Lucarelli, notte selvaggia a Venezia tra cenone a peso d'oro, green pass non richiesti e quello scivolone su San Marco

Mercoledì 5 Gennaio 2022 di Davide Tamiello
Selvaggia Lucarelli
4

VENEZIA - «Venezia è bella, ma in pandemia non ci vivrei». L'incipit è un po' scontato, ma efficace: tra il più abusato dei luoghi comuni sulla città e la triste presa d'atto che le misure anticontagio per certi ristoratori continuano a essere un optional. Ma non c'è solo questo: nel racconto del capodanno veneziano della giornalista, blogger e giudice di Ballando con le stelle Selvaggia Lucarelli, pubblicato dal quotidiano Domani, c'è comunque un innegabile spaccato di altre caratteristiche (chiamiamole così) poco lodevoli della città. Si inizia con quelle endemiche, come la nebbia («Al mio arrivo Venezia è sotto una coltre di nebbia così fitta che non escludo di essere uscita a Verona»), si continua con il trasporto acqueo e i suoi costi («Il tizio del taxi acqueo mi chiede 80 euro senza scontrino, sono indubbiamente a Venezia») e si chiude con il grande classico della ristorazione spennaturisti («Prenoto un cenone risarcitorio in un ristorante in centro. Costa come la caparra per il soggiorno in montagna»).

In mezzo, la Selvaggia nazionale prende anche il suo granchio: un post nella serata del 31 immortala una piazza San Marco deserta: Diciamo che a Piazza San Marco non c'è aria di festeggiamenti. Non in quel momento, però, perché le diecimila presenze contate a mezzanotte hanno sollevato polemiche a non finire. «Io non potevo saperlo, a quell'ora ero a cena - spiega Lucarelli - ma quella foto è stata comunque scattata all'una di notte (come testimonia l'orario della galleria del cellulare, ndr)».

 

Ma veniamo alla cena, appunto. «Ho prenotato in un ristorante storico, vicino a San Marco, e ho pagato 600 euro in anticipo». Il menù, per usare un eufemismo, non è stato soddisfacente. «L'antipasto è uno spiedino di piovra, in cui non si capisce, per consistenza, quale sia la piovra e quale lo spiedino. Seguono due tortelli con due vongole, dal sapore sorprendentemente equilibrato: non sanno di nulla né i tortelli né le vongole». Due non è un'unita di misura a modo di dire, ma il numero effettivo. «Praticamente ho pagato cento euro a tortello, non mi era mai capitato», aggiunge scherzando. Ma la mancanza più grave, quella che più ha dato fastidio, è che al ristorante nessuno le avrebbe chiesto di esibire il green pass. Mancanza ripetuta il giorno successivo in un secondo locale, in cui peraltro il personale non indossava le mascherine. Stessa situazione, medesima risposta: «Ci è sfuggito, siete gli unici a cui non l'abbiamo chiesto». Diciamo che non chiederlo proprio a una giornalista con una pagina da un milione e mezzo di follower, famosa anche per essere in prima linea nella crociata contro i novax, o è una sfortuna cosmica o non è la più arguta tra le mosse. Nel suo pezzo Lucarelli non cita i locali e non pubblica foto che li renda riconoscibili («ma non esiterò a cambiare idea in caso di tentativi di smentita», spiega).

«L'opinione di Selvaggia Lucarelli per me vale come quella di qualsiasi altro turista - commenta l'assessore al Turismo Simone Venturini - spiace che la sua esperienza sia stata negativa, devo considerare però anche i milioni di persone che tornano a casa innamorati della città. Mi pare abbia poco senso parlare male delle categorie e di Venezia senza citare questi locali: se non hanno chiesto di esibire il green pass andavano avvertite le forze dell'ordine. Preferiamo ricordare Lucarelli come giudice di Ballando con le stelle, mi pare che come travel blogger ci sia ancora del lavoro da fare. La invitiamo comunque a tornare: la aspettiamo e sapremo accompagnarla dai migliori osti della città».


 

Ultimo aggiornamento: 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA