Il leggendario "Kociss", l'ultimo bandito
Fu ucciso ma non sparò mai a nessuno

Lunedì 19 Febbraio 2018 di Alberto Toso Fei
Silvano Maistrello detto Kociss ritratto da Matteo Bergamelli
18
Silvano Maistrello “Kociss” (1949-1978) bandito.

La sua parabola terrena si concluse il 12 maggio 1978, con due pallottole al fianco che lo ferirono a morte mentre scappava a bordo di un barchino nei pressi di San Giovanni e Paolo dopo l'ennesima rapina, avvenuta ai danni di una filiale del Banco San Marco. E sebbene avesse in mano una P38, dalla canna della sua pistola – come sempre – non uscì nemmeno un colpo; perché in una intera carriera da bandito Silvano Maistrello, “Kociss”, non aveva mai sparato a nessuno. Cominciò così il suo ingresso nella leggenda, a dire il vero iniziata ben prima dell'epilogo.

Ai giornali, allora, fu offerta una versione di comodo che indicava come a sparare per primo fosse stato il bandito; ma la verità è che la polizia lo cercava già in aprile perché in quel momento Aldo Moro era prigioniero delle Brigate Rosse: il 16 marzo precedente c'era stata la strage di via Fani; Maistrello prima di scappare dalla prigione l'ennesima volta aveva avuto contatti in carcere con i brigatisti Prospero Gallinari e Renato Curcio e gli inquirenti lo avevano contattato attraverso la moglie, Luigina Chiozzotto, per chiedergli di riferire qualsiasi cosa sapesse, ma proprio quando Kociss aveva accettato Moro era stato ucciso, il 9 maggio, tre giorni prima che anche il bandito fosse levato di mezzo. Un giallo esplorato anche dal giornalista Roberto Bianchini in un libro, “Kociss. Passione e morte dell’ultimo bandito veneziano” (che in allegato ha anche un cd con le canzoni scritte da Giovanni Dell’Olivo che ne celebra le gesta sotto forma di ballata), in cui tutte queste inconguenze vengono portate alla luce. Allora però su Silvano Maistrello si spensero presto i riflettori.

Ma i veneziani non lo dimenticarono: quel malvivente vecchio stampo, primogenito di una nidiata – pressoché priva di padri – di nove fra fratelli e sorelle, messi al mondo dalla generosa Rosi, donna ricca di coraggio e dignità, ma di null'altro, Silvano era cresciuto nella Castello profonda di Sant'Anna. Iniziò a rubare per fame; sopravvisse in un mondo difficile ma che recava ancora impressi dei codici di lealtà, sebbene distorti da una visione malavitosa della vita, e li fece propri: rubava alle banche, nei ricchi appartamenti, nei banchi di pegno, e poi tratteneva per sé solo una parte del denaro, elargendo i proventi delle sue rapine a chi aveva bisogno di soldi. Nella Venezia proletaria degli anni Sessanta e Settanta non erano pochi. A questa fama da “Robin Hood”, che già da sola sarebbe bastata a garantirgli l'adorazione delle fasce più deboli di quello scorcio di Venezia oramai scomparsa, si aggiunse la sua abilità nella fuga: dal carcere, da treni in movimento, dal tribunale; in barca, correndo sui tetti, sparendo alla vista, per ben diciassette volte. E poi quel nome da lui mai veramente amato, “Kociss”, come il capo Apache ribelle, dovuto allo zigomo alto e all'aspetto magro e nervoso che lo facevano somigliare a un indiano d'America.

Ce n'era abbastanza per entrare nel mito già allora. Via Garibaldi era una fortezza inespugnabile: nessun estraneo, a quel tempo, poteva pensare di varcare l'invisibile confine di ponte de la Veneta Marina senza essere seguito da mille occhi e da una tempesta di sussurri che facevano scivolare lontano qualsiasi ricercato da una delle mille vie di fuga. Molte isole erano abbandonate: Poveglia, San Secondo l'Ottagono... Silvano Maistrello e qualche componente della sua banda vissero anche nella chiesa sconsacrata di San Lorenzo, per un periodo.

Ma i tempi erano cambiati: e sebbene lui fosse lontano dalla politica (anche se da giovane si era iscritto al PCI e si era fatto arrestare, nel 1967, a una manifestazione contro la guerra del Vietnam) e lontanissimo dall'emergente malavita di stampo mafioso che di lì a poco avrebbe insanguinato la città, il litorale e la Riviera del Brenta, gli avvenimenti furono per una volta più veloci di lui. Perché non si può correre più svelti di una pallottola: e Kociss, il criminale che non aveva mai ferito o ucciso nessuno, che non aveva lasciato dietro di sé lacrime o sangue, il ladro generoso e impavido, imprendibile e attaccabrighe, alla fine ne incontrò due. Non aveva ancora compiuto trent'anni.

  Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 14:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA