Il mago delle palle inattive e il match analyst, due veneziani nello staff vincente di Mancini

Martedì 13 Luglio 2021 di Marco Bampa
Gianni Vio, a sin., e Marco Scarpa
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Ci sono anche veneziani nel trionfo azzurro di Wembley. Perché nella marcia trionfale che ha portato i Mancini boys a sollevare la Coppa destinata ai Campioni d'Europa c'è lo zampino di Gianni Vio, 68 anni, cresciuto a San Cassiano, un passato da allenatore nell'Edo Mestre, diventato nel tempo il mago delle palle inattive. E anche il chioggiotto-padovano Marco Scarpa, 49 anni, prima osservatore e poi match analyst della Nazionale.

La bibbia dei calci piazzati
Vio ha archiviato oltre 4400 schemi su calcio piazzato e ha scritto due libri  sull'argomento, buttati giù nei ritagli di tempo quando lavorava come bancario all'Unicredit di Mestre. Un patrimonio di azioni, finte, movimenti e contromovimenti elaborati a tavolino che hanno la finalità di mandare in confusione le difese e rendere produttiva la fase d'attacco, partendo da un dato statistico: oltre il 30 per cento dei gol arriva sullo sviluppo di palle inattive. E' questo che gli ha permesso di lavorare con Zenga e Montella a Catania (ma anche al Milan, Leeds, Spal e Cagliari), fino a ricevere un giorno una telefonata alla vigilia di Euro 2000.
«Mi aveva contattato prima dello stop per Covid un collaboratore di Mancini - racconta Vio  da Roma, ancora sballottato dai festeggiamenti  - spiegandomi che cercavano di sviluppare e lavorare su situazioni di palla inattiva. Io era andato a Cagliari con Zenga (che poi ha allenato anche il Venezia), a settembre mi ha chiamato direttamente Mancini: abbiamo fatto due parole ed abbiamo iniziato subito il lavoro». Lavoro che ha dato frutti importanti: oltre alle punizioni, ci sono i calci d'angolo (e le rimesse laterali in attacco) su cui Vio studia come mettere in difficoltà le difese: ma non sperate di sentirgli dire che il gol del pareggio di Bonucci su corner nella finale di Wembley sia diretta conseguenza (anche) di un suo schema: «Il gol è frutto solo delle capacità tecniche e caratteriali dei giocatori. E' vero che in nazionale non si riesce a lavorare tantissimo, ma stiamo parlando di giocatori di altissimo livello, non è necessario provare cento volte una cosa. Quando sanno cosa fare poi ci mettono la loro qualità».


«Sono sensazioni uniche. Sei talmente preso dall'evento, dalla partita, che non pensi all'emozione, vivi soltanto il momento del match. Vedere sessantamila inglesi convinti di schiacciarti, riuscire a ribaltare una finale partita male è stato bellissimo. Non saprei dire se è stata la più grande soddisfazione della mia carriera. Alla Fiorentina siamo stati la squadra che ha fatto più gol su palle inattive in Europa, ma tutte le avventure le ricordo con piacere, non faccio graduatorie: vivo alla giornata». Che ci fosse qualcosa di potenzialmente magico in questa squadra si era intuito. E chi come Vio ha vissuto da dentro la conquista europea lo conferma: Questo gruppo ha una forza speciale. Dalla prima partita con la Turchia fino all'ultima ha preparato tutte le partite con serenità, tranquillità, concentrato. E' difficile vedere a questi livelli una squadra così unita, dove nessuno si lamenta se sta fuori ed anzi esulta per quelli che stanno giocando. Non è facile trovare questo spirito nemmeno tra i dilettanti, averlo creato in nazionale significa che Mancini ha fatto un grande lavoro. Un percorso quasi senza ostacoli, dalla fase a gruppi dritto dritto sino alla finale, senza apparenti difficoltà: Non c'è stato nessun momento difficile, l'unica a metterci in difficoltà grazie alla qualità del suo gioco è stata la Spagna, perché nel primo tempo, giocando senza un attaccante, ha creato superiorità numerica in mezzo al campo. In più la capacità tecnica dei suoi giocatori ci ha creato problemi nel possesso palla. Ma nella ripresa abbiamo cambiato alcune cose e ripreso in mano la partita. Anche con l'Inghilterra la palla era sempre nostra, loro alla fine hanno fatto un solo tiro in porta. Chiusa trionfalmente l'esperienza all'Europeo, adesso per Vio si profila il nuovo viaggio verso il Mondiale in Qatar 2022 (a settembre partono le qualificazioni), sempre a bordo della barca azzurra nello staff di Mancini: Direi di sì, per ora non ci sono controindicazioni sorride prima di ributtarsi nella festa azzurra.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Luglio, 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA