Tangenti del Mose trasferite in una banca svizzera: per Penso e Venuti rischio prescrizione

Martedì 12 Ottobre 2021 di Marco Aldighieri
Guido e Christian Penso e Paolo Venuti

PADOVA - La prescrizione incombe sul processo ai tre commercialisti Guido Penso di 80 anni e il figlio Christian di 52, insieme a Paolo Venuti di 64 anni. Ieri c'è stata la prima udienza davanti ai giudici del Tribunale collegiale, e in aula gli avvocati difensori dei tre professionisti hanno sollevato l'eccezione sul reato di riciclaggio internazionale. Secondo l'accusa i tre avrebbero raccolto e trasferito in Svizzera un milione e mezzo di euro, provento delle tangenti legate allo scandalo del Mose e incassate dall'allora governatore del Veneto Giancarlo Galan. 
Ma per i legali Enrico Ambrosetti e Gianluca Tognozzi, spalleggiati dai tributaristi Francesco e Maddalena Moschetti, il reato di transnazionalità regge se c'è una associazione a delinquere, e nello specifico non è contestata. Inoltre non c'è traccia di eventuali complici all'estero dei tre commercialisti. Il prossimo tredici dicembre i giudici del Collegiale, presieduti da Marina Ventura, decideranno sull'eccezione sollevata dai legali della difesa. 
Se il reato di transnazionalità dovesse cadere, il processo sarebbe indirizzato verso la prescrizione perchè l'eventuale riciclaggio sarebbe stato commesso nel lontano 2007 quindi più di 12 anni fa. 

I FATTI

I tre commercialisti accusati appunto di riciclaggio, fondatori dello studio PvP con sede in passaggio Corner Piscopia, sono stati al momento sospesi in via cautelare dal Consiglio di disciplina dell'ordine dei commercialisti. Gli uomini della Finanza, dopo aver incastrato l'ex Doge con le tangenti legate al Mose, hanno continuato a passare al setaccio i conti dei commercialisti dello studio PvP scoprendo, secondo l'accusa, traffici di denaro provento di evasione fiscale. 
Nel capo d'imputazione, oltre al milione e mezzo riconducibile a Galan trasferito sul conto cifrato Bim Suisse n. 1146 denominato Memoria, figurano anche i 19.352.893 euro confluiti nei conti svizzeri di Banca Zarattini per conto di Pipinato, con cui i commercialisti avrebbero acquistato immobili a Dubai e una palazzina in via Porciglia per il tramite della società panamense Cimeroy Holdings Corp. Secondo la Procura i commercialisti erano particolarmente abili nell'ostacolare la provenienza delittuosa di queste somme di denaro. Riuscivano nel loro intento utilizzando strumenti nella disponibilità del loro studio, ovvero conti correnti esteri adoperati come passanti per esigenze dei clienti, e meccanismi di compensazione tra contanti ricevuti in Italia e poi accreditati su conti esteri. 
Il Gup Maria Luisa Materia invece per il quarto imputato, Alessandra Farina 62 anni e moglie di Venuti, ha rinviato gli atti al pubblico ministero Luisa Rossi, titolare delle indagini, perchè le accuse, sempre di riciclaggio internazionale, sarebbero troppe indeterminate. Insomma, la posizione al momento è stata stralciata. 

IL DENARO

Secondo i legali della difesa poi il milione e mezzo trasferito in Svizzera per conto di Galan non sarebbe provento di mazzette. L'allora presidente della giunta regionale, l'ex Doge, avrebbe guadagnato quella ingente somma in maniera del tutto lecita, all'epoca in cui lavorava in Publitalia. 
A Galan potrebbe quindi, sempre secondo il pool di avvocati difensori, essere contestata al massimo l'evasione fiscale, un reato già prescritto. Lo stesso meccanismo, sempre per la difesa, sarebbe applicabile per la montagna di soldi (127 milioni di euro) fatto transitare da PvP oltre confine per conto di Damiano Pipinato, l'imprenditore calzaturiero padovano che giustificava l'evasione fiscale con i finanzieri definendola una scelta imprenditoriale. Insomma, la prossima udienza del 13 dicembre sarà cruciale per l'andamento del processo ai tre commercialisti. 
 

Ultimo aggiornamento: 13:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA