Stop produzione dai francesi, il tram senza pezzi di ricambio

Venerdì 23 Novembre 2018 di Elisio Trevisan
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MESTRE - Il tram rischia di morire prima che il Comune finisca di pagarlo. 455 mila euro al mese di mutuo ancora per trent’anni, ma il gruppo Alstom ha annunciato che non lo costruirà più a partire dal 2019. A Clermont-Ferrand in Francia, dove questo tipo di tram è stato installato per la prima volta, valutano che si possa arrivare al 2036 con i mezzi attuali. Nel 2036 Venezia avrà ancora di fronte a sè circa undici anni di mutuo; ma a quell’ora rischia di non avere più il tram. Perché senza pezzi di ricambio i convogli un po’ alla volta si fermeranno, nonostante tecnici e operai dell’officina e gli artigiani del territorio che hanno cominciato a costruire alcune parti dei vagoni, come il ruotino obliquo che fa da guida all’unico tram al mondo che corre vincolato su una rotaia ma con ruote gommate, e quindi molto più silenzioso di quelli tradiziona li.
Questo è il vantaggio, i lati negativi sono molti altri tanto che in vent’anni la Lohr, poi acquisita da Alstom, è riuscita a piazzare sette impianti: oltre a Mestre, c’è Padova (che forse riuscirà a malapena a costruire la seconda linea, ma si sogna la terza), un pezzetto di Parigi, Clermont-Ferrand, Medellin in Colombia, Tianjin e Shanghai in Cina.
«Abbiamo lavorato come pazzi in questi anni per far funzionare al meglio un sistema costoso e pieno di problemi, e ora non accetterò di pagare per colpe delle amministrazioni precedenti che hanno scelto un mezzo sbagliato per questa città» ha detto ieri l’assessore alla Mobilità Renato Boraso, annunciando che «la direzione di Avm con i colleghi del tram di Padova avranno un incontro urgente con i vertici di Alstom».
La soluzione più immediata per Padova potrebbe essere quella di prendere i convogli che erano stati costruiti per Latina dove il tram non è poi stato realizzato, per tutti gli altri si profila una sorta di club del Translohr per aiutarsi a vicenda anche scambiandosi i pezzi disponibili. «Una vergogna, ridotti a fare lo scambio delle figurine con un tram costato 210 milioni di euro - continua Boraso -. E quando le figurine saranno finite? Perché, prima o poi, con l’usura diverranno inutilizzabili, e allora cosa faremo?»
La speranza è che le nuove tecnologie invoglino altre aziende a costruire convogli più moderni in grado di correre sulla rotaia già realizzata. Di concreto, però, c’è il terrore degli uomini di Avm e del Comune che accada un incidente, o più d’uno, talmente grave da mettere fuori uso due convogli. «A quel punto dovremmo bloccare tutto o, quantomeno, non saremo più in grado di garantire una corsa ogni 10 minuti. Il paradosso è che non possiamo neanche decidere di buttare via i convogli che cominciano a mostrare i segni del tempo, perché sul mercato non ci sono alternative. Siamo condannati a tenerceli».
E intanto, ieri sera attorno alle 19, un furgone si è schiantato contro il tram partito da poco da piazzale Roma, fuggendo in via Libertà. Il tram stava correndo sulla rampa all’altezza del Tronchetto quando è stato colpito dallo specchietto di un furgone proveniente da destra che doveva dare la precedenza. L’impatto ha frantumato uno dei vetri del tram con i passeggeri a bordo - tanta paura ma nessun ferito -, con il conducente del furgone che ha proseguito verso Mestre come se niente fosse. Sul tram erano però presenti le guardie giurate di Actv che hanno raccolto lo specchietto spezzato, mentre un automobilista che si trovava dietro è riuscito a prendere la targa del furgone. Non si sono registrate interruzioni del servizio in quanto il tram è riuscito ad arrivare fino a San Giuliano dove Avm/Actv ha fatto trovare un bus sostitutivo per i passeggeri. Ultimo aggiornamento: 10:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA