Abusi su una bimba, patrigno orco condannato a nove anni

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Gianluca Amadori
Un cinquantenne è stato condannato a 9 anni per abusi sulla figlia della compagna
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VENEZIA -  Nove anni di reclusione per il reato di violenza sessuale ai danni di una bambina di appena sei anni, figlia della sua compagna. È la condanna che il Tribunale di Venezia ha inflitto ad un 50enne di Mestre, in relazione ad una serie di episodi avvenuti tra il giugno del 2017 e il maggio del 2018. L’uomo, di cui non vengono indicate le generalità per proteggere la giovane vittima, è stato condannato anche a risarcire i danni provocati alla bambina, costituitasi parte civile al processo attraverso la madre, alla quale è stata liquidata una provvisionale di 20 mila euro, un anticipo sul risarcimento complessivo che dovrà essere quantificato in un’apposita causa civile. Il pm Giorgio Gava si era battuto per ottenere una pena ancora più severa: 14 anni di carcere.
FILMATI PORNOGRAFICI
A denunciare la terribile vicenda è stata la madre che, dopo aver ricevuto le sue confidenze della bambina, si è immediatamente rivolta alle forze dell’ordine. In quel periodo la donna era incinta di un figlio del nuovo compagno. Nel corso delle indagini è stata raccolta anche la deposizione della figlia, ascoltata con l’ausilio di una psicologa, e la sua versione è stata ritenuta attendibile.
All’uomo è stato contestato di aver fatto vedere alla bambina alcuni filmati pedopornografici sul tablet, spiegandole che quello che vedeva sullo schermo era «quello che fanno i bambini con i propri genitori». La Procura lo accusa poi di essere passato ai fatti, costringendola a subire violenze sessuali nel salotto di casa, mentre la madre non c’era e i fratelli erano a letto a dormire. Il cinquantenne avrebbe approfittato del fatto che la compagna era stata costretta a restare in ospedale per un periodo, durante il quale si prendeva cura dei figli assieme alla nonna. Quest’ultima un giorno si accorse di alcune macchie sul divano e ne chiese conto all’uomo, il quale a sua volta accusò i bambini. 
IL SEGRETO
La mamma, al suo rientro a casa, chiese ulteriori spiegazioni ai figli. «Io so che cosa è successo, ma non posso dirlo perché è un segreto tra me e lui - le rispose inizialmente la bambina, riferendosi al compagno - Mi ha detto di non dirti niente, altrimenti si arrabbia». 
La donna non si arrese, rassicurando la figlia che non avrebbe mai rivelato al compagno il loro segreto: soltanto a quel punto riuscì a farsi raccontare quanto era accaduto. La bambina condusse la madre anche nel luogo in cui era stato nascosto il tablet con i video pornografici. La donna trovò, infine, anche una fotografia della figlia con le parti intime denudate, a conferma del racconto che la bambina le aveva fatto: l’uomo le chiedeva, infatti, di abbassarsi le mutandine.
«I fatti sono gravissimi anche perché la bambina si fidava di quell’uomo, che lei stessa chiamava “papà” e perché sono avvenuti proprio all’interno della loro casa», ha dichiarato il pm Gava nella requisitoria conclusiva.
La sentenza potrà essere impugnata in appello. Nel frattempo l’uomo si trova in libertà.

Ultimo aggiornamento: 07:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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