Il sindaco Brugnaro: «Macchina del fango su di me, adesso basta: denuncio»

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Michele Fullin
Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia
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VENEZIA - Se la miglior difesa è l'attacco, il sindaco è partito in quarta nel suo discorso in cui doveva rispondere alle accuse dell'opposizione, sintetizzate nella richiesta di convocazione del Consiglio straordinario di ieri sul conflitto di interessi relativo al Luigi Brugnaro imprenditore e al Luigi Brugnaro politico.
Ha esordito con aria grave, con il gonfalone della città sullo sfondo, dicendo di essere da anni oggetto di attacchi di una macchina del fango, ma anche che, pur accettando queste cose a livello politico, non è più disposto a tollerarle se provengono dall'esterno. 

RISARCIMENTO E QUERELE

«Ho dato mandato all'avvocato Andrea Pasqualin perché proceda a una causa civile nei confronti del quotidiano Domani - ha detto - per le falsità, illazioni e suggestioni. È la prima volta in vita mia che faccio causa a un giornale. Chi ha scritto quei testi avrebbe potuto attingere alle mie dichiarazioni già rilasciate nei due consigli sullo stesso tema. Saranno presentate in tribunale le risposte a quel giornale, punto per punto. Si sta quantificando la richiesta danni, che sarà certo ingente. Il risarcimento non lo voglio: l'importo sarà destinato in opere a beneficio dei giovani e delle giovani famiglie».
Poi, Brugnaro si è fatto minaccioso nei confronti di una platea indefinita, ma identificabile: quelle persone che sui social hanno scritto di lui di tutto.
«Nei confronti delle persone che sui social e sulla stampa mi diffamano gratuitamente - ha aggiunto - sto decidendo di procedere anche in sede penale».

ATTACCO

Com'è suo costume, Brugnaro si è buttato sulle opposizioni e sulla loro presunta pochezza.
« Mi sarei aspettato un Consiglio straordinario quando la città è stata scippata dell'Agenzia per la laguna - ha detto - o in altre occasioni importanti e gravi. Ma l'unica prospettiva cui sembrate votati è una lenta decrescita felice e il demonizzare qualsiasi imprenditore che voglia fare qualcosa in questa città. Ricordo Zamparini, Pierre Cardin, o le difficoltà trovate da Marchi e dalla stessa Vtp . Io qui rivendico il diritto di un imprenditore di prestarsi all'attività politica, perché resto un ostinato sognatore. E comunque per altri quattro anni io resterò qui e intendo lavorare, per cui se avete proposte sarò felice di confrontarmi, altrimenti vado avanti. Siamo alla vigilia di un momento storico per la città e i frutti di quanto seminiamo oggi si vedranno tra 10-15 anni».

GLI EPISODI

Una cosa, proprio non gli è andata giù: Poveglia. Prima di diventare sindaco aveva partecipato all'asta del Demanio per la concessione lunga, ma fu fermato dall'insurrezione di tanti residenti, che fecero anche una colletta per partecipare alla gara. «Che fine hanno fatto i grandi investitori? Mi sembra che sia ancora lì con ruderi e degrado, che forse può piacere a chi si fa le grigliate. Poteva già esserci un ospedale per disturbi alimentari, avrei investito 42 milioni, ma la prepotenza e l'arroganza di alcuni hanno bloccato il procedimento».
Su vari temi ha risposto, un po' alla sua maniera, affrontando alcuni argomenti (tra cui quelli sulle schede qui a fianco) e tralasciandone altri.
Gli è stato chiesto conto della scuola Abate Zanetti, ceduta all'istituto Parini per la parte didattica e per il resto alla Fondazione Musei come scatola vuota - ha osservato il gruppo Terra e Acqua - poiché i muri sono già di proprietà comunale, macchinari e manufatti sono stati trasferiti alla Salviati, anche quella sua. «Anche qui sarà un giudice ad approfondire - ha risposto - Nel 2010 ho preso le quote di una società che era sempre in perdita. In quegli anni sono stati messi a norma edifici, è stata creata una vera scuola del vetro, tutto a spese del gruppo che gestivo. Con il trust sono prese altre decisioni ed è stato chiuso il contratto col Comune». 
Infine, la Misericordia, cui gli si contesta di affittare i locali per 50mila euro al giorno dopo averla ricevuta in concessione quarantennale: «La società non deve più lavorare? - ha concluso - è stata risanata con 11 milioni privati».

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