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Liberi e autonomi in barca a vela, una nuova vita dopo l'incidente

Sabato 18 Giugno 2022 di Filomena Spolaor
La prima escursione in barca per Omar, uno dei tre giovani alle prese con la riabilitazione

MESTRE - Per una persona che ha difficoltà nello spingere la propria sedia a rotelle, poter andare da solo in barca supera qualsiasi necessità di riabilitazione psicologica. Erano felici ieri gli occhi di Omar, Pady e Leonardo al termine della loro prima uscita in mare in autonomia, ospiti del Circolo Vela Mestre. Sono tre giovani paraplegici, privi dell’uso delle gambe a causa di incidenti gravi, e i loro arti superiori sono affetti da paralisi parziale. Sono in riabilitazione all’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione (Oras) di Motta di Livenza, coinvolti nel progetto “Vela 4 All” con l’associazione “Lo Spirito di Stella”, che li ha portati nelle acque di Punta San Giuliano. I ragazzi hanno preso parte a tre giorni di allenamenti a settimana per sei settimane, con istruttori della Lega Navale. Di mattina si è svolta la formazione teorica, con cui i pazienti hanno appreso le regole nautiche, il comportamento del vento, le caratteristiche del natante e la terminologia velica, mentre di pomeriggio hanno provato la simulazione di guida di una barca a vela Hansa, una tipologia di imbarcazione inclusiva introdotta in Italia da Andrea Stella e dalla società Upsail di Erwin Linthout.

«È la prima volta in Italia che si realizza un’iniziativa complessa all’interno di una struttura ospedaliera – ha spiegato Paolo Pauletto, presidente di Oras – “Vela 4 All" è un progetto in linea con le ricerche che stiamo conducendo, volte al miglioramento della condizione di vita delle persone con paraplegia o tetraplegia, per un completo reinserimento familiare e sociale. In un percorso come questo il fattore umano è fondamentale: per i nostri pazienti, che sono al centro dell’iniziativa, ma anche per il personale medico e infermieristico». Grande soddisfazione anche da parte di Andrea Stella, velista e armatore paraplegico, che nel 2000 rimase coinvolto in una sparatoria perdendo l’uso delle gambe. «Vedere questi ragazzi governare una barca da soli - ha detto - è il coronamento di un sogno: quello di permettere anche alle persone con una grave disabilità di navigare in autonomia, restituire loro indipendenza grazie alla tecnologia e all’assenza di barriere culturali e architettoniche». Il progetto sta aiutando Omar, Pady e Leonardo a riprogrammare la loro vita. «In mare siamo tornati a respirare un grande senso di normalità – ha raccontato Omar - è un ambiente libero e senza barriere». Per l’occasione Pady ha ricominciato a studiare per realizzare il suo desiderio: disegnare i modellini di queste barche speciali e insegnarlo ai bambini.

Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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