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Sparatoria di Bibione: «Mio padre, dopo il colpo in bocca, sta lottando per superare le gravi ferite»

Martedì 5 Luglio 2022 di Marco Corazza
Bibione: il luogo dove è avvenuta la sparatoria
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SAN MICHELE AL TAGLIAMENTO - «Uno sparo in bocca dopo l’aggressione e ora papà sta lottando per superare le gravi ferite». Rimangono gravi ma stazionarie le condizioni di A.P., il 60enne di Latisana che assieme a un collega 35enne di Cesarolo di San Michele al Tagliamento e a un 50enne di Bibione è finito nel mirino della revolver con cui l’altra settimana ha sparato Artur Haxhiu, il 55enne albanese residente a Bevazzana di San Michele. La figlia del friulano ha spiegato come il papà, nonostante stesse cercando di sfuggire alla violenza, sia riuscito a chiamare i soccorsi permettendo di essere salvato ma anche di far intervenire i sanitari per il collega che a sua volta ha ricevuto tre spari in testa. Un vero eroe A.P., ora ricoverato in ospedale a Udine.

“Papà è riuscito a chiamare i soccorsi - ha spiegato la figlia del 60enne di Latisana - poi l’aggressore gli ha tolto dalle mani il cellulare, facendolo volare via tanto da essere ritrovato in un secondo momento dai carabinieri. L’aggressore gli ha sparato in bocca, fratturandogli anche la mandibola oltre a ferirlo gravemente”. Il friulano, nativo di Verona, era stato trasferito in un primo momento all’ospedale di Portogruaro da dove poi è stato dirottato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. “Papà ha subito un doppio intervento - racconta ancora la figlia - nell’ultimo i sanitari sono riusciti a estrarre un proiettile che era rimasto infilzato nel collo. Lo hanno quindi portato nel reparto di Terapia intensiva dove lo hanno trattenuto in osservazione. Per lui non sarà facile riuscire a superare questo momento. Il personale dovrà valutare, dopo diversi consulti, quando potrà essere operato per intervenire sulla mandibola. Quindi sarà trasferito in odontoiatria per valutare se vi siano altri danni. L’uomo è riuscito a raccontare in parte quanto accaduto. Particolari che risulteranno fondamentali per i carabinieri di Portogruaro e Bibione che puntano a completare il cerchio della folle mattinata di Bibione. A incastrare il cinquantacinquenne è stato anche il racconto fatto dall’ultima vittima: ai carabinieri ha detto che più volte Haxhiu l’aveva minacciato di morte dopo che il 16 maggio il giardiniere di Bevazzana era stato condannato a due mesi per minacce nei suoi confronti, legate a uno screzio durante una trasferta di lavoro a Trieste quando, a detta di Haxhiu, il collega lo avrebbe lasciato a piedi. Da qui l’aggravante della premeditazione contestata dalla Procura di Pordenone.

Resta da capire se Haxhiu avesse meditato di punire anche gli altri due colleghi o se i proiettili sparati contro di loro siano stati frutto di un incidente di percorso. Il primo collega - il trentenne albanese ancora in coma - è stato colpito al volto, mentre l’altro, un sessantenne italiano, è stato ferito dal revolver calibro 22 di Haxhiu dopo che il cinquantacinquenne gli aveva strappato il telefono per impedirgli di chiedere aiuto. Artur Haxhiu aveva raggiunto poco dopo le 6 dello scorso lunedì il magazzino di via Pirano a Bibione. Lì ha trovato due giardinieri. Tre colpi di pistola sparati in faccia al più giovane e poi il proiettile verso il più anziano. In via della Vega, Haxhiu ha ferito l’ altro connazionale, cinquantenne. Dopo essere stato colpito l’uomo l’ha disarmato e Haxhiu è fuggito su un furgone fino alla frazione di Marinella, dove ha abbandonato il camioncino iniziando il suo girovagare tra i campi del Portogruarese. È stato arrestato appena sceso dal bus a Cesarolo, identificato da un passeggero che aveva chiamato i carabinieri. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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