Sentenze copia-incolla, Bonafede manda gli ispettori. Gli avvocati: «Metodo, non infortunio, ora provvedimenti»

Mercoledì 15 Luglio 2020
Il ministro Bonafede
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VENEZIA - Sulla vicenda della sentenza della Corte d'appello penale di Venezia, che gli avvocati sospettano sia il copia e incolla di una sentenza precedente, interviene il Guardasigilli, Alfonso Bonafede. Il ministro, infatti - secondo quanto si apprende da fonti di via Arenula - già ieri, quando il caso è venuto alla ribalta, ha delegato l'ispettorato generale del ministero della Giustizia a svolgere accertamenti preliminari.

Accertamenti che gli avvocati di Venezia avevano subito sollecitato. Il fatto risale al 6 luglio scorso e riguarda un processo presso la prima sezione Penale della Corte d'Appello. Ad un legale, in particolare, sarebbero state state notificate via pec con tre giorni di anticipo rispetto all'udienza di discussione «le motivazioni della sentenza di rigetto, ricavate attraverso quello che appare essere il copia e incolla di altra sentenza redatta nell'ottobre del 2016», ha denunciato il presidente della Camera Penale di Venezia, Renzo Fogliata. La presidente della Corte, Ines Marini, ha però respinto le accuse, parlando di una «prassi operativa» dei magistrati, del tutto legittima, che non ha mai come conseguenza pronunce «prefabbricate».

Sul caso è intervenuta oggi, intanto, la giunta nazionale dell'Unione delle Camere Penali che chiede di «verificare se il gravissimo episodio sia da ascrivere all'iniziativa di un singolo magistrato o se si tratti, come oggi possiamo già dire di avere appreso, di una modalità consueta di procedere nell'organizzazione del lavoro della Corte di Appello penale di Venezia, che gli avvocati difensori hanno avuto modo di verificare solo per un qualche infortunio informatico». La Giunta ritiene il fatto «gravissimo, meritevole non solo di approfondimento ispettivo, ma di nette iniziative sul piano della verifica disciplinare dei comportamenti dei soggetti coinvolti» e sostiene come «una parte della Magistratura italiana abbia evidentemente abbandonato l'essenza codicistica del giudizio di appello, prospettandone una nuova natura di giudizio meramente cartolare, affidato ad un solo componente del Collegio, in violazione dei principi di contraddittorio sulla prova, di oralità e di pubblicità, che secondo il dettato normativo contraddistinguono la seconda fase del procedimento». 

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