Redentore, due settimane per cancellare lo sfregio alla facciata della chiesa

Giovedì 19 Maggio 2022 di Roberta Brunetti
Lo sfregio sulla faccia della chiesa

VENEZIA -  I lavori di restauro inizieranno oggi. In due settimane la chiesa del Redentore sarà ripulita dalle pennellate di vernice rossa e dalle scritte di spray nero che ne hanno imbrattato la facciata. Un'attenta operazione di pulizia, a cui seguirà la risistemazione della pietra d'Istria danneggiata.

IL RIPRISTINO
Tornerà tutto come prima? «Siamo abbastanza ottimisti» si è sbilanciato ieri Gianmatteo Caputo, il responsabile dei beni culturali della Curia patriarcale, reduce da un sopralluogo di prima mattina al capezzale della Basilica sfregiata. Con lui anche fra Gianfranco Tinello, il superiore del convento e custode del tempio, la funzionaria della Soprintendenza, Anna Chiarelli, e il restauratore individuato per l'intervento, Diego Perissinotto.

DUE SETTIMANE DI RESTAURI
Un incontro operativo per decidere modi e tempi del restauro. «Il cantiere parte subito. La Soprintendenza ci dà le prescrizioni e domani (oggi, ndr) si inizia» ha spiegato Caputo. Non dovrebbe essere un intervento lungo, circa due settimane, forse meno. Il costo si aggirerà sui 10mila euro, ma già all'indomani dello sfregio il Comitato francese si era fatto avanti per coprire la spesa. Un aspetto che sarà ora definito nei dettagli.

IL SOPRALLUOGO
Ieri, intanto, sono stati prelevati dei piccoli campioni per capire quanto il colore steso nella notte tra domenica e lunedì possa avere già danneggiato la pietra. La prima impressione degli esperti è quella di poter ottenere un buon risultato. Da togliere ci sono la scritta in vernice spray e il sottostante fondo rosso-fucsia, per cui è stata usata una vernice ad acqua. Sostanza insidiosa, quest'ultima, per la porosità della pietra d'Istria, ma che a detta del restauratore, in questo caso, si dovrebbe poter togliere.

LA PULIZIA FAI DA TE
Minimizzati, ieri, anche i paventati danni del primo intervento fai da te di un anziano del posto, che a poche ore dalla sfregio si era dato da fare con spazzola e solvente. Iniziativa mossa dall'attaccamento alla basilica dell'isola della Giudecca da parte di questo volontario, ma potenzialmente dannosa. E criticata in città, anche per l'assenza di un controllo. «In realtà non ci sono stati danni - ha ribadito don Caputo - Quella pulizia ha fatto solo il solletico alla chiesa. Certo è stato un intervento non autorizzato, ma che è stato fermato in tempo, e per cui non ci sarà alcuna denuncia».

LE INDAGINI IN CORSO
La denuncia toccherà invece agli imbrattatori della Basilica. La Polizia locale, che sta conducendo le indagini con la Digos, mantiene il più stretto riserbo. La segnalazione è arrivata sul tavolo della Procura. E ci sono ancora accertamenti in corso. Le telecamere di videosorveglianza hanno consentito di collocare l'azione vandalica tra le tre e un quarto e le tre e mezza della notte. A stendere il rosso sulla facciata della Basilica, per poi scrivervi una pseudo-formula matematica senza senso, non sarebbe stato un veneziano, ma una persona in arrivo da un'altra regione. Altri sarebbero stati presenti al momento dello sfregio della basilica: si parla di tre persone, forse anche di più. Le indagini dovranno chiarire proprio le diverse responsabilità. Nel gruppo anche un veneziano. Il reato che sarà contestato è il danneggiamento aggravato dall'aver colpito un edificio monumentale, oltre alle sanzioni previste dal regolamento di polizia urbana comunale. Un conto che rischia di diventare piuttosto salato.

 

Ultimo aggiornamento: 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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