Misure anti smog, un'auto su cinque rischia di rimanere in garage

Mercoledì 25 Agosto 2021 di Luca Bagnoli
Misure anti smog, un'auto su cinque rischia di rimanere in garage
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MESTRE - Semaforo rosso per un'auto su cinque. O meglio, i colori che nel Comune di Venezia fermeranno migliaia di vetture fino a Euro 5 saranno paradossalmente il verde e l'arancione. Sì, perché dal primo di ottobre (fino al 30 aprile 2022 con sospensione natalizia) scatterà il blocco del traffico a seconda del livello d'allerta smog emanato dall'Arpav, e se questo dovesse battere bandiera arancio, le quattro ruote bloccate a casa non sarebbero solo le Euro 0, 1, 2 benzina e le più vecchie Euro 4 diesel (che già si fermano, a parte "benzina 2", con livello "verde", dunque senza allerta), ma pure le decisamente recenti Euro 5 diesel (prodotte fino al 2015).

Nel dettaglio, i dati Istat e Aci rivelano nel territorio comunale una presenza di Euro 0, 1, 2 e 3 pari 27.797 mila unità; le Euro 4 ammontano invece a 31.324, mentre le Euro 5 risultano 21.621, per un totale che per l'Associazione Difesa Consumatori a Mestre e Venezia costringerà appunto un'automobile su cinque a rimanere in garage, senza contare che qualora i livelli d'inquinamento raggiungessero il grado di allerta "1 arancio", le restrizioni "verdi" che riguardano la fascia oraria 8.30 - 18.30 dal lunedì al venerdì, verrebbero incrementate coinvolgendo anche il sabato e la domenica (sempre in quella fascia oraria). Il provvedimento, condiviso da tutte le Regioni aderenti all’Accordo Padano e adesso in capo ai Comuni come ultima parola sull'attuazione, doveva entrare in vigore già nella scorsa stagione, ma causa seconda ondata pandemica il Veneto ha consentito ad una deroga fino alla cessazione dello stato di emergenza.

Ora, non vi è dubbio che il concreto sostegno al contenimento delle sostanze inquinanti in atmosfera sia un proposito legittimo e auspicabile, come la mobilità lenta promossa dal Comune, ma le critiche per una misura che sembra colpire unicamente i cittadini al volante non mancano. L'ultimo grido di protesta si leva proprio dalla voce di Adico, che si dice pronta ad una class action contro le misure anti-smog che lederebbero i diritti degli automobilisti. «Saranno i possessori di una macchina con motore diesel a fare da capro espiatorio, il tutto per una situazione creata da un micidiale mix di fattori che non si possono certo addebitare solo al gasolio e alle vetture datate». In attesa di capire quanto queste indicazioni troveranno seguito nelle ordinanze dei sindaci, l'associazione parla di due fronti legali: un ricorso contro le ordinanze stesse o la loro impugnazione e, come detto, un'azione collettiva.

«Ancora una volta restiamo di stucco di fronte a questi provvedimenti – tuona Carlo Garofolini, presidente di Adico – Noi siamo da sempre in prima fila nelle battaglie ambientali, dato che rientrano nel nostro statuto; dunque la lotta all’inquinamento è per noi una priorità ma, lo diciamo da sempre, non è questo il modo. Non si combatte lo smog punendo sempre i soliti cittadini che in un’ottica di risparmio sempre più risicato, visto che il prezzo del gasolio continua a crescere, hanno deciso di acquistare una macchina diesel. Se poi si coinvolgono le Euro 5, si aggiunge al danno la beffa dato che stiamo parlando di vetture prodotte fino a pochi anni fa quindi molto recenti. Cosa faranno i tantissimi automobilisti che si spostano con una di queste vetture? Dovranno comprarsi un’altra macchina, magari di quelle ibride che possono costare anche 20 mila euro? Ed è giusto che paghino bollo, assicurazione, eventuale revisione, se poi devono tenere l’auto parcheggiata in garage per sette mesi? Noi non ci stiamo e ci faremo sentire».

Secondo Adico la Regione così prende in giro i cittadini. «Siamo in un territorio iper-cementificato – prosegue il presidente – zeppo di materiali inquinanti nascosti sottoterra. Un’area dove si è pensato solo a costruire strade e arterie enormi. Ma ora la colpa dell’inquinamento viene addossata solo a una categoria fra l’altro decisamente numerosa. Molte di queste famiglie che dovranno lasciare l’auto in garage sono state vittime di una crisi economica senza precedenti. E ora ecco pronta un’altra mazzata». La ricetta di Adico è semplice, suggerendo «di cambiare subito strategia per dare veramente un segnale positivo ai veneti. Basta con le politiche antinquinamento basate su divieti e restrizioni – conclude Garofolini-, è ora di passare alle politiche degli incentivi, unico modo per rinnovare finalmente il parco auto sia dei mezzi privati che di quelli pubblici». 

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