado culturale e sociale». Invece adesso il 26enne «non fa più uso di sostanze e sta con caparbietà portando avanti il suo percorso di allontanamento dall'ambiente criminale e di integrazione sociale, dimostrando costanza e serietà nel lavoro». Con una consapevolezza: «Far fruttare le opportunità di riscatto sociale e lavorativo che gli sono state offerte».

Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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