«Così insegno in una scuola con alunni da dodici paesi»

Scuola multietnica: «Così insegno in una classe con alunni da 12 diversi Paesi»

di Raffaella Ianuale

VENEZIA - Gli insegnanti si fanno in tre, anzi in quattro o forse anche in cinque. Riescono a seguire una classe con bambini di diverse etnie procedendo con un unico programma, ma proponendo percorsi diversi a seconda del livello di conoscenza della lingua. «L’integrazione è maggiore quando gli alunni stranieri vengono inseriti nei primi due anni delle scuole primarie, si complica invece con il procedere delle classi» spiega Fausta Gimma, da vent’anni dietro ad una cattedra. Nelle sue parole il grandissimo lavoro richiesto ad un insegnante che lavora in classi multietniche.
Insegna alle scuole primarie dell’istituto comprensivo “Grimani” di Marghera: qui il sessanta percento degli studenti iscritti è straniero. La scuola accoglie infatti tra i propri banchi ragazzini provenienti da dodici diversi paesi. «Cina, Pakistan, Bangladesh, Kosovo, Turchia, Romania, Moldavia e via di seguito - prosegue Gimma - se arrivano piccoli raggiungiamo livelli buoni di integrazione, se giungono più grandi le dinamiche si complicano. I ragazzini notano di più le differenze: si guardano o criticano se una loro compagna viene a scuola con il capo coperto o se si portano per merenda alimenti diversi dai loro». In ogni caso c’è qualche aiuto a sostegno dell’insegnante. «Abbiamo i mediatori comunali del Comune e un primo corso di alfabetizzazione, di circa venti ore, finanziato dal Miur - dice la maestra - poi lo studente viene inserito in classe e per esperienza vediamo che l’integrazione maggiore avviene proprio dal contatto con i coetanei. Cerchiamo di lavorare per gruppi per agevolare lo scambio».
Tutto però si complica ulteriormente se un ragazzino arriva ad anno scolastico ormai avviato oppure se ne va e poi ritorna. «Se gli alunni iniziano a frequentare le lezioni a settembre si riesce a lavorare abbastanza bene - spiega - è più complesso invece se gli studenti stranieri vengono inseriti ad anno scolastico inoltrato. Poi ci sono i flussi: studenti che iniziano a frequentare, poi ritornano al paese d’origine con la mamma, mentre il papà rimane in Italia. E di seguito si ripresentano dopo un anno o due e perdono ogni forma di continuità». Il tipo di lavoro che un docente riesce a fare dipende pure dalla terra di origine del ragazzino: «Se arrivano dalla Romania e dalla Moldavia sono abituati a frequentare scuole simili alle nostre, se invece giungono da Pakistan e Bangladesh hanno un concetto della scolarizzazione diverso dal nostro».
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Venerdì 15 Dicembre 2017, 11:27






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5 di 9 commenti presenti
2017-12-16 20:38:19
questa non e' integrazione, ma islamizzazione... presumo che in questa scuola il presepe non si faccia e la Religione Cattolica non venga insegnata...
2017-12-16 13:04:01
Che Dio ci aiuti...
2017-12-16 06:17:34
chissa' il profitto come se ne avvantaggia!
2017-12-15 20:49:06
vi immaginate che geni usciranno da quella classe?
2017-12-16 13:11:42
Credo che il suo principale timore sia proprio che tra quei ragazzi escano, non dico dei geni, che al mondo sono pochi, ma anche solo delle belle teste. Mentre magari qualche veneto "sucon" nato nel "bombaso" si specializza in "sprisseti" con o senza oliva. Tutti quei ragazzi, fin da piccoli, hanno dovuto imparare una lingua diversa da quella che ascoltano in casa, hanno dovuto imparare ad adattarsi alla diversità, spesso hanno dovuto fare da interpreti fin da piccoli ai genitori. Alcuni di loro avranno la "fame" di cambiare il proprio destino e di dimostrare che valgono qualcosa agli ignoranti che vivono di pregiudizi. Provi andare nella Silicon Valley e vedere quanti cinesi, indiani, pakistani, polacchi, coreani, figli di immigrati poveri, oggi sono a capo di progetti di primo livello. Il signor Steve Wozniak, magari a lei dice poco, era figlio di immigrati polacchi di prima generazione. Satya Nadella, nato in India è CEO di Microsoft, e l'elenco sarebbe infinito. Tutto questo lo sanno anche i più zucconi, ma ci sono sempre delle eccezioni ....