Selvaggia Lucarelli replica al ristoratore: «Falsità e scorrettezze sul mio pranzo a Venezia»

Venerdì 7 Gennaio 2022 di Selvaggia Lucarelli
Selvaggia Lucarelli
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Con mio grande stupore ho letto sul Gazzettino una lettera di Giovanni Mozzato, proprietario del ristorante veneziano Chat Qui Rit, in cui il signore racconta, con tanto di dettagli, il mio pranzo presso il suo locale compresa la richiesta di green pass.

Racconto necessario perché, secondo il signore, nelle mie cronache dei giorni precedenti di questa piacevole esperienza non c'è traccia. Mentre vengono sottolineati solo gli episodi negativi. Come spesso succede, purtroppo, quando si parla di Venezia. Insomma, bisognerebbe stupirsi del fatto che ci siano ristoratori che rispettano le leggi vigenti ed elogiarli, perfino. Magari ringraziarli anche con un bouquet odoroso. L'osservazione sarebbe già di per sé piuttosto ridicola, se non ci fosse un ulteriore particolare, che il ristoratore smemorato ha evidentemente rimosso: sia io che il mio accompagnatore abbiamo raccontato sulle nostre pagine social sia il pranzo - facendo il nome del ristorante e postando delle immagini - che l'avvenuta richiesta del green pass. Non solo. Le nostre storie sono state ripostate sull'account del ristorante e siamo stati ringraziati privatamente dal locale stesso, come da foto allegate. Mi stupisce dunque questa lettera che non racconta solo il falso, ma addossa goffamente il problema sul cliente sfortunato (!) anziché sui colleghi ristoratori che non chiedono il green pass, danneggiando la salute dei clienti e la reputazione della categoria. Una difesa corporativa che fa acqua da tutte le parti, ben più di Venezia stessa in una giornata d' acqua alta. Infine - e questa è forse una delle questioni più odiose - in tanti anni di frequentazione di ristoranti in tutto il paese non mi era mai capitato di subire una invadenza nella mia privacy di così (basso) livello. Quando scelgo un ristorante, do per scontato che il mio trovarmi lì, la mia compagnia, le mie scelte alimentari, le preferenze sul vino siano fatti miei, che rimarranno tali. Scelgo io come e cosa dire, nel caso.

Il signor Mozzato del Chat Qui Rit, del tutto estraneo alla polemica di questi giorni, ha pensato bene di inviare una lettera al Gazzettino riferendo particolari sulla mia cena, addirittura tutto il menù e la scelta del vino al calice, riferendo pure le mie osservazioni sul locale e la carta dei vini. Il tutto, dice, per difendere la categoria dei ristoratori veneziani. Beh. Mi viene da dire che se questo riferire cose non vere a un giornale e calpestare la privacy dei suoi clienti è l'accoglienza di cui parla, preferisco il già narrato cenone con i russi e i due tortelli nel piatto. Che poi, a dirla tutta, nel suo ristorante i microplin al tartufo nel piatto erano sette, alla modica cifra di 37 euro. Questo l'avevo taciuto, in effetti, ma stranamente il ristoratore non se ne è lamentato».

Ultimo aggiornamento: 18:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA