Via Piave, scontro tra bande di etnie diverse per il controllo dello spaccio

Giovedì 3 Novembre 2022 di Davide Tamiello
Il luogo di uno degli accoltellamenti dei giorni scorsi
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MESTRE - Lo lotta per il controllo del territorio dello spaccio oggi si combatte su due livelli. C’è un primo conflitto etnico che, ormai, a Mestre sa quasi di atavico: nigeriani contro tunisini. Sono più di dieci anni che esiste questo dualismo per il monopolio sul mercato dell’eroina. Da una parte quelli che hanno la “roba” più forte, i nigeriani, dall’altra i nordafricani che hanno quella più economica: cambiano le persone, cambiano le generazioni, ma lo scontro principale è sempre tra queste due fazioni. Poi, all’interno di questa faida, c’è un altro sottoinsieme: nigeriani contro nigeriani. La squadra mobile di Venezia, anche con l’analisi delle telecamere, sta cercando di indagare sull’entrata a gamba tesa di un nuovo gruppetto, a quanto pare più violento degli altri. 
 

PERIODO CALDO

Perché qui, a Mestre, il piatto è goloso. «È come se ci fosse un immenso campo di fiori e tutti si precipitassero qui per raccoglierli. Gli scontri per “il raccolto” sono una conseguenza», usa una metafora il questore di Venezia Maurizio Masciopinto per spiegare il perché di un periodo estremamente caldo. A Mestre, negli ultimi anni, cinque accoltellati in dieci giorni non si erano mai visti. L’ultimo, martedì sera a Marghera, vicino al sottopasso di via Dante, dopo quelli avvenuti in via Piave, piazzale Giustiniani e parco Albanese. È in corso una guerra all’arma bianca in città e i mestrini, che loro malgrado vi si ritrovano in mezzo, non dormono certo sonni tranquilli. 
 

LE INDAGINI
Sull’inchiesta in corso vige il più stretto riserbo da parte degli inquirenti: al momento gli investigatori stanno cercando di stringere il cerchio attorno al nuovo gruppo, anche perché come hanno dimostrato i recenti controlli delle forze dell’ordine, in città è arrivata una nuova ondata di personaggi totalmente sconosciuti agli archivi di polizia. Questo significa anche che c’è un lavoro di monitoraggio da ricominciare da zero, oltre a confermare la presenza di un nucleo completamente “vergine” e bramoso di prendersi una fetta della torta. Non sembrerebbe esserci al momento, per le forze dell’ordine, una regia illuminata. Ovvero: un’associazione criminale come quella guidata da Kenneth “Ken” Ighodaro, il boss nigeriano che fino al 2018 aveva guidato la piovra nera dello spaccio dell’eroina (poi arrestato dalla squadra mobile con l’operazione San Michele e condannato a 16 anni di carcere) non ci sarebbe più. Si tratta di micro gruppi, piccole bande, meno strutturate e meno esperte, ma non per questo meno pericolose. I nigeriani di Ken non tiravano fuori i coltelli: il loro obiettivo era guadagnare bene e velocemente, e per farlo avevano bisogno di agire senza troppi clamori, tenendo a distanza qualunque scocciatura. Questi, invece, la pazienza di costruire qualcosa non ce l’hanno: preferiscono prendersi quello che vogliono con la violenza, anche se sarà un qualcosa di effimero e che sarà destinato ad avere vita breve considerate le modalità eclatanti. 
 

RAGGIO ALLARGATO
C’è un altro aspetto che un po’ preoccupa la città: i maxi controlli in via Piave stanno mettendo alle strette il mercato nella zona stazione, ma lo spaccio non sparisce di certo. Quindi? Il rischio è quello dell’effetto vasi comunicanti, con gli spacciatori a sparpagliarsi in tante altre zone, anche quelle finora meno interessate dal mercato della droga. Il primo passo è stato traslare gran parte dell’attività da via Piave a via Cappuccina (sottopasso del tram) e via Gozzi, ma adesso gli spacciatori stanno cominciando a farsi un loro giro anche in centro (tra via Fapanni, riviera Marco Polo, via Vespucci), a Carpenedo e alla Cipressina. 
 

Ultimo aggiornamento: 21:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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