Ecco il tesoro di Donadio & soci: 10 milioni, ricostruito il patrimonio accumulato dai casalesi

Venerdì 10 Dicembre 2021 di Maurizio Dianese
AULA BUNKER Il processo ai casalesi, ecco il tesoro di Donadio
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MESTRE - Quanto vale un’impresa criminale come quella dei casalesi di Eraclea? Circa 10 milioni di euro. È quanto è stato sequestrato, al momento degli arresti, a quella cinquantina di imputati che facevano riferimento al boss Luciano Donadio. Il quale di suo aveva accumulato un piccolo patrimonio di un paio di milioni di euro. Ieri in aula bunker a Mestre, dove si celebra il processo al clan dei casalesi di Eraclea, i pm Federica Baccaglini e Roberto Terzo hanno tentato di mettere insieme tutte le voci dei beni mobili ed immobili di tutti gli imputati, a cominciare dalla famiglia di Luciano Donadio. E così si è passato in rassegna varie voci, dalla barca At Least di Donadio alla Bmw della moglie Giovanna, dagli appartamenti alle casette a schiera intestate ai prestanome, dai terreni agricoli ai frutteti di Casal di Principe intestati a figli e genitori di Donadio. Alessandro Di Paolo della Guardia di finanza ha passato in rassegna nome per nome, proprietà per proprietà, quanto è stato accumulato negli anni dagli imputati e che non trova giustificazione nelle dichiarazioni dei redditi. Dichiarazioni che erano talmente vicine al prefisso telefonico di Milano che la Finanza ha sequestrato praticamente tutto quel che è riuscita a trovare fino al febbraio 2019, cioè fino al momento degli arresti. 
Vale il principio infatti che viene sequestrato tutto quello che non si giustifica con il reddito dichiarato. Che sia di proprietà diretta o di prestanome. Ed ecco il caso dell’albanese Tula Drin che dal 2008 al 2011 non dichiara nulla, e il 16 dicembre 2010 compra grazie ad un mutuo puntualmente erogato dalla banca, una casetta a schiera a Santa Maria di Piave, zona Caposile, da una delle società di Graziano Poles, l’imprenditore di Eraclea che fino al 2010 è stato socio al 30% della Heraclia pavimenti e che aveva aperto la strada alla penetrazione dei casalesi in Veneto Orientale.

Il mutuo in banca lo chiede l’albanese, ma le rate le paga Luciano Donadio, garante fin dal primo momento di quel mutuo, visto che la casa poi era sua a tutti gli effetti. E gli viene sequestrata. Questo schema, che funzionava anche con altri prestanome e che vale per molte proprietà finite sotto sequestro, viene rotto dalla magistratura che sequestra tutto. Beni immobili, ma anche le quote delle tante aziende che Donadio in qualche modo possedeva o controllava oltre, ovviamente, ai conti correnti. Ma quel che si scopre da questa inchiesta è che non tutti riuscivano a capitalizzare grazie all’impresa del malaffare che aveva messo in piedi Donadio e che spaziava dal prestito a strozzo alle truffe all’Inps, dalle false fatturazioni allo spaccio, tant’è che al più antico prestanome di Donadio e cioè Nunzio Confuorto alla fine hanno sequestrato solo il conto in banca. La famiglia di Donadio, invece, che a voler credere alle dichiarazioni dei redditi doveva fare molta fatica a comperare il pane e il latte, evidentemente non aveva problemi ad accumulare. E se il capofamiglia in certi anni come il 2015 non superava i 15mila euro lordi di introiti, comunque riusciva assieme alla moglie Giovanna Puoti che pure non arrivava ai 10mila euro l’anno (quando non dichiarava zero, come nel 2017), a mettere un po’ di fieno in cascina. E così i Donadio a Casal di principe avevano terreni e appartamenti, mentre a Eraclea possedevano direttamente 5 appartamenti, un negozio, un terreno, un magazzino e un paio di garage. Più le altre case comprate attraverso i prestanome. Tutti beni sequestrati e che lo Stato dovrebbe acquisire. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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