Ragazze adescate sul web, pena dimezzata per lo studente d'informatica: da 17 a 8 anni

Giovedì 21 Ottobre 2021 di Gianluca Amadori
Minorenni adescate sul web
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FOSSÒ - Consistente riduzione di pena in appello per Andrea Zuddas, lo studente di informatica accusato di aver adescato in Rete decine di ragazzine, molte delle quali minorenni, per poi ricattarle con richieste a sfondo sessuale. La prima sezione della Corte penale veneziana ha inflitto otto anni e otto mesi di reclusione al ventisettenne, originario di Fossò e poi trasferitosi ad Arzergrande, nel Padovano: pena dimezzata rispetto ai 17 anni di carcere con cui il giovane era stato condannato in primo grado dal gup Marta Paccagnella, nel settembre del 2020. 
La Corte ha quindi confermato le statuizioni civili, ovvero la condanna di Zuddas al risarcimento delle due ragazzine costituitesi parte civile contro di lui: 65 mila euro ad una, assistita dagli avvocati Pascale De Falco e Serena Pecin; 20 mila all’altra, patrocinata dall’avvocato Spiga del foro di Cagliari.
ALTRE CONDANNE
Questo processo riguarda episodi che risalgono al 2015: 17 vittime di cui 15 minorenni e 31 capi di imputazione, dei quali 4 nei confronti di una ragazzina che all’epoca aveva 16 anni. Ma vi sono altri due procedimenti penali in corso per vicende analoghe: in uno, già confermato in appello, Zuddas è stato condannato a due anni e quattro mesi; nell’altro, arrivato soltanto alla sentenza di primo grado, gli sono stati inflitti sette anni, undici mesi e dieci giorni.
Zuddas era finito sotto inchiesta già nel 2014 per detenzione di materiale pedopornografico, e perquisito più di una volta. Ciò nonostante, da quanto emerso nei vari processi, proseguì nella sua attività, operando con un’identità nascosta e pubblicando in Rete le fotografie delle ragazzine che decidevano di non stare al suo “gioco”, corredate da frasi offensive e irridenti: il tutto reso visibile ad amici e conoscenti delle vittime. Le ragazzine venivano contattate con la proposta di partecipare a concorsi di bellezza a premi, in realtà inesistenti, attraverso pagine Facebook dal titolo ammiccante: “Ragazze per concorsi”, “Taggo gente bellissima”, “La Sfida delle Foto”, “Giadaautoscatti concorsi”. 
MINACCE E RICATTI
Tutto faceva pensare che fosse un gioco divertente e le minorenni, lusingate e blandite, inviavano le proprie foto. Successivamente, però, le richieste diventavano più specifiche ed insistenti e, a fronte del rifiuto o di qualche titubanza da parte delle ragazzine, iniziavano minacce, offese e una campagna per screditarle pubblicamente attraverso la pubblicazione di commenti e loro immagini sconvenienti.
Sulla base delle denunce presentate da molte vittime la polizia postale avviò le indagini e riuscì ad individuare il computer dell’Università di Padova dal quale operava il “molestatore” e, successivamente, a dargli un nome: quello di Zuddas. Ora la parola conclusiva spetta alla Cassazione.
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Ultimo aggiornamento: 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA